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Solidarietà e sostegno alle delegate e ai delegati Fiom contro un atto burocratico grave

Comunicato comune
di Sinistra Anticapitalista
e Partito comunista dei lavoratori

Sono ben note a tutti le condizioni di sfruttamento esistenti nelle fabbriche della FCA che Marchionne ha imposto alle lavoratrici e ai lavoratori: ritmi massacranti e turni di lavoro insopportabili, ricatti, autoritarismo e repressione da parte delle direzioni aziendali.

Così come sono conosciuti i tentativi del capo della Fiat di mettere fuori gioco e dalla fabbrica la Fiom: il sindacato che – pur evitando erroneamente la necessaria unificazione di lotta degli stabilimenti- a lungo ha cercato di opporsi a questa offensiva padronale per difendere sacrosanti diritti e condizioni di lavoro decenti.

In questo contesto la stessa Fiom aveva indetto negli stabilimenti della Fiat al Sud degli scioperi per contrastare queste durissime condizioni di lavoro a partire dalla lotta contro gli straordinari al sabato comandati in alternativa alle necessarie assunzioni che l’azienda si rifiuta di fare.

La direzione Fiom ha però rinunciato rapidamente a questo percorso di resistenza anche di fronte a scelte che hanno sempre più privilegiato una ricomposizione unitaria con la Fim e la Uilm, da sempre subalterne ai desiderata e alle richieste delle aziende.

Non poteva essere questa la scelta dei lavoratori e dei delegati della FIOM che subiscono gli effetti della politica Marchionne direttamente sulla loro pelle e che, in piena continuità con la storia stessa della Fiom e del sindacalismo di classe e in un rapporto di fiducia, di rappresentanza diretta dei lavoratori e di legittima autonomia sui luoghi di lavoro, hanno continuato a indire gli scioperi il sabato contro lo straordinario come RSA eletti (negli stabilimenti Fiat non è possibile il voto per le RSU), contrastando con successo l’azione della direzione Fiat. Ma questo fatto è considerato intollerabile dai capi della Fca.

I delegati della Fiom hanno anche partecipato a una forma di coordinamento tra delegati e lavoratori dei diversi stabilimenti, appartenenti a diversi sindacati, sulla base del principio fondamentale, necessario ed inalienabile dell’unità dei lavoratori e delle lavoratrici contro il padronato. Una scelta peraltro pratica comune della Fiom e dei suoi delegati in diversi luoghi di lavoro.

Di fronte a questa capacità di iniziativa democratica e dal basso dei delegati e dei lavoratori i gruppi dirigenti della CGIL e della FIOM non hanno trovato di meglio che cercare di bloccare il percorso di lotta sanzionando i delegati interessati, con il pretesto di questo coordinamento intersindacale, come presunto atto di rottura con la Confederazione. Dapprima il Collegio Statutario della CGIL, senza sentire i lavoratori interessati, ha giudicato incompatibile la loro scelta con l’appartenenza alla Confederazione. Subito dopo il Comitato Centrale della Fiom, su indicazione e responsabilità del segretario Landini, con un atto che non ha precedenti, ha deliberato che questa sentenza non consentirebbe la presenza di queste compagne e compagni negli organismi di direzione della Federazione, e soprattutto che non possono più avere la possibilità di rappresentarla nei loro luoghi di lavoro. Si tratta di fatto di una minaccia di espulsione. A questi iscritti sono imposti solo i doveri e negati tutti i diritti, a partire da quello fondamentale per un militante sindacale, di organizzare la lotta dei lavoratori sulla base delle concrete condizioni presenti sul proprio luogo di lavoro.

E’ un atto burocratico grave. E’ una decisione che, inimmaginabile fino a poco tempo fa, non fa certo onore alla Fiom e alla sua storia e che suona come campanello di allarme di un percorso profondamente errato verso una normalizzazione burocratica d’apparato già ben presente nella FIM e nella UILM.

Ad essere colpito è proprio quello che in fondo più di tutti la Fiat teme: la capacità e la possibilità di costruire la lotta nelle fabbriche coinvolgendo i lavoratori dal basso. E questo è tanto più grave perché è in corso un attacco senza precedenti al movimento dei lavoratori. L’azione congiunta tra governi e padroni, dopo aver distrutto i diritti e le tutele garantite dallo Statuto dei lavoratori, punta oggi direttamente a colpire lo stesso diritto di sciopero.

Ai lavoratori e ai delegati della Fiom colpiti da un’assurda e ingiusta sanzione va tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà. Ci impegniamo a intraprendere tutte le iniziative necessarie per difendere i loro diritti.

Chiediamo alla direzione della Fiom, e al suo segretario Maurizio Landini, di ritornare sui suoi passi e non procedere oltre in una strada profondamente sbagliata.

Chiediamo a tutte e tutti i lavoratori e ai militanti sindacali di partecipare e di sostenere una vasta campagna di solidarietà con i delegati Fiom delle FCA.

Chiediamo a tutte le forze politiche e sociali che oggi giustamente denunciano le derive antidemocratiche nel nostro paese, di partecipare anch’esse a questa campagna di solidarietà perché in discussione è la stessa capacità del movimento sindacale e dei lavoratori di ritrovare gli strumenti organizzativi e politici per reggere l’offensiva reazionaria che le forze della classe dominante hanno scatenato contro il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori.

Leggi anche l’articolo “La Fiom dichiara incompatibile chi organizza lo sciopero”