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8 marzo? Tutto l’anno!

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L’8 marzo divenne giornata internazionale delle donne per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, frutto di dure lotte. La storia stessa dell’istituzione di questa data, frutto delle manifestazioni, delle lotte e e delle conferenze che si tennero in diversi paesi del mondo nei primi 20 anni del ‘900, è una una conquista del protagonismo delle donne.

Pensiamo che oggi quel ricordo sia più che mai attuale, nonostante la retorica di chi vorrebbe spiegarci che nella nostra società si sia finalmente affermata la parità dei sessi e quindi possa ritenersi chiusi la stagione del femminismo e il bisogno di riaffermare i principi che sono alla base di questa giornata.

La realtà è tutt’altro che questa! Basta vedere cosa è accaduto in questi giorni sul tema delle unioni civili, quando dopo settimane di discussioni e di polemiche, non si è voluto approvare il testo di legge Cirinnà che, tutt’altro che radicale, si limitava a prendere atto di una situazione esistente nella società. Con lo stralcio sulle adozioni e l’approvazione al Senato attraverso il meccanismo della fiducia, i partiti politici istituzionali hanno scritto una pagina vergognosa della nostra storia.

In un paese come il nostro, in cui ogni pur minimo avanzamento sui diritti sociali continua a scontrarsi con una morale retrograda e con il vergognoso ossequio della politica allo strapotere della chiesa, c’è eccome bisogno di femminismo! Ma a condizione certo che si esca dalle celebrazioni e si torni a lottare, non soltanto l’8 marzo, ma tutti i giorni tutto l’anno!

Lottiamo ancora per la nostra autodeterminazione: patriarcato e capitalismo sono ancora i pilastri su cui si basa l’oppressione della donna. Anche se in tante hanno preso coscienza e la condizione della donna è cambiata, non è cambiata la coscienza sociale che continua a relegare la donna, le sue scelte e il suo lavoro in secondo piano.

Lottiamo ancora per la nostra libertà: libertà di scegliere se e come diventare madri, libertà di scegliere sui nostri corpi e sulla nostra sessualità, libertà di non diventare oggetto di violenza, libertà nelle scelte lavorative senza che queste siano condizionate dalla nostra biologia.

Lottiamo ancora per i nostri diritti: per avere la stessa paga a parità di mansioni, per il diritto alla maternità sempre più messa in discussione e per una libera scelta su se, come e quando diventare madri, per il diritto alla pensione messo in discussione dalla legge Fornero.

E se in Italia qualcuno corre a coprire i corpi nudi delle statue greche per interessi economici, inchinandosi agli usi medioevali di paesi che non hanno nessun rispetto per i diritti umani e per le donne in particolare, vuol dire che, anche dal punto di vista culturale, c’è ancora tanta strada da fare e anche qui c’è ancora paura della nostra autodeterminazione, della nostra libertà, dei nostri diritti e dei nostri corpi, continuamente sottoposti al giudizio severo della morale e della chiesa e alle prese con una cultura patriarcale e maschilista di cui è impregnata la società, dalle aule dei tribunali alla televisione ai posti di lavoro.

Per questo siamo sicure che c’è ancora bisogno di femminismo e c’è ancora bisogno di lottare!

E NESSUNO CI PUO’ GIUDICARE!