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Grecia: due punti di vista sulla riforma delle pensioni

  • quello del ministro Giorgos Katrougalos e quello di Michel Husson, da Cadtm
     di Giorgos Katrougalos, Michel Husson, Romaric Godin
    «La nostra riforma delle pensioni si basa su principi di sinistra» (G. Katrougalos,
    ministro del Lavoro della Grecia)
    Intervista realizzata da Romaric Godin. – Il ministro greco del Lavoro, della Sicurezza sociale e della Solidarietà nazionale, Giorgos Katrougalos, spiega perché pensa che la sua riforma delle pensioni resta di sinistra, e perché spera che soddisferà i creditori.
    LA TRIBUNE – Qual è l’ambizione della riforma delle pensioni che presenterà al parlamento, poi ai creditori?
    GIORGOS KATROUGALOS – Il nostro progetto è ambizioso. Si tratta di razionalizzare un sistema molto frammentato basandosi su elementi di giustizia sociale. Le precedenti riforme avevano avviato delle fusioni di casse pensioni ma conservando le vecchie regole di calcolo. Quindi, la cassa principale, l’IKA, versa oggi delle pensioni basate su 930 diversi modi di calcolo. La fusione era quindi solo teorica e noi vogliamo armonizzare tutto questo creando una sola cassa con le stesse regole per i contributi e le prestazioni, sia nel pubblico che
    nel privato. È un cambiamento importante per la Grecia. Si tratta anche di ridurre i costi… Sì, la riforma punta anche ad avviare uno sforzo di riduzione dei costi. È un obbligo che ci è stato imposto dal Memorandum, ma che si impone comunque a qualsiasi governo responsabile. Il nostro obiettivo è stato di ridurre i costi
    proteggendo i più deboli. Creeremo quindi una prima pensione, denominata «pensione nazionale», che sarà finanziata dalle imposte e sarà versata a tutti quelli che hanno diritto alla pensione, dunque a quelli che hanno 15 anni di  contributi a partire da 67 anni, o 40 anni [di contributi] a partire da 62 anni. Il suo ammontare sarà fissato sulla soglia di povertà in Grecia, dunque 384 euro al mese. Al di là di questa base, i contributi finanzieranno un’altra parte della pensione. Penso che questo sistema si basa su due grandi valori di sinistra:
    l’uguaglianza e la giustizia sociale. È un esempio della nostra strategia dopo il compromesso di luglio con i creditori: rispettare i nostri impegni, anche quando sono contrari alle nostre idee, e neutralizzare i loro effetti includendovi delle riforme che inseriamo noi.
    Perché avere deciso di finanziare una parte della riforma con un aumento
    dei contributi?
    Il Memorandum ci obbliga a realizzare delle economie pari all’1% del PIL, ossia 1,7 miliardi di euro. Attualmente ci mancano 600 milioni di euro per raggiungere l’obiettivo. Per evitare una nuova riduzione delle pensioni, chiediamo ai creditori di accettare di finanziarle con aumenti dei contributi salariali e padronali. Il padronato greco ha accettato questa idea, perché ha capito che una riduzione delle pensioni avrebbe un effetto recessivo sull’economia. Il 52% delle famiglie greche riceve un aiuto da parte dei pensionati e la pensione media è già stata ridotta del 40%. Non ci sono più margini di manovra per nuovi tagli.
    Tuttavia, alcuni creditori potrebbero stimare che l’aumento dei contributi non è una «vera riforma»…
    Mi aspetto dei negoziati difficili perché alcuni dei nostri creditori restano in una posizione a volte ancora troppo ideologica. Ma l’aumento dei contributi è temporaneo, è previsto solo per tre anni, il tempo di migliorare il sistema di riscossione dei contributi, compito al quale stiamo lavorando. L’accordo del padronato dimostra anche che l’aumento del costo salariale non è considerato dalle imprese greche come un serio ostacolo alla ripresa. Il nostro progetto è molto elaborato e particolareggiato. Noi consideriamo i nostri creditori come dei partner, e credo che finiranno per riconoscere la qualità del progetto. In ogni caso, è fuori discussione per il governo greco ridurre ancora l’ammontare delle pensioni attuali.
    Alcuni hanno stimato che le future pensioni potrebbero perdere fino al 30% del loro valore rispetto all’attuale metodo di calcolo. Può confermarlo?
    Non è facile fare un confronto. Abbiamo posto soprattutto nelle nostre priorità i redditi dei più deboli e delle classi medie. Per queste categorie, il nuovo metodo di calcolo non introduce cambiamenti importanti. Del resto, con il rilancio dell’economia, le pensioni saranno aumentate, poiché il livello della pensione nazionale dipenderà dalla crescita.
     Alexis Tsipras ha cercato di basare la riforma su un’unità con gli altri partiti. Sembra che per il momento non ci sia riuscito, Le rincresce?
    In quanto ministro del lavoro non posso criticare i sindacati. Ma credo che questa riforma avrà un ampio sostegno, come dimostra il sostegno del padronato, in una questione che va, a priori, contro i suoi interessi
    immediati. Sembra che anche i sindacati non approvino il vostro progetto e chiamano allo sciopero…
    In quanto ministro del lavoro non posso criticare i sindacati. Ma in quanto Greco, mi augurerei che ci sia nel mio paese una migliore rappresentanza dei lavoratori.
    È preoccupato per la vostra maggioranza parlamentare su questo progetto?
    No perché, come le ho già detto, questo progetto serve due grandi valori della sinistra, la giustizia sociale e l’uguaglianza.
    Sei mesi dopo gli avvenimenti di luglio, come vede la «funzione» del governo greco nella politica europea?
    Noi continuiamo a pensare che ci sono due visioni diverse dell’Europa: l’Europa sociale e l’Europa dell’austerità. E noi vogliamo sempre presentare un paradigma alternativo all’ortodossia neoliberista. E del resto constatiamo che la dinamica sta cambiando, come dimostra il cambiamento della maggioranza in Portogallo. Sembra che la socialdemocrazia europea stia progressivamente riconsiderando la sua alleanza con le forze conservatrici. Quanto a noi, noi lavoriamo per una Grecia più prospera, ma la nostra lotta si iscrive nel quadro di una lotta pere un’Europa più sociale.
    Fonte: La Tribune
    Punto di vista di Michel Husson
    In quanto specialista di pensioni (piuttosto che membro della Commissione per la verità sul debito greco) ho ricevuto di recente un invito a partecipare a una riunione di lavoro su domanda dei ministri greci incaricati della protezione sociale (Athanasia Anagnostopoulou e Giorgos Katrougalos). Questi due ministri hanno l’incarico della preparazione di leggi, in particolare sulle pensioni e, mi si diceva, «vogliono un’ ampia consultazione per meglio resistere alle pressioni della Troika». Ecco la mia risposta, che spiega perché ho rifiutato di partecipare alla riunione.
    Katrougalos si era impegnato a sostenere i lavori della Commissione per la verità sul debito greco, [istituita] su iniziativa di Zoe Konstantopoulou, allora Presidente del Parlamento.
    Ma quando la scelta è stata di associarsi o no alla resa di Tsipras, ha deciso di allinearsi a una politica che aveva fino ad allora criticato, e di accettare di diventare ministro del Lavoro, dunque preposto alle «riforme strutturali». Per quanto ne so, non ha neanche protestato contro lo scioglimento della
    Commissione.
    Peraltro, il progetto di riforma delle pensioni richiesto dai creditori è stato loro consegnato qualche giorno fa, il 5 gennaio. Ma a questi non va bene, e nemmeno al governatore della Banca di Grecia che pensa che gli aumenti dei contributi (1 punto per i datori di lavoro e mezzo punto per i salariati) nuoceranno alla competitività dell’economia greca. E questo malgrado una divisione a metà del minimo di vecchiaia.
    La presunta volontà di «resistere al meglio alle pressioni della Troika» è una favola, lo scorso novembre Tsipras aveva già ceduto, ritirando un modesto «programma parallelo», di fronte alla minaccia dei creditori di non effettuare l’ultimo versamento previsto per il 2015.
    Senza dubbio io sono particolarmente sensibile a queste questioni (per avere partecipato ai lavori della Commissione per la verità) in ogni caso non mi sembra possibile avallare una politica che si limita a simulare la resistenza.