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Roma città antiliberista e anticapitalista

Appello della Rete romana antiliberista e anticapitalista

La giunta Marino, insediatasi a giugno del 2013, a fronte di una limitata partecipazione al voto e dopo aver vinto in ogni Municipio della città, si è dimostrata del tutto funzionale alle politiche di austerity imposte dal patto di stabilità, dal pareggio di bilancio, dall’applicazione ferrea del piano di rientro imposto con il cosiddetto “Decreto salva Roma”, attraverso tagli ai servizi, processi di privatizzazione, attacco al salario ed ai diritti dei lavoratori, oltre che sfratti e sgomberi, accompagnati alle solite concessioni alla speculazione cementizia, come nel caso dello stadio della Roma: questi gli elementi caratterizzanti di questa giunta.

Neanche sul versante delle politiche rivolte ai rom e ai rifugiati la giunta è stata capace di rompere nettamente col passato. Al di là delle buone intenzioni e di progetti assai tardivi, ha addirittura incrementato gli sgomberi forzati dei campi-rom e, più in generale, ha perpetuato discriminazione nonché segregazione sociale e spaziale della popolazione rom e sinti, oltre tutto sprecando ingenti risorse pubbliche, come nel caso del famigerato “Best House Rom”. Lo stesso approccio di tipo emergenziale ha caratterizzato le politiche per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti-asilo. Insomma, la giunta Marino si è rivelata del tutto inadeguata ad amministrare una città complessa come Roma, già duramente colpita al cuore dalla gestione fascio-mafiosa della giunta Alemanno, rimanendo anzi in parte coinvolta nell’inchiesta di Mafia Capitale.

Questa giunta, che avremmo voluto veder cadere sotto la spinta della mobilitazione contro le sue politiche liberiste, è invece finita per l’azione di lento logoramento messo in atto da Renzi, attraverso un primo rimpasto ed un successivo “commissariamento di fatto”, durante uno scontro di potere tutto interno al partito democratico, di cui Renzi e Marino risultano due esponenti di rilievo, entrambi candidati alla guida del P.D. durante le ultime primarie.

La congiura di palazzo, vinta dal presidente del Consiglio Renzi, ha aperto la strada a un commissariamento non ordinario, a partire dalla scelta, dichiaratamente clientelare e di fidelizzazione, di lasciare in vita i 15 minisindaci ed i loro consigli, per portare la nostra città al voto amministrativo entro il prossimo maggio 2016, salvo che ancora una volta Renzi non decida diversamente, per evitare una probabile débâcle da parte del suo stesso partito e dei suoi alleati.

Questo ci consegna una città ridotta allo stremo, dove le realtà sociali e politiche di classe sono frammentate e ridotte in un angolo alla strenua ricerca di resistere alla propria sconfitta. In questi anni le lotte coraggiose intraprese da alcuni sui luoghi di lavoro sono rimaste isolate a hanno subito arretramenti e sconfitte. Al tempo stesso non si è riusciti a costruire una risposta di unificazione dei conflitti per la pubblicizzazione della gestione idrica e contro i processi di privatizzazione in atto nei confronti delle aziende del Comune di Roma, Atac, Ama, Farmacap, Assicurazioni di Roma. Gli spazi culturali, quali esperienze germogliate, al centro come nella periferia della città, hanno subito, uno alla volta, la capitolazione in nome della legalità borghese che ha ridotto gli spazi di democrazia. Stessa sorte è spesso toccata agli spazi sociali e alle vertenze ed occupazioni per il diritto all’abitare.

L’eredità lasciata dalla giunta Marino responsabile di queste politiche, defenestrata dalla congiura di palazzo del presidente del consiglio Renzi e da parte del partito democratico è ancora più funesta. Un’eredità fatta di una gestione emergenziale prefettizia che, ai tempi della crisi economica e dell’emergenza antiterrorismo, sotto la guida della borghesia reprime diritti sociali e civili e restringe il campo della democrazia e del dissenso.

Questo “nuovo modello Roma”, non accetta mediazioni sociali, come l’esperienza greca e portoghese hanno insegnato, un modello che accompagna la necessità di applicare politiche di austerity attraverso la repressione del dissenso di chi resiste.

Un nuovo modello al quale la rete romana antiliberista e anticapitalista vuole opporsi insieme con tutti coloro che vogliono operare un reale cambio di passo nella costruzione di un’alternativa, che va ricercata in sintonia con quella sinistra politica e sociale impegnata in questi anni contro le giunte di centro destra-centro sinistra.

La rete romana antiliberista e anticapitalista s’impegna nella costruzione di uno spazio politico pubblico, caratterizzato da forte discontinuità con improvvisati cartelli elettorali di stampo moderato, spesso solo utili al tentativo di sopravvivenza delle burocrazie di piccoli apparati di partito.

Un percorso dove sarà indispensabile mobilitare le realtà territoriali per la costruzione di uno spazio politico dichiaratamente contro il patto di stabilità, costruito e contaminato da rapporti con le altre forze politiche, sociali, sindacali di classe e associative disponibili.

Sarà nostra cura intraprendere da subito in questa precisa prospettiva, attraverso uno sforzo propositivo unitario, in primis verso tutte le soggettività politiche, movimenti e piattaforme di lotta della città che in questi anni hanno lottato sul tema della casa, delle privatizzazioni e dei servizi pubblici, della difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti e dei precari/e e che hanno praticato un’opposizione politica e sociale contro la gestione Marino, Renzi, Gabrielli e Tronca che, in modi differenti, incarnano tutti l’applicazione delle politiche di austerità imposte dalla BCE.

Uno spazio politico utile alla costruzione di un programma per temi, da costruire collettivamente, per un’idea di città che rompa con i dettami delle barbarie imposte dal capitalismo con guerre e austerità.

Una città capace di mettere in discussione il ricatto del Debito e di rompere unilateralmente con il Patto di Stabilità interno che grava sulle politiche di bilancio del Comune di Roma, impedendo politiche sociali che redistribuiscano verso il basso le risorse pubbliche, dove si ponga fine ad ogni finanziamento delle scuole dell’infanzia private; una città che istituisca una Patrimoniale comunale e una tassa di scopo sulle grandi ricchezze per re-internalizzare immediatamente tutti i servizi sociali, costruendo un nuovo modello di governance partecipativo; una città dei servizi pubblici per tutti e tutte, erogati attraverso municipalizzate, bloccando ogni privatizzazione e ri-pubblicizzando tutte le aziende ex municipalizzate, applicando il risultato del referendum del 2011; una città per la stabilizzazione dei precari/e; una città che promuove un fondo per il rilancio dell’edilizia residenziale pubblica, una Roma che sia in grado di dare un sostegno ai redditi più bassi per lavoratori dipendenti, precari/e e disoccupati/e ed alle loro famiglie; una città, inoltre, attenta alle nuove forme di lavoro e ai diritti che questi rivendicano.

Per una città, infine, in grado di respingere la “politica dei campi” attraverso la chiusura progressiva delle strutture segregative definite ipocritamente “villaggi della solidarietà”, dove centrale è l’accesso a percorsi d’inclusione abitativa e sociale delle famiglie rom e sinti, come previsto dalla Strategia Nazionale d’Inclusione di Rom, Sinti e Camminanti, dove si costruisca un sistema di accoglienza dei richiedenti-asilo e dei rifugiati, in favore di politiche efficaci che non si limitino alla prima assistenza, ma che ne tutelino realmente i diritti fondamentali e l’inclusione sociale mediante un sistema di accoglienza diffusa e integrata nel territorio.