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Mondializzazione capitalista, imperialismi, caos geopolitico e rispettive implicazioni

di Pierre Rousset

Le borghesie statunitensi e britanniche, hanno prima imposto politiche neoliberiste e antisociali (sotto Reagan e Thatcher) poi, un quarto di secolo fa, l’implosione dell’Urss ha consentito che la mondializzazione raggiungesse la sua dimensione piena. Tale decollo non ha dato origine a un modello internazionale stabile, ma a una situazione cronicamente caotica. Alcuni imperialismi tradizionali non hanno interrotto il proprio declino, mentre si affermano nuove potenze capitaliste, riaccendendo rivalità geopolitiche. In molti paesi e regioni, l’universale violenza dei diktat neoliberisti è sfociata nella decomposizione del tessuto sociale, in acute crisi di regime, o in sollevazioni popolari, ma anche in pericolosi sviluppi controrivoluzionari. L’espansione del capitalismo in Russia e in Cina ha impresso un’ulteriore frustata alla crisi ecologica mondiale – soprattutto al surriscaldamento climatico – cui molte popolazioni stanno sin d’ora pagando un pesante tributo.
Abbiamo cercato in passato di valutare le implicazioni politiche della mondializzazione capitalistica. A distanza di qualche tempo e con l’accelerazione degli sconvolgimenti geopolitici, è ormai indispensabile ritornarvi sopra.

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