In evidenza

Svizzera, l’Altro Davos

Contro-conferenza al Forum Economico Mondiale (WEF) di Davos

Il Forum Economico Mondiale (WEF) si tiene ogni anno a gennaio, a Davos. Questo incontro riunisce dirigenti di grandi multinazionali, politici influenti e rappresentanti delle principali istituzioni internazionali (FMI, OMC, BCE, ecc…). Il Forum Economico Mondiale è un organismo  importante per la diffusione dell’ideologia e delle misure neoliberiste, essendo utile anche a tessere relazioni tra i potenti.

Sotto lo slogan “impegnarsi per migliorare lo stato del mondo”, gli organizzatori e i partecipanti al Forum Economico Mondiale tentano di far credere all’opinione pubblica che essi sarebbero veramente interessati a offrire una risposta ai principali problemi che affronta la maggioranza della popolazione su scala mondiale. Mentre sono gli stessi rappresentati dell’ordine economico, sociale e politico mondiale che sono alla testa di un sistema che genera povertà, sfruttamento delle popolazioni e delle risorse naturali, e le diverse oppressioni (nazionali, di genere, di razza, ecc…). La crisi sociale ed economica della società capitalista si traduce in regressioni materiali e umane massicce subite dagli strati  salariati e già pauperizzati dei paesi della periferia, ma anche con la disoccupazione, le diseguaglianze, la precarietà e gli attacchi alla sicurezza sociale che progrediscono tra le lavoratrici e i lavoratori in Europa e negli Stati Uniti. A questo bisogna aggiungere le condizioni di sfruttamento. Invece la ricchezza e il potere si concentrano in cerchie sempre più ristrette. Le classi dominanti hanno sempre meno scrupoli a difendere i loro interessi in giro per il mondo, a costo di seminare la miseria e la guerra. Ma le contraddizioni in seno alla società suscitano anche un malcontento che si esprime periodicamente attraverso lotte sociali, traducendo la forza collettiva degli strati oppressi e sfruttati. Queste diverse forme di resistenza fanno apparire prospettive emancipatrici per cambiare il mondo, e descrivono i contorni di un’altra società.

Il Mouvement pour le socialisme / Bewegung für den Sozialismus / Movimento per il socialismo (BFS/MPS) organizza una conferenza politica che dovrebbe chiarire degli  aspetti di un mondo che camuffa l’operazione del Forum Mondiale dell’Economia: l’Altro Davos, che si terrà il 22 e 23 gennaio 2016. L’obiettivo dell’Altro Davos è creare un luogo per contestare il Forum Mondiale dell’Economia, per opporre alle ragioni dei potenti le nostre idee internazionaliste e l’organizzazione collettiva dal basso. Noi vogliamo riunire gli attivisti delle lotte sociali delle diversi parti del mondo, per tenere dibattiti e aprire prospettive comuni e percorsi per attività che traducano i bisogni effettivi della maggioranza sociale.

***

Venerdì 22 gennaio 2016 (18:00 – 22:00) – sabato 23 gennaio 2016 (10:30 – 20:00)

Volkhaus, Stauffacherstrasse 60, 8004 Zurigo, Svizzera

Festa e pasti

Sabato 23 gennaio 2016 dalle 20:00 presso Provitreff, Sihlquai 240, 8005 Zurigo

Mostra Fotografica

Documentazione fotografica della lotta di Kobane e della vita quotidiana in Palestina a Volkshaus (primo piano)

Organizzato da

Movimento per il socialismo (BFS/MPS)

Le conferenze e  i workshop si terranno  in tedesco, inglese o francese e saranno tradotti in altre lingue. Partecipazione benvenuta ai contributi. Si accettano contributi volontari alle spese. Versamenti con causale “Altro Davos” al Ccp 85-507861-5

***

Programma

Venerdì sera, 18:00 -22:00, sala blu

Prospettive delle lotte sociali

Il Forum economico mondiale (WEF) 2016 ha luogo in un contesto socio-economico attraversato da diverse turbolenze mondiali, in seguito alla profonda crisi economica cominciata nel 2008. L’ordine mondiale e sociale mondale resta molto instabile, questo si traduce in rivolte e lotte sociali in numerosi paesi.

Il movimento #BlackLivesMatter che è emerso negli Stati Uniti è salito agli onori della cronaca lo scorso anno. È la più importante rivolta degli Afro – americani dopo gli anni 70. Importante, il movimento ha permesso di mettere davanti sulla scena la questione dell’oppressione strutturale basata sul colore della pelle. Denuncia anche gli omicidi polizieschi contro decine di giovani Neri e aumenta la presa di coscienza di una parte della società statunitense dell’esistenza di un razzismo strutturale e di ineguaglianze sociali.

Anche in Europa, sono sorti dei movimenti sociali in diversi paesi. Nel sud dell’Europa, talvolta, la mancanza di prospettive politiche indebolisce i movimenti che hanno oggi la tendenza a trovare come sbocchi soltanto delle proiezioni, più o meno forti, di ripartire a sinistra della socialdemocrazia. L’esperienza di Syriza dimostra i limiti posti ai progetti di governo di sinistra che rispettano i diktat delle istituzioni europee e gli attacchi dell’oligarchia nazionale. La resistenza a questa politica ha fatto nascere Unità Popolare e la mobilitazione sociale comincia a svegliarsi nuovamente.

Nello Stato Spagnolo, il movimento Podemos e gli altri raggruppamenti nelle grandi città cercano di dare uno sbocco positivo alle aspirazioni popolari e dei lavoratori dipendenti. Essi lo fanno per mezzo dell’azione diretta (Marce della dignità, Maree, ecc…) e di battaglie politiche, compresa anche quella parlamentare. Nello Stato Spagnolo si combinano: delle questioni nazionali (Catalogna, Paesi Baschi), la messa in discussione della costituzione del 1978 che ha instaurato una certa continuità con il regime franchista, la difesa dei diritti democratici (contro le leggi repressive) e le rivendicazioni sociali che sboccano non solo nell’opposizione alle politiche neoliberiste (attuate prima dal PSOE e dopo dal Partito Popolare), ma anche sulle logiche del sistema capitalista in questa fase della globalizzazione.

Il Forum Mondiale Economico nel contesto globale

Con attivisti del MPS/BFS

Lotte antirazziste negli Stati Uniti

Con Haley Pessin e Julia Guerrero (attivisti di #BlackLivesMatter e militanti dell’International Socialist Organisation – ISO a New York)

Prospettive politiche in Grecia e nello Stato Spagnolo

Con John Milios (economista e militante di Unità Popolare ad Atene) e Isabel Serra (militante di Anticapitalistas e deputata di Podemos della Comunità autonoma di Madrid)

Sabato mattina 10:30 – 13:00

Workshop sala blu: Lotte delle popolazioni nere negli Stati Uniti: #BlackLivesMatter

Se la schiavitù appartiene al passato, l’oppressione strutturale della popolazione afro-americana non è mai cessata. Le persone di colore percepiscono in media il 30% in meno di salario, e hanno più rischi di essere imprigionati o anche di essere uccisi in mezzo alla strada dalle forze di polizia: Trayvon Marvin, Eric Garner, Michael Brown et Freddie Gray non sono che qualche nome di una lunga lista. Dalla storia all’attualità, due attivisti parleranno del movimento #BlackLivesMatte, partendo dalle discriminazioni strutturali di massa che colpiscono le popolazioni nere degli Stati Uniti, spiegando perché la resistenza afro-americana è un elemento chiave delle lotte sociali più larghe negli Stati Uniti.

Con Haley Pessin et Julian Guerrero (attivisti di #BlackLivesMatter e militanti dell’International Socialist Organisation – ISO a New York)

Workshops sala 20: La politica migratoria: una macchina di precarizzazione. Quali resistenze?

Il salario medio lordo svizzero è di 6118 franchi. Invece, il divario tra i salari non cessa di crescere. La debolezza, per non dire l’inesistenza di diritti sindacali, permette al dumping salariale di farla da padrone. Il divieto di lavorare dei richiedenti asilo facilita il lavoro nero pagato delle briciole. Gli “aiuti” dati ai richiedenti asilo, che non superano i 400 franchi, creano l’illusione di un “minimo vitale” e giustificano dei salari da miseria. I politici che piangono per  un’ integrazione insufficiente dei migranti sono gli stessi che rifiutano i corsi di lingua ai rifugiati. I centri per richiedenti asilo sono pieni zeppi e servono sempre più  a controllare le persone. Quelli che provengono da paesi considerati “sicuri”, ad esempio le popolazioni Rom e della Georgia, sono rimpatriate in 48 ore. Ma il flusso migratorio e il discorso razzista che l’accompagna suscitano delle resistenze. In Svizzera anche, l’indignazione che attraversa il continente di fronte alle migliaia di morti alle frontiere dell’Europa si è espressa nelle strade, che raccoglie migliaia di persone che manifestano la loro rabbia, la loro frustrazione e la loro tristezza, ma anche la loro solidarietà. Quando il cantone di Ginevra a voluto rialloggiare i richiedenti asilo di un centro in ripari sotterranei  lo scorso anno, le proteste episodiche si sono trasformate in un largo movimento capace di manifestare quotidianamente. Questo seminario tratterà dell’analisi i flussi migratori e sarà l’occasione di condividere le esperienze di lotta per disegnare una prospettiva alternativa.

Con Alain Morice (ricercatore al CNRS, università di Parigi Diderot, Francia e membro della rete Migreurop), un attivista di Kritnet (rete critica di ricerca nelle migrazioni) a Zurigo e un’attivista del movimento No Bunkers! di Ginevra.

Workshop sala 22: La Grecia e lo Stato Spagnolo: quali risposte alle brutali politiche di austerità?

Il 25 gennaio 2015, la popolazione greca ha eletto un governo collocato a sinistra della socialdemocrazia, per la prima volta dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Le speranze suscitate da queste elezioni saranno rapidamente deluse. Il governo di Syriza firmerà, il 13 luglio contro lo spirito del referendum popolare del 5 luglio, un nuovo accordo sul programma di austerità con i suoi “creditori”, malgrado le dichiarazioni del governo anteriori che escludevano un tale passo. Nello Stato Spagnolo, l’arrivo della nuova forza di sinistra Podemos scuote il panorama politico. Ma qual è l’avvenire di questa formazione politica? Quali prospettive proponevano i governi di sinistra? Quali prospettive di lotta possiamo costruire contro l’austerità? Come organizzare la solidarietà internazionale?

Con John Milios (economista e militante di Unità Popolare ad Atene), Isabel Serra (militante di Anticapitalistas e deputata di Podemos à Madrid) et Julia Cámara (militante di Anticapitalistas a Saragozza)

Workshop sala 24: Trattato di libero scambio: resistenza contro TTIP e TISA

I paesi industrializzati più potenti negoziano attualmente diversi trattati di libero scambio. L’obiettivo di questi accordi è aprire nuovi campi di investimento e di sbocco redditizi per le multinazionali. L’accordo TISA, che cerca di far avanzare la privatizzazione dei servizi, e i TTIP (Trattato transatlantico sul commercio e l’ investimento), avranno delle conseguenze drammatiche per i lavoratori. Il potere delle multinazionali sulle popolazione aumenta in maniera massiccia. Bisogna imperativamente costruire una resistenza sociale larga per fermare il deterioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro.

Con attivisti del MPS/BFS Giovani Zurigo

Sabato pomeriggio 14:30 – 17:00

Workshop sala blu: Né Assad, né Daesh: quale avvenire per Siria e Rojava?

Il sollevamento della popolazione siriana contro il regime dittatoriale di Assad, a partire da marzo 2011, si è trasformato in una guerra civile in seguito alla dinamica repressiva di una brutalità inaudita del regime. Molto presto, differenti potenze e interessi sono intervenuti (Iran, Hezbollah, Russia, Stati Uniti, Francia, ecc…).  Mentre il regime continua a bombardare e a torturare le popolazioni civili (di cui la metà è sfollata all’interno e all’esterno del paese) e Daech persegue l’istaurazione di un “califfato”, la resistenza curda nel nord del paese prosegue.

Il seminario sarà l’occasione di discutere delle prospettive in Siria, della situazione dei rifugiati e della necessità di costruire dei ponti tra le acquisizioni del progetto del Rojava e le forze progressiste della Siria tutta.

Con Joseph Daher (attivista siriano, Università di Losanna, SolidarietèS) e Christian Zeller (specialista in geografia economica e professore all’università di Salisburgo)

Workshop sala 20: Antirazzismo e antifascismo in Germania e in Svizzera

Lo scorso anno, con la comparsa del movimento #RefugeesWelcome si è operato uno spostamento nel discorso pubblico, che è apparentemente passato dalla xenofobia alla solidarietà e all’aiuto reciproco. Durante questo periodo, la Germania ha tuttavia conosciuto centri di asilo incendiati praticamente ogni settimana, e la Svizzera ha visto dei “cittadini inquieti” scendere in strada per protestare contro la creazione dei centri. La crescita del movimento Pegida favorisce la diffusione, tra gli altro  attraverso ambienti neonazisti, di idee razziste.

Il seminario farà una panoramica dei movimenti tipo Pegida in Germania e in Svizzera per ricollocarli nel loro contesto sociale.

Con attivisti di Berlino e del MPS/BFS Zurigo

Workshop 14:30-17:00 sala 22: Lotte nel settore pubblico in Europa

Il settore pubblico, in particolare quello dell’educazione e della formazione, è duramente colpito dalle politiche in atto in Europa. Le condizioni di lavoro dei salariati del settore pubblico peggiorano continuamente, come la qualità del sistema di formazione. Nella primavera del 2015, l’Italia ha visto proteste e scioperi di grande ampiezza da parte del personale insegnante e degli studenti, in opposizione al progetto neoliberista “Buona Scuola” del governo Renzi. In Germania, decine di migliaia di slariati degli asili e delle scuole hanno scioperato per ottenere migliori condizioni di lavoro, a volte anche indipendentemente dalla politica timida degli apparati sindacali.

Queste lotte costituiscono i punti di partenza per discutere collettivamente del sistema di formazione e della resistenza internazionale contro l’austerità.

Con Mag Wompel (sociologa del lavoro e attivista della piattaforma d’informazione sindacale LabourNet a Bachum) e Chiara Carratù (insegnante e militante di Sinistra Anticapitasta a Torino)

Workshop sala 24: Ecosocialismo: un asse per uscire dalla crisi climatica?

In maniera molto evidente, il degrado ambientale non sarà stoppato dalla “conferenza del clima”, né dal COP 21 di dicembre 2015 a Parigi, o dalle etichette bio. Infatti, questi approcci non rimettono in discussione le basi del modo di produzione capitalista all’origine di questa crisi. Come ripensare il legame degli esseri umani tra loro e con la natura, facendo leva sulla democrazia e l’autodeterminazione, per trovare delle risposte alla crisi climatica? Quali prospettive ecosocialiste?

Con attivisti MPS/BFS Bâle e del Nouveau Parti anticapitaliste (NPA) in Francia

 

Sabato sera: 18:00 – 20:00, sala blu

Lotte e resistenza in un contesto di crisi e di guerra

Le “primavere arabe” sono cominciate 5 anni fa. Cacciando i dittatori di diversi paesi del Vicino e Medio Oriente, i sollevamenti popolari hanno disegnato i contorni dei movimenti democratici.

La controrivoluzione non si è fatta attendere: in Egitto l’esercito è tornato al potere con un colpo di stato e in Libia differenti gruppi rivali ancora oggi si contendono il potere, precipitando il paese nel caos. In Siria il dittatore Assad e i suoi complici si aggrappano al potere con una repressione che ha fatto centinaia di miglia di morti, milioni di rifugiati, distruzioni e la tortura estrema di decine di migliaia di prigionieri. Dopo aver rifiutato di sostenere la popolazione che lottava contro la dittatura da marzo 2011, le potenze imperialiste occidentali si sono ritrovate a fianco delle monarchie reazionarie della regione, ai regimi autoritari di Iran, Turchia e quello di Putin per mettersi d’accorso che Bachar El-Assad è un elemento della pretesa “transizione democratica”. Le differenze d’interesse non impediscono loro di mettersi d’accordo su questo punto per salvaguardare “la stabilità regionale” e di alzare muri contro chi arriva a chiedere asilo. Ma, questa politica come quella del regime degli Assad, congiuntamente, ai disastri dell’intervento degli stati Uniti in Irak hanno creato le condizioni dell’aumento del l’ultra reazionario e criminale Stato Islamico (Daesh)

In questo contesto, le forze emancipatrici e democratiche fanno fronte a grandi difficoltà. Esse sono regolarmente attaccate dalle forze reazionarie. Le organizzazioni, o quel che ne resta, si confrontano con l’emergenza e la sofferenze e si battono per affrontare i bisogni più urgenti. Allo stesso tempo, si assiste in Turchia al ritorno terribile della guerra civile. La lotta vittoriosa dei Curdi contro le bande criminali di Daech fa temere alla Turchia un aumento del movimento di liberazione curdo compreso il Kurdistan del Nord. La risposta del governo turco consiste in attacchi brutali con l’esercito, colpendo non solo il movimento curdo ma anche più ampiamente la sinistra in Turchia, in particolare l’HDP che deve far fronte alla repressione. Una Turchia che accoglie anche due milioni di rifugiati che hanno lasciato la Siria dopo la guerra, con molte speranze di stabilirsi in Europa. Il cerchio si chiude, con decine di interventi imperialisti degli stati uniti e dei paesi dell’Europa in questa regione del globo, che provocano la fuga di milioni persone a causa della guerra e delle distruzioni.

Cinque anni dopo le “primavere arabe”

Con Julien Salingue (dottore in scienze politiche, specialista della Palestina e del Medio – Oriente, militante del Nouveau Parti anticapitaliste a Parigi)

Lotte di classe e forze reazionarie in Turchia

Con Utku Uraz Aydin (insegnante all’università, sindacalista e redattore della rivista Yeniyol a Istanbul)

Movimenti migratori e crisi in Europa

Con Alain Morice (professere presso l’universita di Paris Diderot e membro dell’organizzazione dei migranti Migreurop)