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A fianco dei palestinesi, contro l’occupazione

Comunicato dell’Esecutivo nazionale di Sinistra Anticapitalista

Di Palestina ci si accorge solo quando vengono feriti o uccisi degli israeliani. Avvalorando la tesi di Netanyahu, i principali organi di informazione italiani giudicano l’escalation di attacchi palestinesi come azioni terroristiche che non hanno alcun legame con le politiche dello Stato di Israele nei territori occupati e a Gerusalemme.

E oggi il premier israeliano, anche per consolidare attorno a sé in un’alleanza antiaraba la destra mondiale, cerca di costruire una incredibile montatura revisionista, cercando di assolvere il nazismo e attribuendo ai palestinesi la responsabilità della shoa.

La quotidianità della Palestina non fa per nulla notizia. Sono, infatti, anni che i palestinesi vivono sotto occupazione militare, costretti a subire la politica espansionista e repressiva dello Stato d’Israele, la progressiva colonizzazione, l’esproprio delle loro terre, le vessazioni e violenze dei coloni e dell’esercito israeliano, il blocco e gli attacchi su Gaza, i continui arresti di chi resiste, la demolizione delle loro case.

Di fronte alla violenza e ai soprusi quotidiani propri di un sistema di dominio coloniale, come ha ribadito la giornalista israeliana Amira Hass, “i giovani palestinesi non assassinano ebrei in quanto ebrei, ma perché noi siamo i loro occupanti, i loro torturatori, siamo quelli che li imprigionano, i ladri della loro terra e della loro acqua, siamo quelli che li mandano in esilio, i demolitori delle loro case, quelli che gli negano un futuro. I giovani palestinesi, disperati e vendicativi, desiderano morire e procurano alle loro famiglie grandi sofferenze perché il nemico che hanno di fronte dimostra ogni giorno che la sua malvagità non ha limiti”.

Senza dubbio siamo di fronte ad una reazione fatta di atti individuali, senza alcun coordinamento né alcuna strategia politica, non controllata dalle principali forze politiche palestinesi. Ciò è comprensibile. Tra le giovani generazioni palestinesi regna il senso di frustrazione dovuto anche all’impotenza dell’Anp (Autorità Nazionale Palestinese), impegnata da tempo a negoziare e a raggiungere un improbabile accordo con il governo di Israele che avvalla la continua espansione delle colonie in Cisgiordania e a Gerusalemme.

Di fronte alle ripetute violazioni di Israele lo stesso presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese aveva annunciato il 30 settembre a New York, di fronte all’assemblea dell’Onu, che non si sentiva più impegnato a rispettare gli accordi di Oslo. La rottura, in realtà, non c’è stata: in particolare permangono i rapporti con Israele in materia di sicurezza a garanzia dell’occupazione, vale a dire il coordinamento delle forze di polizia palestinesi con quelle israeliane.

Lo stallo del “processo di pace” non deve, d’altro canto, stupire. Il fallimento era già inscritto nello spirito e nella lettera degli accordi di Oslo del 1993, che non hanno rotto con le logiche coloniali all’opera nei territori palestinesi da decenni e che puntano, in realtà, ad una riorganizzazione del dispositivo di occupazione israeliana Finalizzata al controllo di larghi settori della Cisgiordania e a cooptare gran parte dei gruppi dirigenti palestinesi.

Ora, l’obiettivo di Netanyahu è chiaro: costringere i palestinesi a rinunciare a tutte le loro aspirazioni nazionali, la perpetuazione di un sistema di dominio e di oppressione contro i quali i palestinesi, dispersi in riserve “indiane” – non avranno il diritto di ribellarsi e insorgere.

Questo è inaccettabile. La rivolta e la resistenza dei palestinesi per l’affermazione dei propri diritti è legittima.

Per queste ragioni Sinistra Anticapitalista si impegna a costruire la più ampia mobilitazione a sostegno della lotta del popolo palestinese. Denuncia, inoltre, il governo Renzi che, rinnovando la cooperazione civile e militare con il governo di Israele in nome della lotta all’Isis, mira a legittimare questo sistema coloniale.