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Solidarietà all’Asilo di Napoli

Una vigliaccata intimidatoria. È l’unica definizione possibile per gli attacchi vandalici che l’Asilo di Napoli
ha subito nottetempo ai suoi locali nel corso dell’ultima settimana.
La vandalizzazione dell’Asilo è un attacco non solo ai compagni e alle compagne che animano
quotidianamente questo spazio aperto e plurale, vero e proprio centro di aggregazione di artisti di ogni
disciplina, militanti politici delle più diverse organizzazioni e dei più svariati collettivi, semplici cittadini e
cittadine alla ricerca di esperienze che non siano la semplice fruizione passiva di un piatto precotto,
bensì condivisione in prima persona e sperimentazione di pratiche culturali di disincanto dal feticismo
della merce, ma anche a tutte e tutti coloro che di questo spazio hanno usufruito, contribuendo a far
vivere e a creare una comunità di donne e uomini resistenti.
Resistenti al triste spirito dei tempi, resistenti al conformismo di mercato, resistenti alla frammentazione
individualistica, resistenti alla supposta “naturalità” dell’impoverimento di massa, dell’erosione dei
diritti della classe lavoratrice, della distruzione dei servizi pubblici, dell’uso privatistico dello spazio
pubblico, dell’oppressione delle donne e delle persone LGBTQ, della distruzione dell’ambiente.
Queste compagne e questi compagni provano anche a ridefinire, nel conflitto quotidiano, lo statuto e la
pratica dello spazio pubblico, del bene comune, e della democrazia dal basso in contrapposizione a quel
simulacro di finzione in cui si è tramutata la democrazia rappresentativa. Una riflessione difficile, ostica,
spesso spigolosa, ma che sta aprendo ulteriori spazi di discussione e sperimentazione comuni.
C’è a chi tutto questo dà fastidio. C’è chi vorrebbe che il territorio metropolitano continui a riprodurre le
sue gerarchie, diviso tra ricchezza smodata da una parte, vecchie e nuove povertà dall’altra, martoriato
dall’assenza di prospettive di vita per la grande massa delle persone, chiuso nella solitudine individuale e
nell’abbandono di interi quartieri. C’è chi vorrebbe ancora una metropoli terra di conquista di poteri
antichi e meno antichi, in un’ oscena commistione tra la burocrazia dei poteri “pubblici” e quelli privati,
in un’orgia di clientelismo disgregante e atomizzante.
L’Asilo ne rappresenta l’antitesi. E, insieme alle altre esperienze di autogestione di spazi liberati a Napoli,
è un ingrediente importantissimo di una possibile controffensiva in città, e un esempio anche fuori.
Per questo non possiamo lasciarli soli. Glielo dobbiamo, ce lo dobbiamo.
Sinistra Anticapitalista Napoli