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ILVA di Taranto, ora il processo ma la verità politica è già scritta

Comunicato di Sinistra Anticapitalista Taranto
Dopo 3 anni di indagini la prima fase del procedimento “Ambiente svenduto” contro 47, fra aziende e dirigenti dell’ILVA, politici, funzionari vari della Regione Puglia e anche un consulente del tribunale di Taranto, sono stati rinviati a giudizio dal GUP.
In questi tre anni, ne sono accadute di cose e non si è lesinato niente per dimostrare quanto inquini l’ILVA. Ne è passato di tempo da quando facevamo sciopero contro l’inquinamento e da quando la maggior parte dei mass media ci dava addosso perché secondo loro lo facevamo solo per far chiudere lo stabilimento. Grandi manifestazioni che sono andate nel dimenticatoio; vari momenti di alta tensione fra ambientalisti e ILVA ma, anche contro strutture istituzionali come successe per i dati forniti dall’ARPA sull’inquinamento, dello stabilimento, da un lato e quelli di Peacelink dall’altro. Ci sono stati vari interventi della Magistratura che hanno puntato al blocco dello stabilimento. Ci sono stati 8 decreti “salva ILVA” che non sono serviti a mettere al riparo l’azienda, tanto da rendere necessario un nono decreto.
Ora, dopo il rinvio a giudizio di ieri si pensava a un acchetamento degli animi.
NO! Coloro che farebbero anche una rivolta se gli venisse negato un giusto processo e non una sentenza a prescindere, vorrebbero i 47 già belli e condannati. Noi riteniamo molto diversa la verità giudiziaria, che farà il suo corso, e la verità politica, che è già stata scritta. Ecco, per noi non ci sono dubbi che i Riva, i tanti dirigenti del mostro ILVA, i tanti politici e  amministratori (per esempio, Niki Vendola, presidente della Regione Puglia, Stefàno, sindaco di Taranto, Florido, ex presidente della Provincia di Taranto), siano politicamente responsabili.
Né vogliamo sostenere che non abbiano mai detto nulla contro lo stabilimento che inquina. Sappiamo che ci sono state anche delibere (l’amministrazione comunale), o iniziative legislative (Regione Puglia), ma mai sono andati oltre queste iniziative apparse più come salva condotta che come veri e propri atti tesi a “bloccare” lo scempio.
Per questo riteniamo che costoro siano finiti nell’occhio del ciclone per quanto accaduto e non abbiamo bisogno della Magistratura per stabilirlo. Ma il nostro è un giudizio politico.
Quello che stabilirà la magistratura sarà una verità giudiziaria che noi non abbiamo ne titolo ne strumenti per stabilire. Auspichiamo un giusto processo per dare giustizia all’intera città ma, soprattutto a chi ha perduto un suo caro o con infortunio, come l’ultimo accaduto sull’AFO2, o con malattie che non lasciano scampo.
Taranto 24 luglio 2015