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Grecia. No all’austerità, al terzo memorandum, al neoliberismo!

Dichiarazione dell’assemblea di Red Network, 18-19 luglio 2015

(Il Red Network è la componente anticapitalista della Piattaforma di sinistra di Syriza le cui due parlamentari  avevano già votato no al piano di negoziazione proposto da Tsipras lo scorso 11 luglio e  che ha chiamato subito alla mobilitazione contro il nuovo Memorandum imposto alla Grecia. )

La lotta delle lavoratrici, dei lavoratori e delle forze popolari, la lotta della sinistra, può aprire una via alternativa attraverso una politica transitoria in direzione dell’emancipazione socialista.

Syriza non può e non deve trasformarsi in partito del memorandum.

  1. La firma dell’accordo con le “istituzioni”, la firma del terzo memorandum (protocollo) [dopo quelli del 2010 e del 2012] siglata dal governo Syriza è un fatto scioccante che cambia tutte le coordinate della situazione.

    L’accordo colpisce i diritti sociali, quelli sopravvissuti alla tempesta dei memorandum 1 e 2, crea meccanismi di controllo, processi di avanzamento incontrollati delle privatizzazioni, di tagli automatici alle spese sociali tali per cui è ingenuamente infantile la speranza secondo cui questo protocollo, se votato e accettato, potrà essere modificato nella sua applicazione, per cui sarà possibile conferirgli un certo “volto umano”.

    Questo accordo crea un nuovo contesto di sfida per la resistenza operaia e sociale che presto o tardi si produrrà, come nel caso dei protocolli uno e due. E questa volta, le lotte del mondo del lavoro saranno contro un governo nei confronti del quale le persone hanno riposto la loro speranza e a cui hanno dato il loro voto.

    L’accettazione dell’accordo determina evidenti pericoli per il partito Syriza che è stato fondato sulla base di un’opposizione efficace, di un’opposizione manifesta all’austerità dei memorandum. E oggi gli si chiede di trasformarsi in una forza che renda razionale un nuovo e duro memorandum, in una forza che accetti l’austerità, al meno, si dice, per un certo periodo in nome della sopravvivenza del governo di sinistra.

  2. La firma del terzo protocollo è presentata dalla direzione di Syriza come il risultato di un brutale ricatto. Si tratta di un’adesione alla percezione secondo cui “non c’è alternativa”.

Vengono così attenuate alcune responsabilità critiche e le scelte sbagliate . Come l’idea secondo cui potremmo operare un’inversione dell’austerità anti-memorandum in un quadro di tolleranza dell’euro, trattando e attraverso il consenso delle leadership europee. Così come sul fronte interno [in Grecia], nel momento in cui la politica del governo ha congelato qualsiasi processo di rovesciamento sul fronte interno contro le élite economiche, impegnandosi ad evitare “azioni unilaterali!, nel tentativo di ammorbidire le “istituzioni” e di facilitare l’ottenimento di un “compromesso onorevole”. Come l’accordo del 20 febbraio 2015, che impegna il governo ad intraprendere la strada suicida del pagamento del servizio del debito, “totalmente e nei tempi”, portando così alla riduzione radicale delle risorse dello stato.

Queste azioni e questi errori hanno bloccato il governo e l’hanno condotto verso il mortale dilemma finale. E di fronte a questo dilemma non ha potuto trovare la forza di dare la risposta promessa: se siamo chiamati a scegliere tra un Grexit e un nuovo protocollo, noi dobbiamo rigettare il nuovo protocollo.

  1. Fanno da sfondo a quest’incatenamento giudizi costantemente sbagliati ( ad esempio sul processo di “rafforzamento” dell’Unione Europea), ma anche scelte strategiche, come indica il passaggio dalla parola d’ordine del Congresso di Syriza, “niente sacrifici per l’euro”, a quello del negoziato rispettoso che approda a quello conforme: “l’euro a qualsiasi prezzo”.

    Anche aver scelto come “eletti” così come viene espresso nelle “trascrizioni” (durante le trattative) i dirigenti socialdemocratici considerati indispensabili e capaci di garantire gli “appoggi” delle forze lealiste e dello Stato… .

    Così come il “governismo”, ossia la percezione secondo cui il governo di sinistra è un fine in se piuttosto che un mezzo, uno strumento che non deve essere posto in opposizione al nostro mondo, alla nostra base sociale.

Dietro ci sono, inoltre, alcune caratteristiche ideologiche e politiche della sinistra europea moderna che, nonostante siano state rigettate all’unanimità durante il congresso fondatore di Syriza, sono ritornate in superficie, nel marasma della trattativa con i creditori.

  1. L’accordo con i creditori non può essere accettato. Syriza deve trovare la forza per impedirlo e spezzarlo. È evidente che questo non può essere possibile se non attraverso il sostegno decisivo del mondo del lavoro, dei disoccupati, degli strati sociali impoveriti.

    Questo mondo, con un fiero 62%, ha detto No e si mostra disponibile ad impegnarsi sulla strada dell’inversione di rotta. Il NO è arrivato in risposta ad un’ondata senza precedenti di ricatti tra i quali emergeva la minaccia di espulsione dall’euro. Nonostante ciò, le persone sono andate aventi. È stato letteralmente una forma di disprezzo nei confronti della loro resistenza, insinuare che il No non costituiva un mandato di rottura. E ben più ancora il cambiamento improvviso in favore del SI, la confluenza al Consiglio “nazional unitario (6 luglio) dei dirigenti politici e l’apparizione della firma contro natura: Syriza-ND-PASOK-TO POTAMI. È emerso uno spettro politico che alla fine ha votato, per principio, l’accordo, violando in qualsiasi modo tutta la geometria politica del referendum, ma anche quella degli anni precedenti.

E’ evidente che la svolta necessaria ad una politica contro il terzo protocollo deve contare sul mondo del NO, i comitati del NO che devono essere posti al centro dappertutto.

5.Occorre tirare delle conclusioni politiche da questo tragico ciclo di negoziati. Attraverso la lotta contro l’austerità, il mondo del lavoro e il governo dovranno e devono preparare le forze che possono arrivare fino alla vittoria. E questo comprende, ora, evidentemente, il passaggio della rottura con l’euro e l’Unione europea, sotto la direzione del movimento operaio e della sinistra.

Si tratta di una politica radicalmente differente dalle minacce profferite da Schäuble: il Grexit come esclusione temporanea, l’austerità come condizione per il consolidamento del capitalismo greco, la reintegrazione nell’euro dopo questo “trattamento”. Al di là di ciò, la sinistra deve integrare nel suo proprio progetto il conflitto con la zona euro, nel quadro di un progetto anti-austerità, di una politica anticapitalista, di una transizione verso una prospettiva socialista.

6. Da questo periodo, il partito Syriza esce profondamente ferito. Il suo funzionamento collettivo e democratico, così come esige il testo dei 109 membri 8 (su 201) del Comitato Centrale, è una condizione necessaria per qualsiasi ricostruzione.

  • Su questa base si deve lottare contro la smobilitazione-frustrazione di numerosi membri. Il mondo Syriza non ha ancora detto la sua ultima parola!

  • Su questa base si deve immediatamente rispondere a questa ondata di minacce e di calunnie – ondata sulla quale surfano con selvaggia gioia i peggiori media borghesi – contro i quadri di Syriza e le voci che insistono sul NO.

Questo è necessario al fine di intraprendere la battaglia per l’indispensabile svolta a sinistra.

7 Una parte di Syriza spera di trovare una via di uscita tramite elezioni, dopo aver aver “lanciato” l’Accordo del terzo memorandum. Si tratta di una tragica illusione. I creditori e i loro alleati locali esigeranno che sia interamente assunta la responsabilità dell’applicazione dell’accordo, mettendo già in discussione la “libertà” di Alexis Tsipras di fare ricorso alle urne, in settembre o ad ottobre.

Sicuramente, tuttavia, dopo aver accettato l’accordo, l’unico “ordine” che può pretendere la direzione di Syriza sarà una migliore gestione delle politiche contenute nel memorandum. In questo caso, la risposta del mondo del lavoro, come lo dimostra il passato di DIMAR (Sinistra Democratica), può essere molto differente da ciò che prevedono gli attuali sondaggi.

L’unico sbocco per Syriza è il rigetto dell’accordo, la lotta per il suo rovesciamento. Tutti insieme, nelle lotte, nella vita, nei conflitti politici. Così come durante i dieci anni trascorsi… .

Ripreso dalla traduzione francese di Alencontre.