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Grecia, l’adozione dell’accordo, il rimpasto governativo, il ruolo di META

di Sotiris Martalis, di DEA (Sinistra operaia internazionalista), del Comitato centrale di ADEDY e di quello di Syriza, da A l’encontre, traduzione di Titti Pierini
Per essere approvato, nella notte tra il 15 e il 16 luglio, il terzo Memorandum ha avuto bisogno dei voti dell’opposizione: 72 deputati di Nuova Democrazia, 17 di Potamí e 13 del PASOK; voti indispensabili, vista la resistenza manifestatasi in seno a Syriza, 32 dei cui deputati hanno votato “no”, 6 “presente” e 1 “assente”. Quei 39 deputati costituiscono ormai, di fatto, la terza forza politica rappresentata nel parlamento.
A questo va, inoltre, aggiunto che 109 membri del Comitato centrale di Syriza hanno firmato, poche ore prima del voto in parlamento, una lettera contro questo ulteriore Memorandum, chiedendo peraltro la convocazione del CC per poter esprimere la loro opinione. Questo non si è fatto, tra il 13 e il 15 luglio. Ora, tuttavia, si manifesta un processo complementare. I comitati di Syriza dei vari distretti regionali inviano dichiarazioni contrarie all’accordo accettato a Bruxelles e adottato in parlamento, chiedendo la convocazione del CC. Possiamo già menzionare i seguenti distretti: Atene A’, Atene Sud, Pireo, Salonicco, Acaia, Cefalonia, Itaca (isola), Préveza, Arta, Zante (isola), Dodecaneso (arcipelago di 12 isole), Lesbo (isola), Samo (isola). Altre ne devono arrivare.
Questo mette in risalto il malcontento dentro Syriza e prova come essa stia conoscendo una crisi molto profonda. Si tratta di una battaglia che riguarda il ruolo di Syriza, le sue regole democratiche, rimesse in discussione da qualche tempo ma in maniera accentuata in seguito alle scelte effettuate dopo il 6 luglio, e cioè la riunione con tutti i partiti dell’arco parlamentare (tranne Alba Dorata), in un clima di “unità nazionale”.
Come avevamo avvertito, Giorgios Stathakis, ministro dell’Economia, e Yannis Dragasakis, vice Primo ministro, disponevano e dispongono di un importante ruolo nell’indirizzo economico, e quindi politico, di Syriza, cosa che per parecchio tempo si è ignorata.
Il compagno Antonis Ntavanellos – della Segreteria esecutiva di Syriza e uno degli animatori di Red Network nel quadro della “Piattaforma di sinistra” – ha insistito, in un’intervista del 17 luglio con Costas Arvanitis alla radio di Syriza:
1) una politica di austerità applicata da un governo di Syriza comportava la mutazione di quest’ultima;
2) i negoziati sono approdati a questo risultato, non solo per la forza dispiegata dalle “istituzioni” e dai loro referenti greci, ma perché erano affrontati dal governo di Syriza con l’idea che fosse possibile porre fine all’austerità nel quadro delle norme in vigore nell’Eurozona;
3) che, da quel momento, il tracollo automatico è apparso l’unica realtà tangibile, mettendo da parte le conseguenze politiche, economiche e sociali dell’applicazione del terzo Memorandum;
4) il pericolo maggiore è che la società greca conosca l’angoscia di una svalutazione interna (riduzione dei salari, disoccupazione, pensioni compresse, sanità e istruzione stritolate) prima di imbarcarsi in una Grexit; quindi, tra Memorandum e Grexit la scelta sembrava abbastanza chiara;
5) l’euro non può ridursi a una “moneta unica”, è innanzitutto una politica economica;
6) quello dei 109 membri del CC di Syriza è uno dei testi più corretti, perché in una situazione del genere occorre avere una discussione approfondita nel partito, visto che più le condizioni sono difficili – e lo sono – più dobbiamo prestare molta attenzione a ciò che faremo.
Antonis così ha riassunto quello che mi sembra uno dei compiti prioritari della “sinistra di Syriza”: «Non dobbiamo consentire che Syriza si trasformi in un partito del Memorandum e dell’austerità, contro il suo stesso spirito». E, questo, nel presente contesto in cui, stando ai sondaggi (anche se vanno presi con cautela), molti cittadini/e ritengono che l’accordo adottato fosse inevitabile, perché chi negoziava era di fronte alla scelta: o questo, che certo, non è buono, o una catastrofe ben peggiore. Un ricatto che Tsipras ha utilizzato di fronte ai deputati e a Syriza, sfruttando il ricatto esercitato su di lui dalle istituzioni. Un genere di discorso che riporta il settimanale To Pontiki il 16 luglio: «La responsabilità è condivisa per intero da Syriza perché il ricatto cui abbiamo ceduto c’è stato. La scelta dei deputati che hanno votato “no” in parlamento il 16 mattina entra chiaramente in conflitto con lo spirito di solidarietà interna al partito e, per giunta, in un momento così grave, il loro atteggiamento provoca tra noi una piaga aperta. Quando questi compagni pretendono poi di sostenere il governo malgrado tutto, questo appoggio al primo governo di sinistra nella storia è allora caduco, in realtà; oramai sono costretto a proseguire fino allo sbocco dell’accordo con un governo minoritario in parlamento».
I ministri del «sì» e del «no»
Tsipras sarà costretto a mettere in atto il Memorandum senza poter più contare sulla maggioranza che aveva permesso la formazione del suo governo. I conservatori e i socialdemocratici lo hanno già avvisato che le nuove leggi derivanti dal terzo memorandum non si potranno votare insieme ai deputati dell’opposizione. Un ulteriore ricatto, nel quadro di una già accentuata crisi politica. Il governo deve disporre di una maggioranza parlamentare, visto che tali leggi comportano grossi cambiamenti a livello della società. È anche probabile che si terranno in autunno elezioni anticipate, una volta che saranno concluse le votazioni del nuovo Memorandum. Cosa ne uscirà? Nessuno può dirlo.
Quello cui si assiste, comunque, è un rimpasto governativo. Tsipras non ha esitato a chiedere che si dimetta la presidente del parlamento, Zoe Konstantopulu, cosa che sfocerà in uno scontro perché quest’ultima non intende dimettersi. Ha estromesso i ministri della Corrente di sinistra che hanno votato “no” o si sono astenuti, e cioè Panagiotis Lafazanis, Dimitris Stratulis (Previdenza sociale) e Kostas Isihos (vice-ministro della Difesa). Di contro, Tsipras non ha messo al bando Evangelos Apostolu (segretario all’Agricoltura e alimentazione) e Taso Hurakis (segretario all’Istruzione), che hanno votato “sì” benché membri della Corrente di sinistra. Essi avevano però preso le distanze da questa tendenza politica già da qualche tempo. Ha anche fatto ascendere al ruolo di ministro un deputato che ha votato “sì”, Yannis Amanatidis. Il principale portavoce del governo, Gavril Sakelaridis, è stato messo da parte. Stando ad alcune informazioni, da verificare, avrebbe rifiutato un posto di ministro. Nessun ministro di ANEL è stato cambiato. Uno è stato aggiunto all’elenco: Pavlos Chaikalis, un attore, incaricato della Previdenza sociale. I nuovi ministri sono:
1) Sia Anagnostpulu, deputata, membro del CC, docente di filosofia, collocata nell’ala destra della coalizione Syriza, ottiene l’incarico agli Affari europei;
2) Pavlos Polakis, deputato, ex sindaco di Hanis (o Chania), nella parte occidentale dell’isola di Creta, sostenitrice della maggioranza Tsipras, ha la responsabilità della Ristrutturazione amministrativa;
3) Trifon Alexiadis, uno dei responsabili del sistema di riscossione delle imposte, è incaricato delle entrate statali;
4) Yannis Amanatidis, diventa segretario agli Esteri;
5) Olga Gerovasili, deputata, medico e membro della maggioranza, ha l’incarico di segretaria generale del Primo ministro e della rappresentanza governativa.
Tsipras ha messo in piedi un Comitato speciale di lotta contro la corruzione, sotto la responsabilità del ministro Panagiotis Nikoludis, che comprende Trifon Alexiadis, Paul Pollack (viceministro della Ristrutturazione amministrativa), nonché Dimitris Papahelopulos (responsabile problemi di Giustizia e trasparenza) e il coordinatore degli atti governativi, Terrence Kouik. Secondo le regole del terzo memorandum, sarebbero – come i posti chiave dell’amministrazione governativa – sottoposti alla supervisione delle “istituzioni”.
In Syriza il clima politico cambia, ma cambia anche nel mantenimento dell’ordine pubblico. Gli squadroni speciali del MAT hanno approfittato di alcune provocazioni per caricare brutalmente, come in passato, i manifestanti in Piazza Syntagma il 15 luglio: ci sono stati numerosi arresti e alcuni dei fermati verranno processati il 22 luglio. Tanto per ricordare, il ministro responsabile dell’“ordine”, ieri e oggi, è Yannis Panussis, ex appartenente al PASOK e di DIMAR (Sinistra democratica), una formazione scomparsa dai radar elettorali in seguito alla sua partecipazione insieme al PASOK al governo di Antonis Samaras.
Una società frastornata. Il compito: far nascere una resistenza
L’interrogativo centrale è il seguente: quali sono i prossimi passi del movimento di resistenza sociale, i suoi ritmi e la sua ampiezza e, connesso a questi due elementi, come evolverà la situazione in seno a Syriza? È cruciale che in questa nuova fase politica si sia in grado di costruire un fonte di opposizione politico-sociale che raggruppi tutte le forze di sinistra attive dentro e fuori Syriza. Red Network ha già preso l’iniziativa di convocare una grande assemblea nazionale per sabato 18 luglio. C’è da sperare che un’analoga dinamica si manifesti nelle file della Corrente di sinistra. Lo vedremo in occasione delle prossime riunioni.
Al momento, i/le lavoratori/lavoratrici si trovano in uno stato di attesa, in effetti da dopo le ultime elezioni, con aspetti di delega nei confronti del governo, a parte il momento del referendum. Un’ondata che è stata politicamente infranta. Non c’è quindi da stupirsi che siano intorpiditi/e di fronte alla decisione di Tsipras di sottoscrivere un terzo Memorandum. L’iniziativa dei sindacati sarà uno dei fattori chiave nella mobilitazione contro le nuove misure d’austerità, quando se ne faranno sentire gli effetti. E, sulle pensioni, non è impossibile che proposte vicine a quelle fatte dall’allora ministro del Lavoro, Antonis Loverdos, nel 2010, finiscano per colpire ancor più duramente pensionati/e e vedove (che percepiscono una pensione).
Lo sciopero di 24 ore proclamato nel settore pubblico mercoledì 15 luglio, organizzato in tempi strettissimi, aveva lo scopo di lanciare un segnale il giorno della votazione in parlamento. Lo sciopero è stato convocato da META, tendenza sindacale combattiva presente all’interno della Confederazione sindacale del settore pubblico (ADEDY). Questa tendenza sosteneva finora il governo di Syriza: Nei prossimi mesi, questa tendenza potrebbe conquistare un’influenza maggioritaria in seno all’ADEDY, il che permetterebbe di accrescere il ruolo di questa Confederazione nelle mobilitazioni contro l’austerità.
META ha anche partecipato alla manifestazione che si è svolta la sera del 15 luglio di fronte al parlamento dove si svolgeva la votazione sul Memorandum. Si è posta così in primo piano segnalando che la classe operaia è pronta a battersi contro le nuove misure di austerità. Questo appello non è passato inavvertito.
La polizia e la repressione si erano fatte discrete dopo le ultime elezioni. Sono ricomparse, come detto sopra, per la prima volta attaccando la manifestazione per disperderla con gas lacrimogeni e granate assordanti. Un avvenimento che rivela, tra gli altri, il mutamento di fase politica. Lascia intendere che, dopo una tregua di cinque mesi, la resistenza operaia e popolare dovrà di nuovo scontrarsi con la repressione.
È deplorevole che in questo contesto il PAME, sindacato legato al KKE (PC greco), si ostini a proseguire nel suo indirizzo settario. Ha deciso ad esempio di manifestare separatamente il 15 luglio, sia a mezzogiorno sia la sera. La sua direzione mobilita le proprie forze tenendole scrupolosamente separate da quelle della sinistra che si batte unitariamente contro l’austerità, una cosa che evidentemente non facilita la lotta contro quest’ultima.
Durante gli ultimi mesi si sono avute poche lotte nel settore privato. È il caso dei lavoratori portuali i quali, non essendo più pagati da vari mesi, rivendicavano il versamento dei loro salari.
L’organizzazione di alcuni settori svolge tuttavia un ruolo chiave nella situazione attuale. È il caso, ad esempio, degli impiegati di banca. La loro mobilitazione è cruciale per permettere la nazionalizzazione del settore bancario in risposta ai ricatti della Commissione Europea (CE), della Banca Centrale Europea (BCE) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI).
Gli ostacoli alla lotta, purtroppo, nel settore privato sono più numerosi. I lavoratori vivono quotidianamente una pressione particolarmente alta per due ragioni. Da un lato, c’è il tasso di disoccupazione che, secondo i dati ufficiali, riguarda 1,5 milioni di persone, ossia il 27% della popolazione attiva. I giovani sono particolarmente colpiti, al punto che oltre la metà di essi non ha un lavoro e questo si vede in modo particolarmente clamoroso in certi quartieri popolari. Vi va aggiunto un fatto notevole: 800.000 lavoratori/lavoratrici non ricevono più il loro salario da un periodo da 1 a 18 mesi. Negli ultimi anni, l’eliminazione di numerosi Contratti collettivi di Lavoro (CCT) ha alla fine contribuito a indebolire alcuni sindacati del settore privato.
La direzione della Confederazione sindacale del settore privato (GSEE) aveva preso posizione per il “sì” al referendum del 5 luglio contro il “no” espresso dli/dalle lavoratori/lavoratrici – nell’accezione di proletariato, occupato o meno – nelle urne, tra l’altro fra i giovani. La campagna referendaria è stata brevissima e non ha consentito di costruire una mobilitazione sui luoghi di lavoro.
La chiusura delle banche è stata utilizzata per intimidire gli elettori nella campagna per il “sì”. Eppure, è stato il “no” a prevalere. Credo che quella vittoria lascerà tracce fra settori significativi di lavoratori/lavoratrice e di giovani. Avevamo detto che la Grecia serviva da laboratorio di una politica di austerità ultrasevera. Con quel che è appena successo, quello che si è dato è un segnale su scala europea. Un coordinamento politico e sociale anticapitalista è una delle cose più indispensabili, tra l’altro perché gli ostacoli e le difficoltà sono enormi.