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Grecia – Toussaint: Un’alternativa c’è

C’è una possibile alternativa al piano negoziato

da Alexis Tsipras e i creditori a Bruxelles

di Eric Toussaint

CADTM – ripreso da Movimento operaio

Un articolo prezioso, frutto di una molteplice esperienza. Éric Toussaint infatti non è solo il coordinatore del CADTM (Centro per l’Annullamento del Debito del Terzo Mondo), o il presidente del “Comitato internazionale per l’audit sul debito greco”, a cui è stato designato per la sua attività a fianco del presidente Correa in Ecuador, ma è anche un militante di lunga data della sezione belga della Quarta Internazionale, che non dimentica le esperienze storiche precedenti. Così ricorda che sull’onda della resistenza al fascismo anche paesi borghesi come il suo o la Francia avevano realizzato nel 1945 misure redistributive significative attraverso il cambio delle banconote in circolazione per colpire i superprofitti di guerra. D’altra parte, anche in Italia era stato progettato in quel periodo il cambio della moneta, deciso dal consiglio dei ministri su proposta del comunista Scoccimarro, allora ministro delle Finanze. (Ne parlo in Il PCI al governo, 1944-1947, pp. 28-29), anche se in un paese in cui da sempre i ceti dominanti ricorrono con disinvoltura alla malavita il progetto fu affondato grazie al “misterioso” furto dei clichés che dovevano servire per stampare la nuova moneta.

Toussaint non propone miracoli ma, senza illudersi in un cambio della moneta come toccasana, ricorda che al ricatto del grexit forzato sarebbe stato (ed è ancora) possibile rispondere organizzandosi per non essere più ricattati, cominciando a preparare una moneta parallela.

Gran parte della residuale sinistra italiana, che per cinque mesi non si è interessata molto al dibattito interno a Syriza e ha contribuito quindi alla creazione del mito del leader carismatico, oggi è disorientata e magari pronta a ricorrere alla spiegazione del “tradimento”, o si arrocca in posizioni acritiche che ribadiscono che “Tsipras è l’unico faro di speranza per noi tutti”. E che ribadiscono soprattutto che “altra strada non c’era”. Ogni strada ha i suoi bivi e una strada alternativa c’era, ed era stata indicata da economisti prestigiosi a livello mondiale, e soprattutto da diverse componenti di Syriza. Ma queste in Italia sono state sempre ignorate (quando non calunniate) dai seguaci zelanti del leader infallibile di turno. (a.m.15/7/15)

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Il 5 luglio 2015, con l’esito del referendum avviato dal governo di Alexis Tsipras e dal parlamento greco, il popolo ha respinto massicciamente la prosecuzione dell’austerità che gli volevano imporre le “istituzioni”, operanti in precedenza con il nome di Troika. È una splendida vittoria della democrazia.

Eppure, se messo in pratica, l’accordo intercorso il lunedì mattina del 13 luglio significherà la prosecuzione dell’austerità, nel quadro del nuovo accordo pluriennale, in contrasto completo con il risultato del referendum.

La proposta comprende l’abbandono di un’importante serie di impegni assunti da Syriza nel corso della campagna elettorale, che hanno consentito al partito di ottenere una vittoria di portata storica il 25 gennaio 2015. Syriza ha impegnato la propria responsabilità di fronte al popolo greco e sarebbe tragico se non rispettasse l’impegno, tanto più che il popolo greco le ha fornito un chiaro sostegno sia il 25 gennaio sia il 5 luglio di quest’anno.

Le concessioni del governo greco ai creditori riguardano: le pensioni, con nuove riduzioni del loro ammontare (mentre Syriza si era impegnata a reintrodurre la tredicesima mensilità per le pensioni inferiori a 700 euro mensili) e il prolungamento dell’età pensionabile; i salari che rimarranno compressi; i rapporti di lavoro che saranno resi ancor più precari; l’aumento delle imposte indirette incluso quelle che gravano sui redditi bassi; la prosecuzione e l’accelerazione delle privatizzazioni; l’accumularsi di nuovi debiti illegittimi per rimborsare quelli precedenti; il trasferimento degli attivi in un fondo indipendente; la continuazione dell’abbandono di elementi importanti del diritto all’autodecisione; la limitazione del potere legislativo in favore di quello dei creditori…

Al contrario di quanti affermano che in cambio di queste concessioni nefaste la Grecia otterrà tre anni di respiro e potrà effettuare un importante rilancio dell’attività economica, la realtà dimostrerà come, mantenendo compressa la domanda delle famiglie e la spesa pubblica, sarà impossibile ricavare l’avanzo primario annunciato nel piano.

Le conseguenze nefaste sono ineluttabili: tra pochi mesi o all’inizio del prossimo anno al più tardi, i creditori azzanneranno le autorità greche per il mancato rispetto dei loro impegni sull’avanzo primario e faranno ulteriori richieste. Non vi sarà rispetto per il popolo e il governo greci. I creditori minacceranno di non sborsare le cifre previste se non si prenderanno altre misure d’austerità. Le autorità greche saranno incastrate nell’ingranaggio delle concessioni.[1]

La “Commissione per la Verità sul Debito pubblico” istituita dalla presidente del parlamento greco ha stabilito nel suo rapporto preliminare, reso pubblico il 17 e 18 giugno 2015, che il debito rivendicato dagli attuali creditori va considerato illegittimo, illegale e odioso. La Commissione ha altresì dimostrato che il suo rimborso è insostenibile. In base ad argomenti fondati sul diritto internazionale e il diritto interno, il governo greco può sospendere per decisione sovrana il pagamento del debito, perché si possa concludere l’audit dei debiti stessi. La sospensione dei pagamenti è assolutamente possibile. Dal febbraio 2015, la Grecia ha rimborsato 7 miliardi di euro ai creditori, senza che questi versassero i 7,2 miliardi previsti nel quadro del programma conclusosi il 30 giugno scorso. Altre somme dovevano essere versate alla Grecia ma non lo si è fatto: gli interessi percepiti dalla BCE sui titoli greci, il saldo previsto per la ricapitalizzazione delle banche, ecc.

Se la Grecia sospende il pagamento del debito nei confronti dei creditori internazionali, risparmierà circa 12 miliardi di euro che si pretende debba rimborsare di qui alla fine del 2015.[2] Sospendendo il pagamento del debito, le autorità greche porterebbero i creditori a fare concessioni. Ne potrebbe derivare la drastica riduzione dell’ammontare del debito, o tramite trattativa, o tramite ripudio del debito stesso.

SI può restare nell’eurozona pur prendendo in modo sovrano una serie di misure di autodifesa e di rilancio dell’economia.

Chiunque ha potuto vedere che è impossibile convincere – solo discutendo – la Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea e i governi neoliberisti al potere nel resto dei paesi europei a prendere misure che rispettino i diritti dei cittadini greci, nonché quelli dei popoli in genere. Il referendum del 5 luglio, contro il quale loro si sono battuti, non li ha convinti. Al contrario, beffandosi dei diritti democratici fondamentali, ne ha radicalizzato le richieste.

Senza prendere forti misure sovrane di autodifesa, le autorità e il popolo greco non riusciranno a porre fine alla violazione dei diritti umani perpetrati su richiesta dei creditori. Si dovrebbero prendere tutta una serie di misure su scala europea per ristabilire la giustizia sociale e un’autentica democrazia. Tecnicamente, non è complicato farlo, ma occorre certo prendere atto che nel contesto politico e con i rapporti di forza prevalenti nell’UE, i paesi con un governo progressista non possono sperare di essere ascoltati né sorretti da CE, BCE, MES [Meccanismo Europeo di Stabilità]. Al contrario, sia queste istituzioni sia il FMI e i governi neoliberisti in carica negli altri paesi combattono attivamente contro l’esperienza in corso in Grecia per dimostrare a tutti i popoli d’Europa che non esistono alternative al modello neoliberista. Con misure forti, in compenso, le autorità greche possono strappare da questi vere concessioni o semplicemente costringerli a prendere atto delle decisioni prese.

È altresì fondamentale costruire una strategia alternativa dando vita a mobilitazioni popolari di massa in Grecia e negli altri paesi d’Europa. Le autorità greche vi si potrebbero appoggiare per impedire tentativi di isolamento che non mancheranno di organizzare tutte le forze ostili al cambiamento in favore della giustizia sociale. Un simile modo di procedere da parte del governo greco rafforzerebbe in cambio le mobilitazioni popolari e la fiducia nelle loro forze dei cittadini mobilitati.

Accanto alla sospensione del pagamento del debito illegittimo, illegale, odioso e insostenibile, ecco alcune proposte da sottoporre urgentemente al dibattito democratico, perché di natura tale da aiutare la Grecia a risollevarsi.

1. I poteri pubblici greci costituiscono di gran lunga l’azionista maggioritario delle grandi banche greche (che rappresentano oltre l’80% del mercato bancario greco) e dovrebbero perciò esercitare appieno il controllo delle banche, per proteggere il risparmio dei cittadini e rilanciare il credito interno per sostenere il consumo. Per un verso, converrebbe ricavare le conseguenze della partecipazione maggioritaria dello Stato nelle banche, conferendo loro lo statuto di azienda pubblica. Lo Stato dovrebbe organizzare il fallimento ordinato di queste banche, preoccupandosi di difendere i piccoli azionisti e i risparmiatori. Si tratta di recuperare il costo del risanamento delle banche sul patrimonio globale dei grandi azionisti privati, perché sono questi che hanno provocato la crisi e poi hanno abusato del sostegno pubblico. Si verrebbe a creare una bad bank per isolare gli attivi tossici in vista di una gestione per estinguerli. Occorre una buona volta far pagare i responsabili della crisi bancaria, risanare a fondo il settore finanziario e metterlo al servizio della popolazione e dell’economia reale.

2. Le autorità greche dovrebbero requisire la Banca centrale. Oggi, alla sua testa si trova ancora Yannis Sturnaras (insediato dal governo di Antonis Samaras), che impegna tutta la sua energia ad impedire il cambiamento voluto dalla popolazione. Costituisce un vero e proprio cavallo di Troia al servizio degli interessi delle grandi banche private e delle autorità europee neoliberiste. La Banca centrale della Grecia va messa al servizio degli interessi della popolazione greca.

3. Le autorità greche hanno inoltre la possibilità di creare una moneta elettronica (espressa in euro) ad uso interno del paese. I poteri pubblici potrebbero aumentare le pensioni e gli stipendi e i salari della funzione pubblica, pagare gli aiuti umanitari alle persone aprendo loro un credito in moneta elettronica che si potrebbe utilizzare per una serie di pagamenti: bollette dell’energia elettrica, dell’acqua, pagamento dei trasporti in comune, delle tasse, per l’acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità nei commerci, ecc. Contrariamente a un infondato pregiudizio, anche i commerci privati avrebbero tutto l’interesse di accettare volontariamente questo strumento di pagamento elettronico perché consentirebbe loro di smaltire le merci e di regolare al contempo i pagamenti nei confronti delle amministrazioni pubbliche (imposte e vari servizi pubblici da essi utilizzati). La creazione di questa moneta elettronica complementare consentirebbe di ridurre i bisogni in euro del paese. Le transazioni in questa moneta elettronica si potrebbero effettuare tramite telefoni portatili, come sta attualmente avvenendo in Ecuador. Il governo potrebbe anche emettere titoli pubblici cartacei sotto forma di IOU’s (I Owe You), equivalenti di biglietti euro: 10 euro, 20 euro…, per far fronte alla penuria di biglietti in circolazione: Presentano un vantaggio rispetto alla dracma perché lasciano aperta la porta alla trattativa e consentono alla Grecia di restare formalmente nell’eurozona.

4. Va mantenuto il controllo sui movimenti di capitali, come va introdotto il controllo dei prezzi al consumo.

5. L’organismo incaricato delle privatizzazioni va sciolto e sostituito da una struttura pubblica per la gestione dei beni nazionali (con blocco immediato delle privatizzazioni) incaricato di salvaguardare il patrimonio pubblico, generando redditi allo stesso tempo.

6. Vanno adottate nuove misure in un intento di giustizia fiscale in vista di rafforzare nettamente quelle già assunte, soprattutto decidendo di tassare con molta forza il 10% dei più ricchi (in particolare l’1% più ricco), sia sui redditi sia sul patrimonio. Analogamente, è opportuno aumentare decisamente l’imposta sui profitti delle grandi imprese private e porre fine all’esenzione fiscale degli armatori. Va anche tassata maggiormente la Chiesa ortodossa, che ha versato nel 2014 solo pochi milioni di euro.

7. Va decisa la drastica riduzione delle tasse sui bassi redditi e i piccoli patrimoni, cosa che andrebbe a vantaggio della maggioranza della popolazione. Le tasse su beni e servizi di prima necessità vanno radicalmente abbassate. Una serie di servizi di prima necessità debbono essere gratuiti (elettricità e acqua limitate a un certo consumo, trasporti pubblici, ecc.). Queste misure di equità sociale rilancerebbero il consumo.

8. Va intensificata la lotta alla frode fiscale, introducendo misure particolarmente dissuasive contro la grande evasione fiscale. Se ne possono ricavare somme rilevanti.

9. Va messo in atto un ampio piano pubblico per creare nuovi posti di lavoro, per ricostruire servizi pubblici devastati da anni di austerità (ad esempio, in materia di sanità ed istruzione) e per impostare le prime basi dell’indispensabile transizione ecologica.

10.Questo appoggio al settore pubblico va affiancato da misure tendenti a fornire un sostegno attivo alla piccola impresa privata che svolge oggi un ruolo essenziale in Grecia, tramite le micro-imprese.

11.Attuare una politica di richiesta di prestito pubblico interno tramite l’emissione di titoli del debito pubblico entro i confini nazionali. Lo Stato deve infatti poter chiedere prestiti per migliorare le condizioni di vita della popolazione, ad esempio realizzando lavori di pubblica utilità. Alcuni di questi lavori possono essere finanziati dal bilancio corrente grazie a scelte politiche dichiarate, ma prestiti pubblici possono renderne possibili altri di portata maggiore, ad esempio per passare dal “tutto automobile” a un massiccio sviluppo del trasporto collettivo, per sviluppare il ricorso alle energie rinnovabili rispettose dell’ambiente, per creare o riaprire linee ferroviarie di prossimità su tutto il territorio a partire da quello urbano e semiurbano, o anche per rinnovare, riabilitare o costruire edifici pubblici e case popolari riducendo il loro consumo di energia e aggiungendo servizi confortevoli. Si tratta anche di finanziare la creazione di posti di lavoro cui abbiamo accennato sopra.

Va definita urgentemente una politica trasparente di prestito pubblico. Questa la proposta che avanziamo: 1) la destinazione del prestito pubblico deve garantire il miglioramento delle condizioni di vita, rompendo con la logica della distruzione ambientale; 2) il ricorso al prestito pubblico deve contribuire a una volontà redistributiva onde ridurre le disuguaglianze. Per questo proponiamo che le istituzioni finanziarie, le grandi imprese private e le famiglie ricche siano obbligate per via legale ad acquistare, per un ammontare proporzionale al rispettivo patrimonio e reddito, obbligazioni di Stato con interesse dello 0% e non indicizzati sull’inflazione, con il resto della popolazione che potrà acquistare spontaneamente obbligazioni pubbliche con garanzia di un rendimento reale positivo (ad esempio del 3%) superiore all’inflazione. Così, se l’inflazione annua sale al 2%, il tasso d’interesse effettivamente pagato dallo Stato per l’anno corrispondente sarebbe del 5%. Una misura come questa di discriminazione positiva (paragonabile a quella adottata contro l’oppressione razziale negli Stati Uniti, le caste in India o le disparità uomo-donna) consentirebbe di avanzare maggiormente verso la giustizia fiscale e una ripartizione meno iniqua delle ricchezze.

Infine, le autorità greche devono vigilare sulla prosecuzione della commissione di audit e sulle altre che lavorano sui memorandum e i danni di guerra.

Misure complementari, discusse e decise d’urgenza democraticamente, sono naturalmente suscettibili di intervenire a completare questo primo dispositivo d’urgenza, riassumibile nei seguenti cinque pilastri:

* L’assunzione del controllo da parte dello Stato delle banche e di parte della creazione monetaria ;

* La lotta contro la frode fiscale e l’introduzione di un’equa riforma fiscale che apporti allo Stato le risorse necessarie ad attuare la sua politica;

* La protezione del patrimonio pubblico, messo al servizio dell’insieme della collettività;

* La riabilitazione e lo sviluppo dei servizi pubblici;

* Il sostegno a un’iniziativa privata di prossimità.

È inoltre importante impegnare la Grecia in un processo costituente con attiva partecipazione dei cittadini per consentire democratici cambiamenti strutturali. Per realizzare questo processo costituente occorre convocare, tramite una consultazione a suffragio universale, l’elezione di una assemblea costituente incaricata di elaborare un progetto di nuova Costituzione. Una volta adottato il progetto dall’assemblea costituente, che dovrà funzionare ricevendo lamentele e proposte di provenienza popolare, questo verrà sottoposto al suffragio popolare.

Nel caso di esclusione dall’eurozona provocata dai creditori o in quello di uscita volontaria dall’eurozona, le misure sopra indicate sono del pari adeguate, soprattutto la socializzazione delle banche, sul modello della nazionalizzazione del sistema bancario adottata in Francia all’atto della Liberazione. Queste misure andrebbero combinate con un’importante riforma monetaria redistributiva, che può ispirarsi alla riforma monetaria realizzata dal governo belga dopo la Seconda Guerra mondiale. Questa riforma tende ad effettuare prelievi soprattutto sui redditi di coloro che si sono arricchiti alle spalle degli altri. Il principio è semplice: si tratta, nel momento in cui si cambia moneta, di non garantire la parità automatica tra la vecchia moneta e la nuova (un vecchio euro con una nuova dracma, ad esempio) se non fino ad un certo limite.

Al di sopra di questo limite, la somma eccedente va messa in un conto bloccato, giustificandone e autenticandone l’origine. In linea di principio, quanto supera il tetto fissato si cambia a un tasso meno favorevole (ad esempio, 3 ex-euro contro 1 nuova dracma); In caso di accertata origine delittuosa, la somma può essere confiscata. Una riforma monetaria del genere permette di ripartire parte della ricchezza in modo socialmente più giusto. Un altro obiettivo è quello di ridurre la massa monetaria in circolazione in modo di combattere contro tendenze inflazionistiche. Perché questo sia efficace, occorre aver stabilito uno stretto controllo sui movimenti dei capitali e sui cambi.

Ecco un esempio (ovviamente, le tariffe indicate si possono modificare dopo aver esaminato la ripartizione del risparmio liquido delle famiglie e adottato criteri rigorosi):

1€ verrebbe scambiato con 1 nuova dracma (n.d) fino a 200.000 euro;

1€ = 0,7 n.d. tra 200.000 e 500.000 euro;

1€ = 0,4 n.d. tra 500.000 e 1 milione di euro;

1€ = 0,2 n.d. sopra 1 milione di euro;

Se una famiglia possiede 200.000 euro di liquido, ottiene in cambio 200.00 n.d.;

Se ha 400.000 euro, ottiene 200.000 + 140.000 = 340.000 n.d.;

Se ha 800.000 euro, ottiene 200.000 + 210.000 + 120.000 = 530.000 n.d.;

Se ha 2 milioni di euro, ottiene 200.000 + 210.000 + 200.000 + 200.000 = 810.000 n.d.

Si può innescare una vera e propria logica alternativa. E la Grecia può finalmente smettere di subire la rapina dei creditori. I popoli d’Europa potrebbero ritrovare la speranza nel cambiamento in favore della giustizia.

(12 luglio 2015)

Traduzione di Titti Pierini
[1]L’autore ringrazia Stavros Tombazos, Daniel Munevar, Patrick Saurin, Michel Husson e Damien Millet per i loro consigli nella stesura del documento. L’autore, tuttavia, ha la piena responsabilità del contenuto del presente testo.|

[2]6,64 miliardi di euro e 5,25 miliardi di euro devono essere pagati, rispettivamente, alla BCE e al FMI di qui al 31 dicembre 2015. Fonte: Wall Street Journal,http://graphics.wsj.com/greece-debt-timeline/, consultato il 12 luglio 2015