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Lettera di Zoe Konstantopoulou, Presidente del Parlamento greco al Presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz

Da CADTM − 13 luglio 2015

13 luglio, di Zoe Konstantopoulou, Presidente del Parlamento greco che ha votato contro l’accordo con la Troika

Oggetto: l’impegno dei Parlamenti a garantire il pieno rispetto delle procedure democratiche e della protezione dei diritti umani nell’Unione Europea alla luce del recente referendum in Grecia.

Signor Presidente,
Caro Collega,

Come Lei sa, il 5 luglio 2015, la Grecia ha organizzato, in seguito a una decisione del Parlamento, un referendum sul quadro fissato da due documenti. Questi, intitolati «Reforms for the completion of the current program and beyond» (Riforme per il completamento del programma in corso e aldilà) e «Preliminary Debt Sustainability Analysis for Greece» (Analisi preliminare della sostenibilità del debito per la Grecia), sono stati posti sul tavolo dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale, il 25 giugno 2015. Allora, era stato dato al governo greco un limite di 48 ore (che scadeva il 27 giugno) per rispondere. Il governo, considerando che la proposta consisteva in termini e condizioni che andavano aldilà del suo recente mandato, non ha accettato la scadenza e ha chiesto al popolo greco di pronunciarsi sui documenti tramite un referendum. La decisione del referendum è stata presa dopo una discussione del Parlamento in seduta Plenaria, il 27 e 28 giugno. La domanda posta al popolo greco consisteva nel sapere se accettava o respingeva i documenti sopra citati che il governo doveva accettare o rifiutare per conto del popolo. Il referendum si è tenuto il 5 luglio 2015 e i documenti sono stati rifiutati dal popolo greco con un voto ad ampia maggioranza del 61,3%.

Questo referendum è stato il primo organizzato in Grecia in 41 anni, dopo il ritorno della democrazia (1974) e l’entrata in vigore di una nuova costituzione (1975). Era ugualmente la prima volta che il popolo greco aveva direttamente «voce in capitolo» a proposito di misure e memorandum che gli sono stati imposti dal maggio 2010.

Nel corso degli ultimi 5 anni, sono state prese misure in violazione del diritto internazionale e delle disposizioni costituzionali nazionali attraverso procedure straordinarie che hanno aggirato il Parlamento o limitato la discussione parlamentare. Ne è un esempio la limitazione a 10 ore per votare un testo di 800 pagine condensate in un solo articolo da discutere, come ho potuto spiegare nella nostra riunione di fine aprile a Roma.

Queste misure hanno provocato una crisi umanitaria senza precedenti, una grande miseria e gravi violazioni dei diritti umani fondamentali, documentati in un certo numero di rapporti. Tali rapporti provengono da tribunali greci, dal comitato europeo per i diritti sociali, e dall’esperto indipendente dell’ONU sul debito e i diritti umani. A questi bisogna aggiungere le conclusioni del Parlamento europeo sul ruolo e sulle operazioni della Troika e quelle del rapporto preliminare della Commissione per la verità sul debito greco. Quest’ultimo è allegato per Sua informazione alla presente lettera per sottolineare il bisogno democratico di un cambiamento nelle politiche europee relative al debito greco, del quale la Commissione ha evidenziato il carattere illegittimo, illegale, odioso e insostenibile. Ciò significa che il debito è stato contratto con procedure che violano i diritti umani, il diritto internazionale e la Costituzione greca. Il suo rimborso comporta ulteriori gravi violazioni dei diritti economici e sociali che fanno parte integrante della civiltà europea e della sua comune eredità.

Con il referendum, è la prima volta nel corso degli ultimi 5 anni che il Parlamento ha avuto «voce in capitolo» a proposito di un accordo, ed è ugualmente la prima volta che il popolo ha potuto pronunciarsi su misure che gli sono imposte. Insomma, un vero momento di democrazia!

Sfortunatamente, questo processo democratico si è visto intaccato da ingerenze esterne allo scopo di ostacolarlo. A causa della decisione della Banca centrale europea di bloccare la liquidità alle banche greche, il voto si è svolto in un contesto di chiusura delle banche e di controllo dei capitali. Più grave ancora, i dirigenti e funzionari europei non hanno smesso di fare dichiarazioni pubbliche che deformavano grossolanamente la domanda posta nel referendum o chiedevano il suo annullamento. A questo si sono aggiunti i tentativi di pregiudicare il suo risultato con interpretazioni arbitrarie dei voti «sì» e «no». Come Lei sa, la domanda per il referendum non è mai stata sull’uscita o no dalla zona Euro, ma riguardava esplicitamente l’accettazione o il rifiuto delle proposte in forma di ultimatum poste sul tavolo il 25 giugno 2015. Ciò nonostante, i funzionari europei hanno fatto dichiarazioni pubbliche presentando il referendum come una scelta a favore o contro l’Europa o l’Euro mentre non era per niente così. Il risultato è stato un attacco ai principi fondamentali ai quali l’Unione europea pretende di richiamarsi.

Malgrado questi interventi e le condizioni stesse nelle quali il voto è stato organizzato, (con le banche chiuse da una settimana), il popolo greco ha respinto in massa le proposte chiuse, destinate a pagare un debito insostenibile. È interessante costatare che nel corso della settimana precedente il referendum, un rapporto preliminare dell’FMI, intitolato «Preliminary Draft Debt Sustainabilty Analysis» in data 26 giugno 2015 ma pubblicato solo il 2 luglio, ha giudicato il debito insostenibile. Questo rapporto contraddice direttamente quello intitolato «Preliminary debt-sustainabilty analysis for Greece», in data 25 giugno consegnato al governo greco e che questo ha deciso di sottoporre al voto, confermando in tal modo la pertinenza del suo rifiuto da parte del governo e del popolo greci.

Con il suo voto, il popolo greco dà un’opportunità di fare prevalere la democrazia e la trasparenza in Europa.

In quanto parlamentari e presidenti di parlamenti, siamo chiamat/e/i a rendere conto del referendum e a rispettarne il risultato, e a cooperare in vista di una soluzione umana e democratica per un popolo che soffre da anni. Si tratta di rispettare il diritto del popolo greco a vivere con dignità e speranza, con la messa in opera di soluzioni per fare in modo che l’Europa rispetti i suoi cittadini e non sia una prigione per i suoi popoli .

Sono convinta che i Parlamenti dell’Unione europea e il Parlamento europeo dovrebbero essere informati correttamente dei fatti. In tal modo dovrebbero essere coinvolti nelle procedure dell’Unione europea per garantire che la democrazia in Europa non ceda il posto a pratiche che non sono state legittimate. Pratiche che minano la prosperità e il benessere dei popoli e delle società europee violando gli obiettivi fondamentali degli statuti europei previsti all’articolo 3 comune ai diversi Trattati europei. I Parlamenti e i parlamentari sono eletti dai popoli e devono rendere conto ai popoli. Essi sono, per definizione, la vera voce dei popoli, e per questo devono rispettare le attese dei popoli per la protezione dei valori e delle garanzie fondamentali europee.

Considerando di nuovo questa situazione da un punto di vista parlamentare e democratico, è intollerabile essere testimone di tentativi ripetuti di contestare o persino di vedersi negare il diritto fondamentale di un popolo di decidere con un referendum a proposito dei propri diritti fondamentali. Questi riguardano la vita, la dignità, il lavoro, il benessere, le cure sanitarie, l’istruzione, la pensione, così come la prospettiva dei giovani e delle generazioni future. Questa prospettiva è gravemente compromessa dalle politiche cosiddette «di salvataggio», che hanno portato a un tasso di disoccupazione del 60% tra i giovani e addirittura del 72% tra le donne giovani, e a un debito di 32.500 euro per ogni bambino che nasce.

Pertanto Le chiedo di astenersi da dichiarazioni come quelle che ha fatto negli ultimi giorni – sia prima che dopo il referendum –. Con le Sue dichiarazioni Lei sottintende che il «NO» deve dare luogo a una punizione per il popolo greco. Le chiedo ugualmente di astenersi da dichiarazioni che contengono interpretazioni arbitrarie e false del risultato del referendum, miranti a contestare una procedura democratica in uno Stato membro dell’Unione europea.

Vorrei ugualmente sottolineare il comportamento della Banca centrale europea, che continua a rifiutare la fornitura di liquidità adeguata alle banche greche. Questa misura ha per conseguenza la chiusura delle banche, cosa che rafforza l’impressione che il popolo e il governo greco sono puniti per l’esercizio di un diritto politico fondamentale – il diritto di voto. Il fatto che le dichiarazioni ufficiali, compresa la Sua, prospettino un aiuto umanitario alla Grecia, se la situazione persiste, indica che c’è la consapevolezza che la stessa sopravvivenza del popolo greco è messa in pericolo dal rifiuto della BCE di fornire liquidità. Questo sottolinea il bisogno urgente di una soluzione democratica e umana al posto di misure dalle conseguenze antidemocratiche e inumane, e rivela il grado di responsabilità dei funzionari e dirigenti europei.

La tragedia greca non è un gioco e non può essere disgiunta dagli errori e mancanze flagranti dei creditori della Grecia, che questi ultimi hanno pubblicamente riconosciuto. Punire una popolazione per correggere tali errori è una soluzione insopportabile, che entra in contraddizione con i principi europei.

Pertanto faccio appello al Suo senso di solidarietà europea e chiedo il Suo contributo per risolvere questa crisi, per garantire il rispetto della democrazia, dei diritti umani fondamentali e dell’uguaglianza nell’Unione europea, e di esercitare a questo fine il necessario controllo democratico delle istituzioni europee.
Zoe Konstantopoulou
Presidente del Parlamento greco