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Il popolo greco in massa dice No alla Troika

Comunicato dell’Esecutivo nazionale di Sinistra Anticapitalista

La grande vittoria del No nel referendum greco è il risultato di anni e anni di lotte contro i memorandum e contro le brutali politiche di austerità che l’Unione europea e i governi ellenici hanno imposto a quel popolo, con devastanti conseguenze economiche, sociali e umane.
E’ un voto chiaro  che chiede di porre fine alle politiche di saccheggio e rapina delle classi dominanti e di contrastare i meccanismi distruttivi del sistema capitalista.
Conferma ed estende il grande risultato delle elezioni del 25 gennaio che ha portato al governo una forza politica che ha sostenuto tutte le mobilitazioni e si è presentata con un programma elettorale radicale e nettamente contrapposto ai diktat dell’austerità.
Il popolo greco, due elettori su tre, si è pronunciato democraticamente e con chiarezza e ha sconfitto la Troika e i suoi arroganti ricatti. Con la Commissione europea, la BCE e il FMI, sono stati sconfitti anche tutti quei governi europei che (come il nostro Renzi) avevano cercato di condizionare il voto del popolo greco, agitando i fantasmi della “grexit”.
Si conferma l’incompatibilità tra la democrazia e l’austerità delle istituzioni europee, come già dimostrato dalla vittoria dei No nei referendum in Danimarca (2000), in Francia (2005), Irlanda (2001 e 2008), Olanda (2005).
Ma non sono solo i “creditori” internazionali a ricevere lo schiaffo del No. Anche in Grecia c’è chi esce pesantemente sconfitto da questa giornata: i partiti del centrodestra e del centrosinistra che, corresponsabili con la Troika del disastro economico greco, volevano garantirsi con il sostegno al Sì la prosecuzione della loro politica antipopolare; e sconfitte sono anche le classi dominanti greche che hanno cercato, con una forsennata campagna a favore del Sì, di mantenere la propria internità alle classi dominanti continentali e che vogliono mantenere a tutti i costi i loro vergognosi privilegi.
La vittoria del No indica che a pagare i prezzi della crisi devono essere da un lato le banche internazionali “creditrici” e, dall’altro, le classi agiate elleniche che invece, finora, si stavano arricchendo sulle spalle della maggioranza dei ceti popolari greci.
Il risultato del referendum greco è importantissimo anche perché indica una strada di lotta contro l’austerità europea basata sulla solidarietà e non sull’arroccamento sciovinistico egoistico.
Questa vittoria è una vittoria per tutte le classi lavoratrici europee,  costituisce un formidabile incoraggiamento alla battaglia contro l’austerità in tutti gli altri paesi europei, in particolare in Spagna, l’altro paese in cui, dopo la Grecia, la mobilitazione sociale ha prodotto la possibilità concreta di una alternativa politica.
Nessuno sa che cosa accadrà nei prossimi giorni, ma il popolo greco può ora affrontare con più forza e determinazione le dure prove che lo attendono.
Molti sostengono che oggi il il governo greco, forte del sostegno della grande maggioranza del proprio elettorato, potrà finalmente ottenere un accordo più favorevole. Resta il fatto che finora la Troika e le classi dominanti hanno in mente una sola soluzione, la “loro soluzione” e la resa del popolo greco da realizzarsi con tutti i mzzi. Una soluzione che fosse una versione edulcorata del programma dettato dalla Troika negli scorsi giorni e rifiutato dal governo greco non corrisponderebbe in alcun modo al pronunciamento popolare.
La vittoria del No mette invece all’ordine del giorno la necessità e la possibilità di avviare in Grecia una  politica economica e sociale radicalmente alternativa, un’inversione di rotta, a partire dall’annullamento del debito illegittimo, da una politica di crescita dell’occupazione, dei salari, delle pensioni, dei servizi pubblici, e il definitivo abbandono delle politiche di austerità, in Grecia ma poi in tutta Europa.
Il popolo greco ha bisogno più che mai della massima solidarietà delle classi lavoratrici europee a partire dal nostro paese; la sua lotta aiuta anche noi a contrastare le politiche antipopolari di Renzi, a rilanciare anche in Italia un movimento per l’occupazione, i salari, i diritti contro le aggressioni del governo e della Confindustria.