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Grecia, contro le ingerenze, il senso del No

Pubblichiamo la dichiarazione della Presidente del Parlamento greco, Zoe Konstantopoulou, sul diluvio di interventi di membri delle «istituzioni» (Commissione europea, BCE e FMI) e di capi di Stato contro la decisione del governo greco di indire un referendum sulle politiche di austerità. La battaglia del referendum, come sottolinea il Financial Times, del 1° luglio, appare sul piano sociale e politico come l’espressione «della divisione tra le classi superiori, che considerano l’euro come il simbolo della prosperità e della loro identità europea (e temono per il valore delle loro proprietà e dei risparmi bancari) e la classe lavoratrice che ha visto il proprio salario, le proprie possibilità di lavoro e il finanziamento dello Stato [servizi pubblici] pesantemente tagliati sotto gli effetti di una serie di programmi di aiuto dal 2010».

Dichiarazione di Zoe Konstantopoulou, presidente del Parlamento greco, da A l’Encontre, traduzione di Gigi Viglino

In questi ultimi giorni e in queste ultime ore si è registrato un diluvio di grossolane ingerenze nel processo democratico del referendum, proclamato per la prima volta in 41 anni dalla fine della dittatura dei colonnelli, su iniziativa del Primo ministro, poi su proposta del governo e decisione del Parlamento. I rappresentanti di ieri, i corresponsabili della distruzione del paese e del popolo, e i loro partner nazionali e stranieri, hanno fatto tutto quanto potevano per impedire l’espressione della volontà popolare. Per impedire o annullare il referendum.

E ora, poiché hanno fallito in quel tentativo, fanno tutto quello che possono per modificarne il risultato, rendere oscura o snaturare la domanda chiarissima, rivolgendo al popolo un nuovo ricatto:

  • Sia dicendo che, se i cittadini dicono «no», dovremo lasciare l’Unione europea o la zona euro;
  • Che se dicono «no» non ci sarà alcun nuovo negoziato;
  • Che se dicono «no», significa che «non vogliono aiuti».

Alcuni – capi di Stato, ma anche rappresentanti della Commissione e di altre istituzioni e organismi – non esitano a interferire grossolanamente negli affari interni del paese e a suggerire al popolo che cosa deve votare al referendum, modificando la vera domanda. È importante non solo ciò che dicono ma anche chi lo dice.

Lo dicono i rappresentanti dei governi che si sono alleati ai governi che hanno distrutto il paese e hanno fatto accordi e scambi con loro.

Lo dicono i rappresentanti di organizzazioni internazionali che hanno partecipato a programmi catastrofici che hanno disgregato la società e causato indicibili sofferenze. Lo dicono dignitari che hanno ammesso di avere sbagliato nel caso della Grecia, più e più volte. Ma lo dicono anche i rappresentanti del sistema politico corrotto dei vecchi partiti, della corruzione e degli intrallazzi, quelli che hanno creato un debito illegale, odioso e insostenibile e che vogliono caricarlo sul popolo, sui giovani e sulle generazioni future, senza rendere alcun conto.

Il sì non significa sì all’Europa. Significa sì all’ultimatum rivolto dalla Troika al governo greco.

Il sì significa sì ai memorandum, alla sottomissione, alla schiavitù.

  • Sì a ulteriori riduzioni dei salari e delle pensioni;
  • Sì alla disoccupazione e alla precarietà del lavoro;

Significa sì all’abbandono della sovranità e della democrazia, alla svendita dei beni pubblici, a pesanti tasse all’infinito.
Significa anche sì alla degradazione della Grecia da paese membro a parità dell’UE a paese paria e colonia del debito.

Il no significa no alle tattiche e pratiche antidemocratiche:

  • No ai ricatti antieuropei e agli ultimatum;
  • No ai blocchi artificiali;
  • No all’asfissia del popolo, con le banche chiuse;
  • No all’asservimento di Stati membri da parte di altri Stati membri;
  • No alla sottomissione economica e politica.

Il Governo ha tenuto la schiena dritta. Non ha ceduto, non ha capitolato tradendo la fiducia dei cittadini. Il Parlamento nel 2015 è stato alla sua altezza. Non ha trasformato in leggi dello Stato le misure che hanno condannato numerose generazioni a una schiavitù dal memorandum.

Per la prima volta il popolo può realmente decidere il proprio futuro. Per la prima volta può respingere lui stesso, con il suo voto, l’ultimo ricatto. Per la prima volta il popolo può rialzare la testa, e con il suo voto, con il no, scuotere il giogo dei memorandum.

Voti e si batta per la propria dignità e il proprio futuro. Difenda il solo governo che ha avuto fiducia in lui e gli ha restituito il potere che gli appartiene, difenda il Parlamento che lui stesso ha eletto e che gli ha restituito il potere che ha ricevuto da lui e che esercita a suo favore. Non permetta il rovesciamento del governo da parte di quelli che da mesi elaborano scenari di destabilizzazione e ribaltamento, per ridare il paese alle forze della corruzione, degli intrallazzi, e della disonestà, che hanno tratto profitto dai memorandum sulle spalle della società. Mandi il messaggio forte e ottimista anche agli altri popoli d’Europa, che la democrazia è questione di uomini e popoli e non di banche, di banchieri e di mercati.

I «no» del popolo greco, nel corso della storia, hanno reso fieri non solo i greci ma l’intera umanità. Un tale «no» renderà fiere le generazioni future e difenderà la vera anima dell’Europa, che non si basa su ultimatum e ricatti, ma su una coesistenza egualitaria, sulla democrazia e la solidarietà.