Ultimi articoli

Grecia, a 5 mesi dalle elezioni, una solidarietà indispensabile

Da settimane, i mass media denunciano la presunta “intransigenza” del governo Tsipras, e la sua altrettanto presunta responsabilità nell’impedire alla UE, alla BCE e al FMI di sbloccare alla data prevista del 30 giugno i 7,2 miliardi di euro aiuti. Si tratta di una informazione sfacciatamente falsa, pura e semplice propaganda di guerra. Le tre istituzioni che gestiscono il potere delle classi dominanti in Europa e non solo (vedi il FMI) vogliono infliggere una sconfitta al governo greco di Syriza. Un governo legittimamente eletto giusto 5 mesi fa e che da allora rappresenta, molto più di altri governi europei (vedi ad esempio il governo italiano di Renzi, non eletto da nessuno) le scelte democraticamente espresse dal suo popolo.

Su scala europea, i governi, siano essi di destra o sedicenti di sinistra (Matteo Renzi, appunto, o François Hollande), e le istituzioni finanziarie e padronali, vogliono dimostrare in pratica che che una politica contro l’austerità, a favore della maggioranza del popolo, è impossibile. Per dare questa dimostrazione utilizzano ogni mezzo. Ad esempio nei 45 minuti dell’incontro svoltosi a Bruxelles il 14 giugno i rappresentanti dei “creditori” hanno saputo dire al governo greco solo: o accettate tutto o non ci sarà nessun accordo.

In questi ultimi giorni, le immagini dei greci davanti ai bancomat sono diventati l’emblema di un panico bancario, di un intero popolo che si affolla agli sportelli bancari per prelevare tutto il denaro depositato. In realtà il ritiro massiccio dei capitali è cominciato prima del 2010 (al momento del primo piano di austerità). Si è trattato soprattutto del ritiro dei grandi patrimoni, poi piazzati nei paradisi fiscali. E nell’ultimo periodo si è trattato in particolare delle piccole e medie imprese costrette a ritirare gli euro per gare in contanti le forniture.

Il piano Juncker sulla “ripartizione dei richiedenti asilo” e sull’emergenza dell’arrivo dei rifugiati in Italia conquista il centro della scena. Ma il silenzio è quasi totale sull’analogo bisogno della Grecia di far fronte all’arrivo di migliaia di rifugiati. D’altra parte, decine di migliaia di giovani greci, in possesso di qualificazione professionale, sono costretti a emigrare per lavorare negli ospedali di altri paesi europei. Centinaia di milioni spesi dallo stato greco (e dai suoi contribuenti) per la loro formazione non entrano nella contabilità del debito.

L’ombra cinese dei 35 miliardi

L’opera di disinformazione prende la forma seguente. Il governo Tsipras sarebbe diventato ostaggio della sinistra di Syriza e non ostaggio dei creditori e delle loro istituzioni. Un esempio recente dell’arroganza di classe: tra le proposte di compromesso, il governo greco vorrebbe far passare dal 26 al 29% la tassazione sui profitti delle grandi imprese. Il 24 giugno il FMI rigetta la proposta e indica il 28% come tasso limite. Si mescolano qui un’insolenza che sfiora il ridicolo e la scelta di strangolare il governo greco. In realtà il FMI si oppone ad alcuni aumenti di imposta, ma non a quello dell’IVA, con tutta la sua ingiustizia sociale, e mette l’accento sulla richiesta di tagli di bilancio nella sanità, nelle pensioni, nei salari dei dipendenti pubblici. Si tratta cioè di far sprofondare ancor più nella miseria la maggioranza dei cittadini e delle cittadine greche, mettendo alla prova la loro capacità di resistenza sociale e quella delle forze politiche, associative e sindacali che li rappresentano. Con la complicità della borghesia greca, rappresentata da Nuova Democrazia di Antonis Samaras, dal Pasok in via di dissoluzione di Evangelos Venizelos (che ne è il presidente uscente) e di Fofi Gennimata, di To Potami (il Fiume) di Stavros Theodorakis, le «istituzioni» (la troika) vogliono in ogni modo imporre, a tappe, un programma completo di controriforme. E’ un segnale dato all’insieme dei lavoratrici e dei lavoratori europei.

Un vero bastone e una falsa carota

Da giorni, l’annuncio da parte del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker di un piano di 35 miliardi per la Grecia è su tutte le prime pagine dei giornali. E’ un vero e proprio inganno, per tre ragioni:

  1. questi 35 miliardi erano già previsti nei fondi europei per il periodo 2014-2020;
  2. 20 miliardi sono fondi strutturali e 15 miliardi devono servire per l’agricoltura. In gran parte sono prestiti a un tasso di interesse non precisato;
  3. si tratta di fondi svincolati da ogni condizione, mentre la Commissione europea li lega ad un «accordo»,cioè all’accettazione dei suoi diktat.

Le sole «azioni unilaterali» proibite sono quelle del governo greco. Mentre le «istituzioni» e i loro rappresentante in Grecia, Yannis Stournaras, presidente della Banca centrale greca, moltiplicano le proprie azioni unilaterali sotto la copertura delle «trattative».

Rimborso eterno

Il governo greco ha bisogno che siano sbloccati i 7,2 miliardi di euro del cosiddetto aiuto per rimborsare i prestiti che arrivano a scadenza nei prossimi due mesi: si tratta di una semplice constatazione: dei 7,2 miliardi di «aiuti», 5,5 miiardi torneranno in tasca ai creditori a fine luglio e altri 3,2 a fine agosto.

Al centro della politica delle «istituzioni» c’è il debito che il Comitato sulla verità del debito greco ha qualificato come illegale, illegittimo e odioso con forza di argomenti. Le «istituzioni» esigono l’austerità. Senza prima aver imposto la ritirata al governo Tsipras si rifiutano di discutere perfino di una ristrutturazione del debito (cioè di un allungamento dei tempi, un allentamento dei tassi di interesse, una parziale cancellazione).

Ora, perfino dal punto di vista di economisti e di governanti «illuminati», le misure di austerità, senza una profonda ristrutturazione del debito, non portano che a un risultato: un rimborso eterno dei creditori. Il governo può tagliare le spese sociali, i servizi pubblici, privatizzare settori importanti, aumentare le tasse per aumentare l’avanzo primario (cioè il saldo positivo al netto degli interessi del debito), ma la recessione continuerà (con la disoccupazione e il blocco dei consumi e degli investimenti), tanto più vista la debolezza della Grecia sul fronte dell’esportazione.

E’ la condanna della maggioranza della popolazione ad una miseria duratura. Si tratta di decisioni politiche e non economiche in senso stretto. Lo scopo è quello di rovesciare il governo o di costringerlo a patteggiare un governo di unità nazionale con To Potami o altri partner.

Di fronte al potere dei creditori e dei loro rappresentanti (che in giro per l’Europa hanno salvato le banche private trasferendo i loro debiti sullo stato greco), un settore molto largo della popolazione dice NO. Tutti i sondaggi più recenti confermano che la Coalizione della Sinistra Radicale (SYRIZA) ottiene 11 punti percentuali in più di quelli raccolti il 25 gennaio. Inoltre un sondaggio del 24 giugno (cfr. tvxs.gr) mostra che la prima preoccupazione delle persone interrogate tra i 22 e i 45 anni è la disoccupazione (80%). E alla domanda «Avete paura della Grexit (l’uscita della Grecia dall’euro)?», 63% dicono no, il 29% sì, l’8% non risponde. Infine, il 69% del campione aferma che le«istituzioni» sono responsabili dell’attuale impasse. C’è dunque un cambiamento di atteggiamento sulla Grexit che chiarisce il rifiuto di vedere schiacciata la propria «dignità collettiva».

Par où passe la défense de Syriza?

E’ di fronte a questa realtà in cambiamento che la sinistra di SYRIZA (Red Network, Corrente di sinistra, ecc.) afferma la propria contrarietà riguardo alle proposte fatte il 21 giugno dal governo Tsipras alla banda dei creditori. Nell’editoriale del quindicinale di DEA (Sinistra operaia internazionalista), del 24 giugno, Antonis Ntavanellos mette l’accento su vari punti:

  • il contratto con il popolo stipulato al momento delle elezioni non è rispettato nelle proposte fatte ai creditori. Sul salario minimo, sul diritto al lavoro, sull’IVA, sui prezzi dei carburanti da riscaldamento, sulle spese sanitarie, sulle pensioni, ecc.
  • Con la rinuncia alla decisione assunta al congresso di fondazione di SYRIZA di rifiutare il pagamento dell’essenziale del debito, il governo Tsipras si avvia ad un ritorno alla logica dei «memorandum». Con un orientamento simile, potrà SYRIZA evitare una perdità di radicamento e di credibilità?
  • Perciò, l’opposizione della sinistra di SYRIZA all’accordo tra il governo Tsipras e i creditori è una lotta per la difesa di SYRIZA e del suo governo.
  • E’ fondamentale che il partito-coalizione SYRIZA discuta democraticamente a tutti i livelli e prenda decisioni che non è errato dire hanno una dimensione storica. Per farlo, è fondamentale un’unità d’azione con tutti i settori sociali e politici che esprimono la volontà di opporsi ai diktat delle «istituzioni» e di aprire un’alternativa.

La coalizione SYRIZA mostra per il momento la capacità di dibattiti che non escludono nessuno. E’ per questo che le azioni e le proposte della «piattaforma di sinistra» de SYRIZA e delle sue diverse componenti devono essere largamente diffuse e discusse, anche fuori della Grecia. E’ un aspetto della solidarietà con il popolo greco.