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Grecia, l’unità nazionale come prospettiva per il sistema

di Antonis Ntavanellos, (editoriale del quindicinale di DEA, La Sinistra Operaia), da Alencontre, traduzione di Gigi Viglino
L’estrema aggressività dei creditori, ma anche gli arretramenti della direzione di SYRIZA – con la trappola dell’accordo del 20 febbraio e lo stallo proprio a una perseveranza a trovare una «soluzione» attraverso negoziati – hanno favorito le possibilità politiche di un contrattacco condotto dal personale politico che era stato sconfitto nelle elezioni del 25 gennaio 2015.
Il partito Potami (Il Fiume) è diventato un protagonista dell’orientamento per un «accordo ad ogni costo» con i creditori. Approfittando delle pressioni di diverse forze su scala nazionale, moltiplicando gli scenari provocatori sulla necessità di «liquidare» le posizioni radicali e i quadri di SYRIZA, To Potami insiste sulla propria disponibilità a un «allargamento» a destra del governo. Certo, una tale soluzione sarà solo (anche per quelli che la pianificano) temporanea: le chiacchiere neoliberiste di Stavros Theodorakis [il suo dirigente, un giornalista costruito dai media] hanno valore solo come anticipazione di un ritorno generale verso gli scenari di un’unità nazionale più ampia.
Questo è illustrato dai recenti dibattiti al Parlamento e dalle preparazioni degli altri attori, più seri.
Antonis Samaras (Nuova Democrazia) esige la firma immediata di un accordo, e ha presentato ufficialmente la politica di una «grande coalizione». È evidente il riferimento alla «grande coalizione» tedesca, cioè alla coalizione dei cristiano–democratici (CDU) e dei socialdemocratici (SPD), che hanno gettato le basi della dominazione del neoliberismo. Le condizioni avanzate da Samaras erano «misurate» ma anche emblematiche in quanto costituirebbero l’ammissione della sconfitta della politica della sinistra radicale: no alla calunnia (contro il personale politico che ha accettato i memorandum); no alla riassunzione de/lle/gli impiegat/e/i licenziat/e/i; nessun rifiuto delle privatizzazioni. Il dirigente della destra ha deciso, nella prospettiva delle elezioni, di tagliare una via d’uscita dalla situazione attuale: essere di ostacolo a un contrattacco di SYRIZA. Ha messo in guardia sulla scelta di una «polarizzazione civile». Il solo termine «civile», uscendo dalla bocca del leader dell’estrema destra di Nuova Democrazia possiede un tono minaccioso. Per mezzo di tali minacce, coordinate con la pressione esercitata dai media per un «ritorno alla normalità» nelle relazioni con i creditori, Samaras cerca di spingere Alexis Tsipras verso la prospettiva suicida di una coalizione che abbia per base un nuovo memorandum.
Certo, queste frecciate nel suo discorso non bastavano a nascondere il fatto che ormai Samaras è una «carta inutile» per il regime politico greco. Ma questi orientamenti del partito di destra possono diventare molto più insistenti se vengono esercitati da una nuova direzione che non dovrà portare la responsabilità del peso dei fortissimi conflitti con SYRIZA e della sconfitta nelle elezioni del gennaio 2015.
I problemi che ha di fronte il PASOK sono più importanti. Le sue responsabilità nella realizzazione delle politiche neoliberiste non sono facili da nascondere. Evangelos Venizelos è costretto ad ammettere di essere un capofila dimissionario, mentre Fofi Genimatas e gli altri due candidati [1] sono nettamente inadeguati rispetto alla situazione presente. Nondimeno la «scuola» PASOK del compromesso è preziosa per il regime, in particolare in tempi nei quali bisogna chiamare pesce la carne. Lo sforzo compiuto da Venizelos al Parlamento, nel rivelare che le proposte di «ristrutturazione» del debito – incluse nelle 47 pagine della proposta del governo fatta ai creditori – sono il risultato di un lavoro fatto in collaborazione con la Banca Lazard è del tutto caratteristico.[2]
La linea adottata da Alba Dorata deve essere presa come un avvertimento dalla direzione di SYRIZA. Il «Führer» dell’organizzazione nazista, Nikolaos Mixaloliakos, ha scelto nel Parlamento di limitarsi a una demagogia «antiplutocratica», evitando gli abituali insulti razzisti e nazionalisti. Malgrado Alba Dorata sia stata messa in difficoltà dal movimento antifascista e antirazzista, malgrado il peso delle rivelazioni sulle sue attività criminali, la direzione dell’organizzazione nazista ripone le sue speranze nelle possibilità che offrirebbe una grossa crisi di SYRIZA, se quest’ultima arretra in modo disordinato sotto la pressione dei creditori.
Il discorso del KKE (Partito Comunista), fatto da D. Koutsoumba è interessante. Il segretario generale del KKE ha «aperto» la porta a una tattica di fronte unico in direzione della base sociale ed elettorale di SYRIZA (mettersi assieme per organizzare le lotte contro l’austerità, le lotte negli ospedali pubblici, ecc.). Ma questa apertura resta zoppicante e senza sbocco fino a quando il KKE non si deciderà a fare la differenza tra SYRIZA e i partiti borghesi, finché non formulerà una tattica che tenga conto delle profonde differenze tra SYRIZA e il campo di Nuova Democrazia, del PASOK e di Potami.
È evidente che se la direzione di SYRIZA arretra di fronte ai ricatti dei creditori, aprirà la via a sviluppi politici più rapidi. Questi andranno in senso a destra, con la prospettiva, prima o poi, di un governo di unità nazionale.
Per evitare questa catastrofe, occorre una risposta effettiva alle pressioni «esterne» che vengono dai negoziati. È anche necessario, in modo urgente, aprire un fronte interno: prendere misure che migliorino la situazione dei lavoratori e dei poveri, a spese dei banchieri, degli industriali e degli armatori, anche a partire dal «minimo» che era proposto dal programma elettorale di SYRIZA.
Consolidare un’alleanza sociale «dal basso» è un fattore chiave per la sopravvivenza di un governo di sinistra di fronte al blocco dei capitalisti greci e dei loro alleati internazionali. Al contrario, continuare sulla strada dell’illusione che si potrà trovare una soluzione pacifica e che dovrebbe soddisfare tutte le parti, porterebbe rapidamente all’annullamento delle speranze del 25 gennaio. Il processo inizierebbe con un governo di unità nazionale e poi, alla fine, con il ristabilimento della «normalità» borghese.
Note
[1] E. Venizelos ha dato le dimissioni al congresso. Il PASOK deve dunque eleggere un nuovo dirigente. Fofi Genimatas, figlia di un ministro che ha fatto carriera negli anni 1980 e inizio 1990, è già stata viceministro della Sanità e dell’Educazione tra il 2009-2010. È uno dei tre candidati a questo posto. (Redazione A l’Encontre)
[2] La Banca Lazard si è vista attribuire dal ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, un mandato per la funzione di consigliere nel campo della ristrutturazione del debito pubblico e del bilancio. (Redazione A l’Encontre).