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Grecia, la pericolosa illusione dell’allargamento del consenso

Intervista a Antonis Ntavanellos, della direzione di DEA, una delle componenti della Piattaforma di sinistra di Syriza, a cura di Henri Wilno e Yvan Lemaitre, da npa2009.org, traduzione di Andrea Martini

Qual è la tua valutazione dell’accordo raggiunto nell’eurogruppo il 20 febbraio?

Il governo tenta di evitare che l’economia e le banche greche siano strangolate dalle pretese dei creditori. Tsipras voleva ottenere una tregua di 6 mesi, ne ha ottenuti 4. Chiedeva che durante questo periodo i creditori non imponessero nuove misure, come avevano fatto con Samaras: in particolare nuovi attacchi alle pensioni e un aumento delle tasse sui consumi, a danno delle classi popolari. Chiedeva anche che la tutela della Troika sulla Grecia cessasse.

L’accordo concesso dall’Eurogruppo dà del tempo, 4 mesi, ma lunedì 23 febbraio il governo ha dovuto presentare un programma concreto di sedicenti riforme che Syriza sarebbe pronta a imporre alla popolazione per rispettare gli impegni sul pagamento del debito. E’ la prima difficoltà, ma in più l’accordo impone un diritto di sorveglianza, non più da aperte della Troika ma da perte delle istituzioni europee e del FMI.

Si tratta dunque di un accordo molto stringente e credo che il governo cercherà un modo per divincolarsi da questa stretta.

Che cosa pensi dell’elezione alla presidenza della Repubblica di Pavlopoulos, un politico di destra?

Di fronte alle grandi difficoltà che sono davanti all’economia e alle banche greche, in particolare di fronte ai creditori, la direzione di Syriza crede di aver bisogno del più largo consenso. E per far ciò, Tsipras ha scelto come presidente un politico di destra. Credo che sia un grave errore. Finora Syriza è riuscita a costruire un consenso dal basso, conquistando il sostegno dei lavoratori e delle classi popolari.

La scelta di Pavlopoulos è un messaggio politico che crea confusione nelle relazioni tra Syriza e le masse popolari, tanto più che il presidente è stato eletto per una durata di cinque anni con 233 voti da parte di Nuova Democrazie e diSyriza.

D’atra parte non dobbiamo sottovalutare che la presidenza della Repubblica non è una posizione neutra: può prendere iniziative politiche e creare difficoltà al governo, soprattutto in una situazione di crisi politica. Ecco perché ci siamo opposti a questa proposta. La nostra compagna deputata Gianna Gaitani non ha votato per la candidatura sostenuta da Tsipras, malgrado la minaccia di espulsione.

Come spieghi che il governo non prenda nessuna misura di controllo sulle banche mentre si assiste a importanti trasferimenti di capitali?

Anche questa passività rinvia alle stesse spiegazioni, la ricerca del consenso. Il governo ha messo alla testa delle banche degli ex-socialdemocratici o dei liberali. Lo fa perché vuole allargare il consenso nel paese e a livello internazionale. credo che questa politica sia molto pericolosa. Le banche sono nelle mani di social-liberali che, negli anni 90, hanno partecipato alla loro privatizzazione. Il governo pensa di poter collaborare così con dei quadri che vengono dal PASOK e che, ora, cercano di giocare un ruolo importante per esercitare le loro pressioni.

Quali sono i rapporti tra Syriza e le classi popolari, lo stato delle mobilitazioni?

I membri di Syriza sono stati la colonna vertebrale delle mobilitazioni che hanno avuto luogo dopo le elezioni in tutte le città del paese. Queste mobilitazioni di solidarietà con il governo si oppongono al ricatto della Troika, ma puntano anche a spingere il governo con l’idea dello slogan «nessun passo indietro!».

Lo scorso anno, Syriza è stata nel cuore di tutte le mobilitazioni e, con questa partecipazione, abbiamo creato un’organizzazione militante e democratica che nessuno potrà manipolare, né ingannare facilmente, senza reazioni.