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Grecia, bilancio e riflessione complessivi sulla vittoria e sulla sua possibile dinamica

Trascrizione degli interventi di Antonis Ntavanellos e di Sotiris Martalis, da A l’encontre, traduzione di Titti Pierini

Il 7 febbraio, i nostri compagni dell’International Socialist Organisation (USA) e della loro rivista SocialistWorker.org organizzavano una videoconferenza con Antonis Ntavanellos e Sotiris Martalis, due membri di Syriza – il primo, membro del Coordinamento esecutivo, il secondo del Comitato centrale – che animano l‘organizzazione DEA (Sinistra Operaia Internazionalista). Dopo questa intervista, varie istanze dell’Unione europea hanno confermato la loro volontà di piegare il governo di Syriza, scagliando una vera e propria guerra di classe contro gli obiettivi di questo governo, che puntano a rispondere ai bisogni elementari della maggioranza della popolazione. L’11 febbraio 2015, c’è stata una seconda mobilitazione, che ha raccolto circa 30.000 persone ad Atene, Salonicco e in numerose altre città, a sostegno del governo e contro la politica delle varie istituzioni dell’UE. L’enorme pressione delle istanze economiche e politiche sul governo greco si traduce in diverse concessioni: una di queste riguarda il timing dell’attuazione dell’aumento del salario minimo a 751 euro (in vigore nel 2009): la seconda tende a differire l’innalzamento a 12.000 euro del tetto del reddito esente da imposta (ora fissato a 5.000) al II semestre 2016.

Inoltre, la privatizzazione di una seconda parte del porto del Pireo resta aperta, contrariamente alle prime dichiarazioni. Pechino considera strategico questo porto. Cosco Holding Co, nel 2009, aveva acquistato una concessione per 35 anni di un terminale per containers. Il portavoce del ministero delle Finanze cinese aveva dichiarato all’epoca che si trattava di «un modello di reciproca collaborazione vantaggioso per la Cina e la Grecia» (Wall Street Journal, 11 febbraio 2015). Il ministro greco della Marina mercantile, Theodore Dritsas, sembra aver cambiato posizione. Si tratta di un’importante posta in gioco, tanto più che tra gli acquirenti in fila ci sono la società danese A.O. Moller-Maersk e il principale operatore degli Stati Uniti, Ports America Inc.

Infine, come sottolinea Ntavanellos nell’intervista, i negoziati sul debito, perlomeno quelli condotti da Varufakis, cambiano tono. Di fronte alla mobilitazione popolare, alle aspettative che si concretizzi il programma elettorale, alla manifestazione di una “dignità sovrana”, quali saranno le scelte di fondo del governo? In occasione delle manifestazioni dell’11 febbraio, la parola d’ordine “No al 100% ai Memoranda” era stata accolta molto bene. La fase post-vittoria politico-elettorale entra ora nella sua prima tappa. Uno dei fattori che contribuirà alla qualità e alla forma in cui si concluderà sta nella solidarietà internazionale, che deve spalleggiare l’adesione a una politica governativa greca che respinge un sistema di diktat legalizzato. C’è in atto uno scontro di classe che analisti della stampa economica definiscono «uno scontro di legittimità in Europa».

Da alcuni anni stiamo facendo conoscere iniziative, analisi e prese di posizione dei nostri compagni della DEA. Riteniamo che tradurre e rendere pubblica questa videoconferenza costituisca una documentazione molto importante per sorreggere la solidarietà internazionale con le masse popolari greche contro l’aggressione delle istanze dell’UE che stanno prendendo di mira il governo di Syriza.

Ntavanellos e Martalis ricostruiscono e analizzano le vicende che hanno portato alla vittoria di Syriza (a partire dai movimenti e dagli scioperi generali degli scorsi anni), alla formazione del governo, all’alleanza con ANEL (Greci indipendenti), i punti centrali della sua piattaforma elettorale e, soprattutto, le conseguenze delle pressioni finanziarie e politiche della UE e della Trojka sulla politica del gabinetto condotto da Alexis Tsipras. Illustrano l’appoggio popolare al governo e le mobilitazioni di massa sviluppatesi per respingere le pressioni della BCE e degli altri paesi euopei.

Le timide aperture di Varoufakis alle richieste della Commissione europea (peraltro del tutto insoddisfacenti per i detentori del debito) hanno aperto una discussione nel paese e nel governo, con Tsipras e i ministri più radicali.

Oltre ai nodi economici, un punto importante è l’atteggiamento verso le/gli immigrate/i. La nomina di Tasia Christodopulu, militante antirazzista radicale, come ministro dell’Immigrazione ha alzato il tono dello scontro con tutti gli altri partiti anche su questo tema.

Syriza è ovviamente rafforzata dal successo elettorale, ma la discussione al suo interno è tutt’altro che sopita. Oltre alla Piattaforma di sinistra (alla cui costituzione concorre anche DEA e che ha raccolto il 30% dei consensi all’ultimo congresso), la discussione si è animata anche nella corrente maggioritaria (quella di Tsipras) dalla quale si è recentemente separato un settore (“Lettera dei 53”) che ha scelto di collocarsi autonomamente più a sinistra.

La nuova situazione ha anche dato uno slancio nuovo all’azione dei militanti di Syriza nei sindacati, finora largamente controllati dal PASOK e, in parte, dal KKE.

I due dirigenti di DEA e di Syriza analizzano anche le altre formazioni della sinistra greca, in particolare il KKE e Antarsya

I due compagni si soffermano su alcuni nodi politici che ora la lotta in Grecia ha di fronte, a partire dalla vexata quaestio dell’uscita o meno dall’euro. E sulle lezioni che anche negli altri paesi si possono trarre dalla vicenda greca.

Leggi la trascrizione della videoconferenza