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Grecia e Germania, chi è il debitore, di chi?

di Antonio Moscato, da Movimento operaio

Sollevare la questione del condono di cui ha beneficiato la Germania nel secondo dopoguerra non è un “espediente propagandistico” di Tsipras che rivelerebbe la sua “doppia morale”, come hanno insinuato molti squallidi commentatori italiani. In realtà fin dal giorno della sua elezione, ed anzi già nel corso della campagna elettorale, la questione era stata posta con forza. E anche negli anni passati si erano svolti convegni storici sulla questione, con la partecipazione di studiosi tedeschi (in Appendice una Bibliografia riporta le tracce di questo lavoro). D’altra parte perfino il governo Samaràs aveva accennato alla questione nel 2012, minacciando di costituire una commissione d’inchiesta. Ma naturalmente di fronte alle intimazioni della Merkel si era subito arreso, e non ne aveva fatto niente.

Tsipras invece ha creato immediatamente una commissione sul debito di guerra tedesco, affidandone simbolicamente la presidenza a Manolis Glezos, che come giovanissimo ufficiale nel 1941 diede il via alla resistenza strappando la bandiera del Terzo Reich dal Partenone, poi è stato partigiano comunista, e già nella penultima legislatura deputato di Syriza. Il discorso con cui Tsipras ne annunciava l’istituzione è stato fatto anche come sfida ai nazisti di Alba Dorata, ma ha raccolto i consensi anche di una parte dei deputati conservatori. Un’altra iniziativa sintomatica era stato l’omaggio alla lapide che ricorda la fucilazione di 400 combattenti della resistenza alla periferia di Atene, il primo gesto di Tsipras dopo la vittoria elettorale.

Sono in tanti in Grecia a essere sdegnati con il governo tedesco, in cui cristiano sociali e socialdemocratici sono perfettamente d’accordo nel rifiutare ogni obbligo morale nei confronti delle vittime di quel regime nazista di cui sono di fatto eredi. Abbiamo pagato, dicono, ma quel che hanno pagato corrisponde a un sessantesimo di quanto dovuto. Un sessantesimo, cioè l’1,67% delle riparazioni che erano state calcolate nell’immediato dopo guerra. Il debito che era stato annullato nel 1953, rivalutato, corrispondeva più o meno all’ammontare del programma di tagli al bilancio imposti dalla Troika al governo Papandreu nel giugno 2011.

Ma il risentimento di gran parte dei greci è legato anche al modo feroce con cui la Germania aveva saccheggiato le casse dello Stato ellenico, distrutte fabbriche e infrastrutture portuali, e perfino il Canale di Corinto, che richiese anni di costosi lavori per essere di nuovo navigabile. Tutti i governi greci del dopoguerra non potevano però non accettare il diktat dei protettori della Germania (USA, GB, Francia, e anche l’Italia democristiana e anticomunista), sia perché essi stessi erano fortemente sbilanciati a destra, sia perché le grandi famiglie della politica greca hanno sempre fatto affari in Europa con i miliardi sottratti al paese. Nella lista Falciani degli evasori che hanno portato somme enormi nella filiale svizzera della Banca britannica HSBC ad esempio si è scoperto che la madre dell’ex premier Giorgio Papandreu, e moglie del predecessore Andrea, aveva messo da parte un gruzzoletto di mezzo miliardo di euro… Per forza Papandreu non poteva far altro che piegare la testa di fronte alle pretese della Troika!

Naturalmente il debito accumulato dalla Germania nel corso della guerra 1941-1944 (conclusa prima che in altre parti dell’Europa grazie al coraggio e alla determinazione dei partigiani comunisti greci) è solo un esempio di come i debiti si possono non pagare. È ridicolo dire (come ripetono diversi pennivendoli italiani) che l’affare sarebbe ormai chiuso, perché diversi governi greci si sono accontentati delle briciole che gli venivano offerte: quelli erano governi fantoccio, messi al potere da Gran Bretagna e Stati Uniti con la forza delle armi, poi puntellati dalla NATO, e dalle grandi industrie dell’armamento di cui la classe dirigente greca è stata ottima cliente per decenni.

Inoltre un argomento che viene ovviamente ignorato da chi fa campagna per screditare “le pretese di Tsipras” è che l’attuale debito greco nei confronti della Germania è stato accumulato con un meccanismo perverso: i governanti asserviti alla Troika accettavano prestiti, che tuttavia non arrivavano neppure in Grecia, ma finivano in buona parte nelle banche tedesche (e dei principali paesi imperialisti) per pagare l’interesse del debito precedente. Ne aveva parlato già Rosa Luxemburg più di un secolo fa, a proposito dell’Egitto, Rosa L. sul debito: “Anzitutto, ogni prestito rappresentava una speculazione, in cui da un quinto a un terzo e più della somma nominalmente prestata rimaneva appiccicata alle mani dei banchieri europei. Gli interessi usurari dovevano comunque, bene o male, esser pagati…”:

Ci sono comunque molti esempi di debiti impagabili e che non sono stati pagati: oltre al recentissimo: Ristrutturazione, audit, sospensione e annullamento del debito, richiamo un testo precedente che partiva da molto più lontano: Toussaint: storia dell’annullamento del debito.

Ma il caso del debito tedesco è importante anche per il suo valore simbolico, e perché spiega bene i criteri politici in base ai quali un debito è preteso integralmente o condonato, e per questo va fatto conoscere. Sostenere la lotta dei compagni greci servirà anche per la nostra lotta contro il nostro debito.


 

Rimandiamo ad un articolo in 10 punti tradotto da A l’encontre e ricavato da un ampio Dossier della rivista tedesca Lunapark21 (n° 15, 2011) sulla Grecia e le politiche di austerità imposte dalla Troika; in particolare sintetizzano due ampi articoli dello storico Karl Heinz Roth, che si è dedicato allo studio dei saccheggi operati dall’esercito tedesco nei territori europei occupati.