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Grecia, no ai ricatti della BCE

Non ingannino i sorrisi, le strette di mano, gli abbracci dei responsabili politici ed economici dell’Unione europea nell’incontrare i massimi esponenti del governo greco di Syriza, Tsipras e Varufakis. Dietro i loro gesti e alcune dichiarazioni apparentemente amichevoli e di disponibilità, si maschera l’ipocrisia e la loro ferocia di sempre, quella che da anni guida la loro azione di massacro sociale in tutta Europa; in particolare contro il popolo greco, preso come cavia nell’esercizio di queste politiche ultraliberiste.

Il loro obiettivo, dopo il trionfo elettorale di Syriza, è di bloccare l’azione del governo di Atene, di portarlo in un cul de sac, di svilirne rapidamente l’ azione e di impedire che l’esempio greco sia contagioso in Europa. Per raggiungere questo scopo utilizzeranno tutti i mezzi che gli iniqui trattati europei mettono a loro disposizione, tutti i ricatti possibili a partire naturalmente dall’enorme bisogno di liquidità del governo di Tsipras per far fronte alle gestione corrente dell’economia e alle scadenze finanziarie che incombono.

Non è un caso che dopo l’incontro di Tsipras con Draghi, presentato dai media come positivo, è arrivata a distanza di poche ore la doccia fredda, o per meglio dire la coltellata alla schiena della stessa BCE che ha tolto alle banche greche la possibilità di accedere alle aste di liquidità fornendo come garanzia i titoli di stato, una deroga che era stata introdotta nel 2010.

”Il Consiglio direttivo ha deciso di rimuovere la deroga sugli strumenti di debito quotati emessi o garantiti dalla repubblica ellenica” è il freddo comunicato della banca centrale. E Draghi perché non ci fossero dubbi ha aggiunto “Non è possibile presumere la conclusione positiva del programma greco”. Invece di andare incontro alle richieste del governo greco, la BCE lo prende per il collo (le cravatte regalate non sono altro che cappi) puntando a restringere ancora il suo margine di azione; ecco la risposta della Troika alla richiesta di Tsipras di “superare la Troika” che così tanti danni ha fatto in questi anni.

Tsipras e Varoufakis si muovono in un labirinto di nuovi presunti falsi amici e di ipocrite pacche sulle spalle; i loro margini di azione sono ristrettissimi e loro stanno cercando di attivare tutte le iniziative diplomatiche e politiche possibili per manovrare in un contesto così difficile, cercando di prendere tempo e di non dover fronteggiare subito il precipitare della situazione finanziaria.

Il popolo greco e il nuovo governo che si è dato ce la possono fare solo se crescerà una nuova e più forte mobilitazione popolare per sconfiggere i ricatti di chi vuole strangolare sul nascere l’esperienza greca e spegnere le speranze antiausterità che stanno nascendo in molti paesi. Ce la possono fare solo se in tutta Europa si sviluppa un forte movimento di solidarietà, un movimento che rigetti il ricatto del debito, che contrasti le politiche di austerità, che combatta cioè la guerra sociale che le classi dominanti hanno scatenato contro i loro popoli utilizzando il grimaldello e il pretesto del debito (su cui ogni giorno incassano le rendite finanziarie) per distruggere i diritti e lo stato sociale.

Riprendiamo in proposito l’articolo e le proposte di Henri Wilno comparso su l’Anticapitaliste, il giornale delle nostre/i compagne/i francesi del NPA (Redazione).

In tutta l’Europa, annullare il debito, farla finita con l’austerità!

di Henri Wilno, da l’Anticapitaliste

I debiti pubblici sono un cancro che rode l’economia europea per il profitto delle banche. «Bisogna pagare il debito» è la parola d’ordine dei governi e delle istituzioni europee fin dall’inizio della crisi. La vittoria di Syriza dà un colpo a questa logica mortifera.

I debiti degli Stati sono andati alle stelle per due ragioni. Prima le politiche fiscali, che hanno ridotto massicciamente le imposte dei ricchi e delle imprese. Con modalità diverse, tutti i paesi dell’Unione europea hanno messo in atto queste politiche e ingaggiato tra loro una corsa al ribasso fiscale. Salvo, quando i deficit crescevano, aumentare le imposte che gravano sui redditi più bassi, come l’IVA… La seconda causa di aumento del debito sono stati gli aiuti forniti alle banche e alle imprese nel corso della crisi: il debito privato è diventato un debito pubblico.

Perché pagare i debiti delle classi dominanti?

In nome del debito, le spese sociali sono state compresse in tutta l’Unione europea, e alcuni paesi sono stati messi sotto tutela per controllare la loro politica di bilancio. Tra questi, in primo luogo è stata la Grecia, messa sotto il giogo di una «troika» composta di rappresentanti del Fondo monetario internazionale (FMI), della Commissione europea e della Banca centrale europea (BCE). Affinché i creditori incassino il loro «dovuto», la società deve pagare. Infine, la debolezza della crescita accentuata dall’austerità, rafforza il peso del debito relativamente alla ricchezza prodotta ogni anno (il PIL, prodotto interno lordo).

Le classi dominanti dei paesi coinvolti vi vedono anche l’occasione di fare passare in nome del debito riforme dei sistemi di protezione sociale, del codice del lavoro, ecc. Ora, questo debito viene da politiche richieste, o ispirate, da quelle stesse classi dominanti, politiche dalle quali hanno tratto profitto. Inoltre, il debito è andato alle stelle anche perché i trattati europei proibiscono alla BCE di dare anticipi agli Stati, cosa che prima si praticava normalmente. Gli Stati hanno dunque dovuto trovare risorse sui mercati finanziari che, ovviamente, hanno preteso tassi d’interesse più elevati di quelli che prendevano le banche centrali.

Questo debito può dunque essere considerato illegittimo: perché le classi popolari dovrebbero pagare? E nel caso della Grecia si è infine aggiunta la corruzione degli alti funzionari e dei dirigenti politici dei partiti al potere prima di Syriza, corruzione della quale hanno approfittato le imprese europee per ottenere nuovi spazi di mercato.

Contro lo strangolamento della Grecia

Il debito deve essere annullato. Bisogna finirla con questo pretesto per l’austerità e la rottamazione delle garanzie sociali. La vittoria di Syriza rilancia questa rivendicazione. I governi europei cercano di istigare gli altri popoli contro la Grecia, spiegando che l’annullamento del debito greco costerebbe centinaia di euro a ciascun cittadino europeo… Pura menzogna: il debito greco potrebbe essere preso a suo carico dalla BCE. Questa iscriverebbe nei conti dei detentori attuali del debito (non necessariamente di tutti: questo dipende dalla parte di debito che sarebbe totalmente annullata) la somma in euro corrispondente al valore dei loro titoli. Poco tempo fa, la BCE ha annunciato che avrebbe versato più di 1.000 miliardi di euro alle banche: blocchi (o riduca) questa operazione inutile e acquisti la parte non annullata del debito greco!

Il governo di Syriza non chiede l’annullamento totale del debito, attualmente rivendica una conferenza europea per discutere un annullamento parziale e prende in considerazione un “audit”, una verifica dei conti. Per questo, si basa sul precedente costituito dall’annullamento, nel 1953, di una grande parte del debito tedesco. Il governo greco non ha nemmeno deciso una moratoria (arresto dei pagamenti) per incitare i suoi partners ad accelerare le cose. Ma la volontà di concertazione di Tsipras, che ha moderato le rivendicazioni più radicali del programma iniziale di Syriza sulle banche e sul debito, non impedisce le fughe di capitali e non scalfisce l’intransigenza della maggior parte degli Stati europei, a cominciare dalla Francia, con le rimostranze di Hollande e Macron che invocano «il rispetto degli impegni»…

In tutta l’Europa dovrebbe cominciare una campagna contro lo strangolamento della Grecia. Le istituzioni europee e i governi nazionali devono esserne l’obiettivo, la controparte. In tutta l’Europa, come nella grande manifestazione di Podemos a Madrid sabato scorso, bisogna rilanciare l’azione per l’annullamento del debito e contro l’austerità.