Grecia, la vittoria, il governo e Syriza. Dichiarazione di Dea

Dichiarazione della Sinistra internazionalista operaia (DEA)

DEA è una delle principali organizzazioni che animano la “Piattaforma di sinistra” all’interno di Syriza. Uno dei suoi principali dirigenti ha partecipato all’assemblea fondativa di Sinistra Anticapitalista, tenutasi a Chianciano dal 20 al 22 settembre scorsi (guarda il video della serata sulla Grecia con Antonis Ntavanellos).

da Alencontre.org 28 gennaio 2015

1. Il rovesciamento politico della coalizione di Antonis Samaras (Nuova democrazia) e di Evangelos Venizelos (PASOK – Movimento socialista panellenico) nelle elezioni del 25 gennaio 2015 è soprattutto una vittoria politica delle forze della resistenza sociale. Vale a dire le forze della classe operaia e delle masse popolari che in Grecia si sono battute, dallo scoppio della crisi e l’inizio dei Memorandum (2010), contro gli accordi stretti dalla classe dirigente greca con la troika (BCE, UE, FMI) e contro i creditori che hanno imposto una brutale politica di austerità. È il risultato di scioperi generali, di giornate di azione, di manifestazioni, del movimento di occupazione delle piazze, di lotte settoriali e di lotte locali decisive che hanno avuto una certa continuità, malgrado il ripiegamento della grande ondata di resistenza che ha raggiunto il culmine negli anni 2011-2012.

Durante questo periodo, quelli e quelle che hanno lottato «dal basso» hanno costituito un insieme di rivendicazioni, aspirazioni, speranze che possiede ancora un carattere attivo. Il vigore di questo quadro rivendicativo sta nell’esigenza di una politica antiausterità che, malgrado i colpi inferti dai media dominanti, si è espressa affidando e depositando le loro speranze nella sinistra e a sinistra. Questo è il fondamento della vittoria politica di SYRIZA, che ha preso dimensioni massicce; come anche nella tenuta del Partito comunista (KKE).

2. Lo spostamento massiccio delle classi popolari verso la sinistra, come si è espresso nelle urne il 25 gennaio 2015, dà a SYRIZA uno slancio politico più dinamico di quello che si è tradotto nell’ottenimento di 149 seggi al parlamento (Vouli), un numero molto vicino ai 151 seggi che avrebbero assicurato a SYRIZA una maggioranza assoluta. La ND di Samaras, malgrado l’infame e possente sostegno delle forze conservatrici su scala nazionale e internazionale, è caduta al 27,8%, una diminuzione record della sua influenza.

Ma il dato più importante è che ND è uscita dalla battaglia elettorale profondamente ferita sul piano politico e strategico. Le differenze interne tra la corrente di estrema destra, detta populista (con l’accento messo sul nazionalismo, la xenofobia e il razzismo) e i «fermenti sociali» del centrodestra tradizionale rifioriranno inevitabilmente nel partito. Per ora non c’è risposta alla domanda sull’unità del campo e del quadro politici della destra conservatrice.

3. La decisione della direzione di SYRIZA di una coalizione con ANEL (Greci indipendenti) di Panos Kammenos sottovaluta a torto questa dinamica. Non era la risposta obbligata, legata ai risultati delle elezioni e alla situazione che ne derivava. C’era in effetti il percorso consistente nel richiedere un voto di «tolleranza» al Parlamento [151 o più deputati potevano esprimere individualmente un voto di fiducia al governo Tsipras] sulla base degli impegni di Salonicco (del 14 settembre 2014) e del programma del Congresso di fondazione di SYRIZA.

La decisione del congresso di SYRIZA – che ha confermato la sua dichiarazione di fondazione – ha respinto la ricerca di alleanze politiche con il centrosinistra [PASOK e forze che hanno votato i Memorandum]. Questa opzione crediamo si applichi anche (molto di più!) per il centrodestra.

Le «linee rosse» [da non superare] di ANEL sono in contraddizione con lo stato d’animo, i sentimenti di una grande parte dei membri di SYRIZA e agiscono come una specie di cinghia di trasmissione del sistema sul governo della sinistra.

In queste condizioni, l’accordo di coalizione di governo con ANEL compromette il progetto politico di un governo di sinistra che sviluppa una politica e una strategia di transizione.

4. Per i membri e i sostenitori di SYRIZA, per tutta la sinistra, per i militanti dei movimenti sociali, si apre una nuova situazione.

L’attuazione degli impegni di Salonicco sarà una prima «tappa»: riportare il salario minimo al livello pre-crisi; il ripristino della 13a mensilità per i pensionati a basso reddito (700 euro e meno); il ripristino dei contratti collettivi; la non tassabilità dei redditi annuali fino a 12.000 euro; l’abolizione dell’ENFIA [imposta immobiliare iniqua] e delle imposte sul gas domestico. Questo costituirà il primo messaggio politico forte di blocco dell’austerità.

Con il movimento di massa in prima fila, dovremo aprire la via per un rifiuto totale della politica di austerità. Per riconquistare tutto! In questa prospettiva, anche le rivendicazioni dei lavoratori in sciopero della radio e televisione nazionale [ERT chiusa in modo autoritario da Samaras nel giugno 2013 e occupata per mesi], delle donne delle pulizie del Ministero delle Finanze, dei licenziati e dei funzionari messi «a disponibilità» [per un anno prima di essere licenziati] sono messaggi importanti inviati allo stesso tempo a tutti quelli e tutte quelle che sono dei nostri e anche all’opposizione di destra.

5. In queste nuove circostanze, il ruolo del «partito» SYRIZA è insostituibile. Il funzionamento dei suoi organi e dei membri nei loro circoli, la collegialità del funzionamento delle istanze elette, la democrazia interna del partito, non sono un’opzione facoltativa, ma una condizione indispensabile per la vittoria finale di SYRIZA, per la vittoria finale dell’insieme della sinistra e delle masse lavoratrici.

27 gennaio 2015