Riscaldamento globale

"Paradossalmente è proprio il successo dell'ambientalismo che lo espone oggi a sollecitazioni in direzioni opposte. Nel momento in cui la sensibilità ecologica conquista larghi settori della società (e dell'elettorato), anche il capitale scopre una vocazione ecologica "responsabilmente" coniugata col profitto e possibilmente finanziata dal contribuente"
da "MARXISMO ED ECOLOGIA"
di Tiziano Bagarolo
Nuove Edizioni Internazionali

documento del Collettivo Ecosocialista di Sinistra Anticapitalista Roma

Riscaldamento globaleIl degrado ambientale che oggi ormai è sotto gli occhi di tutti ha raggiunto un punto di estrema gravità e viaggia sempre più verso una situazione di non-ritorno. Tutto ciò è sottovalutato solo dalle fonti di informazione finanziate dal potere che non possono più, come in passato, negare l’evidenza e quindi tendono a sminuirla e a proporre soluzioni sempre funzionali al profitto.

Due sono i punti che bisogna chiarire per affrontare la situazione in maniera razionale e scientifica e non solo emotiva.

  • non è possibile un consumo infinito di risorse che sono per loro natura quantitativamente finite e limitate
  • la sostituzione di combustibili fossili (carbone, petrolio, gas naturali) con fonti di energie rinnovabili è incompatibile con il sistema economico dominante attuale (economia di mercato, una volta detta, più correttamente, capitalismo)

Le caratteristiche salienti di questa economia sono:

  • consumismo senza limiti per alimentare il processo di valorizzazione e riproduzione del capitale (realizzazione del profitto in ottemperanza alla legge del valore)
  • obsolescenza programmata: per lo stesso motivo di cui sopra le aziende “programmano” tecnicamente e scientificamente una durata limitata del prodotto (di solito poco eccedente i termini di garanzia di legge) costringendo alla sostituzione e rendendo la riparazione antieconomica per il compratore. Un elettrodomestico o un qualsiasi altro prodotto che una volta durava anni, oggi non ha più gli stessi tempi di utilizzo e questo non certo per insufficienza del livello tecnologico (non tutti sanno che nelle aziende esistono appositi settori dedicati proprio allo studio di questa modalità di costruzione)
  • sfruttamento senza limiti della forza lavoro (di qui le leggi che aboliscono i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori) e delle risorse naturali (processi produttivi inquinanti, discariche e/o termovalorizzatori che alimentano l’inquinamento e facilitano le gestioni mafiose del ciclo dei rifiuti)

I combustibili fossili

I combustibili fossili erano già noti nell’antichità. Tuttavia è solo nel diciannovesimo secolo, con l’industrializzazione, che emerge la loro centralità nello sviluppo della società umana. Le risorse fossili sono costituite da ingenti depositi di materiali di origine organica dislocati nel sottosuolo. Questo processo di formazione è durato milioni di anni e, una volta esauriti i depositi, non è certamente riproducibile.

L’era industriale nasce e si sviluppa in parallelo allo sfruttamento sistematico delle fonti di energie da combustibili fossili all’epoca credute illimitate.

Oggi siamo al punto in cui chiedersi quanto dureranno le riserve di combustibili fossili diventa paradossalmente inutile e fuorviante; poiché, prima ancora che queste si esauriscano, molto probabilmente si sarà alterato in maniera irreversibile il clima globale (aumento della temperatura degli oceani, innalzamento del livello del mare e conseguente erosione di territori, scioglimento di nevi e ghiacciai, siccità e desertificazioni).

Le fonti di energia rinnovabile

Va fatta una premessa: non è possibile pensare di sostituire combustibili fossili con fonti rinnovabili mantenendo l’attuale livello quantitativo di consumi di energia nel pianeta. Per mantenere lo stesso livello di consumo:

  • i pannelli solari e le pale eoliche dovrebbero coprire superfici incalcolabili sottraendo spazio alle altre attività umane;
  • la produzione di biocombustibili sottrae ingenti superfici coltivabili alla produzione alimentare
    se per assurdo volessimo prescindere dalla pericolosità di gestione e dal problema delle scorie, il nucleare, in ogni caso, rappresenta anch’esso una risorsa dall’efficacia limitata; per sostituire la produzione di energia da fonti fossili con il nucleare (sempre mantenendo l’attuale livello di consumi) sarebbe necessario costruire fin da oggi un numero spropositato di centrali (che andrebbero a regime in ogni caso tra decine di anni); il tutto con altissimi costi sostenuti dallo Stato e quindi dalla collettività.

E allora ?

Siamo a un bivio

O si continua su questo livello di consumi (ed è inevitabile se manteniamo questo sistema economico) con la la conseguenza, in un periodo molto più vicino di quanto si pensa comunemente, di sconvolgimenti climatici di portata epocale, i cui effetti sarebbero pagati da tutti.

Oppure si costruisce un fronte il più ampio possibile in favore di un’alternativa che sia allo stesso tempo economica, sociale ed ecologica.

Per ridurre drasticamente le emissioni nel breve periodo, è necessario ridurre il consumo finale di energia, rimettendo in discussione la logica del “sempre più” energia. In breve: bisogna ridurre la produzione materiale ed il trasporto dei beni. Ciò è possibile senza danneggiare la qualità della vita (al contrario, migliorandola) se aboliamo le produzioni inutili e dannose, l’obsolescenza programmata, la quantità esagerata di trasporto richiesta dalla globalizzazione, ecc. È possibile farlo senza distruggere posti di lavoro (al contrario, favorendone la creazione) se condivideremo il lavoro, le ricchezze, i saperi e le tecnologie.

Per tutto questo c’è una sola strada: bisogna costruire un’alternativa al capitalismo, sistema economico che punta solo sul profitto a breve senza alcuna considerazione per le conseguenze del suo operare.

Cosa proponiamo? Molto più che una lotta ecologica, una rivoluzione ecosocialista

La possibilità di un’altra strada dipende esclusivamente dalla mobilitazione sociale e dall’azione collettiva di tutte e tutti, poiché si tratta di molto più che una questione ecologica:

  • La giustizia ambientale non può essere separata dalla giustizia sociale e dai diritti.
  • È necessario ripensare completamente il modello di produzione, abbattendo la logica del profitto e utilizzando energia da fonti rinnovabili, nazionalizzando il settore dell’energia.
  • È necessario mettere le lavoratrici e i lavoratori al centro del nuovo modello produttivo, in un processo di responsabilità collettiva nel rispetto dell’ambiente e finalizzato al raggiungimento di una qualità della vita ignorata dal sistema del profitto.

ECOSOCIALISMO O BARBARIE