Europa: la crisi spinge anche a sinistra!
di Christian Varin
Pubblichiamo tradotto dal sito del Npa un breve articolo sui risultati delle forze di sinistra alle elezioni europee. L’articolo ci fornisce un quadro ampio e variegato delle forze di sinistra europea che arricchisce le nostre analisi sul voto del 25 maggio. Un dato da sottolineare, come sottolinea l’autore, è la mancanza di un quadro di azione comune delle diverse forze a sinistra della socialdemocrazia a differenza dell’estrema destra la cui ascesa preoccupante è stata sottolineata nell’articolo di Fabrizio Burattini dove è messo in luce anche la controtendenza del risultato italiano (clicca qui per leggere l’articolo).
La crisi dell’Unione europea non si è unicamente tradotta nel rafforzamento delle forze populiste e di estrema destra. Si è, infatti, consolidato un voto a sinistra della socialdemocrazia che contesta le politiche di austerità e il funzionamento delle istituzioni.
I deputati europei del Gue, animato dai comunisti, cresceranno molto probabilmente da 35 a 47. E’ senza dubbio insufficiente per modificare i rapporti di forza (in totale sono meno del 7% dei deputati); ci sono inoltre forti disparità: organizzazioni e coalizione elettorali diverse, alcune molto moderate, altre legate ai socialdemocratici, altre chiaramente rivoluzionarie, altre più sovraniste, alcune anticapitaliste plurali, o con delle caratteristiche movimentiste, altre burocratiche o settarie.
L’elemento centrale di questi risultati è il ruolo giocato dalle grandi recenti lotte nell’Europa del sud in risposta agli attacchi sociali selvaggi condotti contro le popolazioni in Grecia, in Spagna e in Portogallo. In Grecia, Syriza è la prima tra tutte le coalizioni, ottiene più del 26% e 6 deputati, il Kke il 6% e due deputati, Antarsya lo 0,7% , nell’insieme un terzo dell’elettorato.
Nello Stato spagnolo, la coalizione che ruota attorno a Izquierda Unida ottiene il 10% dei voti e 6 deputati, il movimento “Podemos” (con al suo interno i rivoluzionari di Izquierda Anticapitalista) l’8% e 5 deputati, e le due coalizioni che ruotano attorno ai nazionalisti di sinistra, catalani, baschi e galleghi ottengono in totale il 6% e tre deputati. In Portogallo, il Pcp il 12,7% dei voti (3 deputati), mentre il Bloco de esquerda raccoglie il 4,6 con 1 deputato. Si può anche citare Cipro, dove il partito Akel che ha deluso al governo, di nuovo all’opposizione, ha ottenuto il 27% dei voti (2 deputati). Questi 4 paesi in cui è in vigore il voto proporzionale hanno eletto più della metà dei deputati a sinistra della socialdemocrazia.
Tracciare delle prospettive comuni
Altrove, i risultati sono stati molto più modesti, se non francamente deludenti. Le grandi formazioni appoggiate dagli apparati dgli ex-Pc ristagnano, come Die Linke in Germania (7,4% e 4 deputati) e il Front de gauche in Francia (6,3% e 3 deputati + 1 apparentato) che perdono ciascuno un deputato. In Italia, la coalizione “L’Altra Europa con Tsipras” raccoglie il 4%, laddove la Fds attorno al Prc aveva ottenuto il 3,4% nel 2009 (Sel aveva ottenuto il 3.1% ndr.). In questi paesi, le liste più a sinistra e rivoluzionarie ottengono dei debolissimi risultati, come in Francia dove Lutte Ouvrière ottiene l’1% (in leggera discesa) e il Npa, che non era presente in tutte le circoscrizioni, solamente lo 0,3% rispetto al 4,9 del 2009. In questo contesto, ci si può felicitare per la crescita elettorale della coalizione Ptb-Go e Pdva+ in Belgio, sopratutto nella Vallonia, dove il Ptb -Go raccoglie il 5,5% di voti. Nei Paesi Bassi, il Partito socialista (sinistra radicale) passa dal 7 al 9,6% ottenendo ancora 2 deputati. In Danimarca e in Svezia le formazioni della Sinistra verde nordica mantengono il loro deputato aumentando leggermente in termini percentuali (rispettivamente il 2,3 e il 6,3% dei voti), mentre in Finlandia Vasemmistoliitto (Alleanza di Sinistra) riprende un deputato ottenendo il 9,3%. Infine, in Europa orientale, solo il Partito comunista ceco riesca ad uscire dal gioco con l’11% e tre deputati… Ma possiamo davvero considerali interni alla sinistra radicale?
Questo panorama evidenzia il problema di prospettiva posto dall’eterogeneità e la mancanza di una dinamica europea. Laddove le destre estreme e populiste presentano soluzioni a difesa delle popolazioni in collera fondate sul ripiego nazionale e il rifiuto dell’altro, la sinistra radicale deve porre delle prospettive comuni chiaramente anticapitaliste che implicano la mobilitazione dei livelli locali, settoriali, nazionali e internazionali. Questa mobilitazione e questa solidarietà internazionale costituisce per noi un cantiere essenziale.