In memoria del compagno Sergio Casanova

E’ morto Sergio Casanova, compagno della sinistra di classe genovese.

CasanovaAveva 68 anni. Militante politico di quella che nella seconda metà degli anni ’60 veniva denominata come “nuova sinistra”, aveva aderito al Manifesto e poi al PdUP per il comunismo, partecipando successivamente, fin dalla fondazione, a tutta l’esperienza di Democrazia Proletaria fino alla confluenza agli inizi degli anni ’90 nel Partito della Rifondazione Comunista, dove ha ricoperto ruoli dirigenti a livello provinciale e regionale, con responsabilità in particolare sui temi del lavoro, dell’economia, della scuola e della formazione.

Ma ha avuto anche responsabilità sindacali, entrando a far parte del Direttivo regionale del SNS, il sindacato della scuola della CGIL, negli anni ’90, all’interno delle correnti della sinistra sindacale, “Essere sindacato” e poi “Alternativa sindacale”, ed è stato consigliere e capogruppo di Rifondazione nel Consiglio di Circoscrizione di Pontedecimo, il quartiere della periferia genovese dove ha da sempre vissuto. Così come ha partecipato a tante battaglie e lotte sociali e di movimento, ne ricordiamo ad esempio l’impegno nell’organizzazione dell’autoriduzione delle bollette negli anni ’70.

Insegnante di diritto ed economia nella scuola secondaria superiore, si è fortemente impegnato a trasmettere sapere critico a generazioni di giovani.

Con la svolta “governista” del PRC e la sua entrata organica nell’Ulivo e nel centrosinistra, a partire dal 2003 / 2004 era stato tra gli animatori della battaglia di opposizione all’interno di Rifondazione e aveva contribuito all’elaborazione del Documento alternativo “Un’altra Rifondazione è possibile”, da cui si sviluppò successivamente Sinistra Critica, nel Congresso del PRC del 2005. Era stato eletto nel Coordinamento nazionale di Sinistra Critica, sia nella fase “interna” a Rifondazione che dopo, alla separazione di Sinistra Critica dal PRC, per poi distaccarsene verso la fine del 2008.

In questi ultimi anni svolgeva attività politica in particolare in Attac, ma aveva anche aderito al Comitato No Debito e poi a Ross@.

I suoi contributi sull’analisi economica, sull’utilizzo della leva fiscale nello spostamento dei rapporti di forza tra le classi, sul sistema previdenziale, sulle dinamiche dell’immenso spostamento che si è determinato negli ultimi decenni a favore dei profitti e della rendita, ecc., sorretti da una acuta competenza, sono spesso stati preziosi per tant* compagn* per acquisire conoscenza sui fatti reali, oltre la superficie delle cose.

Lo vogliamo ricordare così, con uno dei suoi innumerevoli contributi, riproducendo qui sotto una delle ultime sue brevi note di analisi sui temi economici e dello sfruttamento del lavoro che frequentemente, nell’ultimo periodo, metteva in rete.

I/Le compagn* di Sinistra Anticapitalista – Genova

NUOVE MENZOGNE SULLE PENSIONI

Ieri ho trovato nuove notizie allarmistiche sul bilancio dell’INPS: 14,4 miliardi di deficit nel 2013 e quasi 12 mld. di deficit previsti per il 2014.

Mi permetto di ricordare che il bilancio reale dell’INPS è attivo dal 1998. Lo sappiamo grazie alla meritoria opera (unica per quanto ne so) di F.R. Pizzuti che cura da tempo, annualmente, la pubblicazione di un “Rapporto sullo Stato sociale”, insieme al Dipartimento di Economia e Diritto della “Sapienza”, Università di Roma.

Cosa intendo per bilancio reale?

Intendo il risultato ufficiale di bilancio dell’INPS, depurato delle anomalie italiane che vengono pervicacemente mantenute in vita per occultare il fatto che l’INPS (quindi i contributi versati dai lavoratori) finanzia lo Stato, anziché, come si vuol far credere, pesare sul suo bilancio.

La prima anomalia è costituita dal mantenimento in carico all’INPS di spese assistenziali che sarebbero di competenza dello Stato. Si tratta di una realtà talmente inconfutabile che ben due leggi (una del 1989 e la famigerata legge Dini del 1995) prevedono la separazione delle spese previdenziali da quelle assistenziali. Non deve stupire che siano restate lettera morta: fa troppo comodo mantenere (formalmente) in deficit il bilancio dell’INPS e non a caso questo è stato uno dei cavalli di battaglia dei taglia-pensioni che si sono succeduti dal 1992 in avanti.

La seconda anomalia è che le spese per le pensioni sono computate al lordo della tassazione IRPEF (ad esempio, in Germania sono messe a bilancio le spese per le pensioni nette).

Quindi, per arrivare al bilancio reale dell’INPS occorre sottrarre al deficit, immancabilmente denunciato dai dati ufficiali, la spesa assistenziale (che sarebbe di competenza dello Stato) e le trattenute IRPEF effettuate dall’INPS, per conto dell’Erario, che certo non escono dalle casse dell’istituto previdenziale a favore dei pensionati, ma vanno a far crescere le entrate fiscali dello Stato.

Un esempio concreto lo possiamo trarre dal Rapporto sullo Stato sociale 2013 (ed. Simone, Napoli, 2013, € 29), con riferimento alla tabella 4.1 (pag. 243). I dati più recenti sono riferiti al 2011. In quell’anno il bilancio dell’INPS presentava la seguente situazione:

Spesa complessiva……………..238,319 mld.
Entrate contributive……………188,121 “
Deficit ……………………………. -50,198 “

Abbiamo visto però che le Spese GIAS (Gestione interventi assistenziali) dovrebbero essere a carico dello Stato. Esse, nel 2011, ammontarono a 33,710 mld., quindi, togliendo questa cifra dal deficit formale, il deficit residuo diventa pari a -16,488 mld.. Il che sembrerebbe significare la necessità, per lo Stato, di intervenire a sostegno dell’INPS per quella cifra.

Ma le trattenute IRPEF sulle pensioni ammontarono a 40,512 mld., quindi, in realtà lo Stato incamerò dalla gestione INPS 2011 la differenza tra le trattenute incassate e il supposto deficit:
40,512 – 16,488 = 24,024 mld.

Insomma, nel solo 2011, lo Stato è stato finanziato dai contributi previdenziali dei lavoratori per ben 24 mld.

E’ solo un esempio dell’insopportabile regime manipolatorio che ci ammorba ogni giorno.

Sergio Casanova