Coppa del mondo Brasile: appello internazionale alla mobilitazione

 

Ad un mese dall’inizio della Coppa del mondo pubblichiamo l’appello lanciato da Espaçe unidade de açao (Spazio di unità d’azione), realtà che unisce diverse centrali sindacali brasiliane e attivisti dei movimenti sociali e studenteschi. L’appello internazionale invita le lavoratrici e i lavoratori ad unirsi su scala globale per protestare contro lo scempio dei mondiali e a manifestare sotto i consolati e le ambasciate brasiliane per solidarizzare con le manifestazioni che si terranno in Brasile.

Di seguito trovate anche un’interessante intervista di André Antunes al sindacalista sudafricano Eddie Cottle sui costi dei mondiali, definiti un“motore principale di accumulazione capitalistica nello sport”. Nei prossimi giorni vi aggiorneremo sulle mobilitazioni in Brasile (ndr).

 

Brasile. Appello internazionale alle lavoratrici e ai lavoratori salariati. Durante la coppa del mondo, ci saranno delle lotte in Brasile e nel mondo!

Il 12 giugno, in occasione della partita inaugurale della Coppa del mondo, sono previste manifestazioni in tutto il Brasile. Ci appelliamo a tutti gli attivisti del mondo perché organizzino nei loro rispettivi paesi dei presidi davanti ai consolati e alle ambasciate brasiliane.

Noi , lavoratrici e lavoratori del Brasile, sindacalisti, militanti del movimento studentesco, dei movimenti popolari e delle lotte contro le oppressioni ( di razza e di genere…) riuniti nel corso di un’assemblea nazionale a San Paolo, il 22 marzo 2014, ci appelliamo ai salariati del mondo intero perché appoggino la nostra lotta.

Decime di migliaia di Brasiliane e di Brasiliani scesero nelle strade nei mesi di giugno e luglio dell’anno scorso (2013) per protestare contro le spese assurde che ha compiuto il governo brasiliano per mettere in piedi la Coppa del mondo. Il nostro paese è privo di servizi pubblici di qualità, spende la metà del suo bilancio per pagare gli interessi del debito pubblico. Per quanto riguarda la sanità, l’educazione, le infrastrutture di base (distribuzione dell’acqua, il sistema fognario, il risanamento, la spazzatura, la pulizia delle strade, ecc…), i trasporti, la casa, tutto questo manca a gran parte della nostra popolazione. Per questa ragione, la popolazione ha risolutamente detto: basta.

Da allora, non è passato un giorno senza che si siano manifestate mobilitazioni e proteste in ogni angolo del paese.

Coloro che trarranno benefici dalla realizzazione della Coppa del mondo in Brasile sono le grandi imprese, le imprese di costruzione, la Fifa, i finanzieri e gli investitori privati. Lo spostamento forzato delle comunità è stata effettuato per permettere la costruzione di stadi nuovi e lussuosi. In questo contesto, almeno nove operai sono morti accidentalmente durante la costruzione degli stadi, anche perché erano tra l’altro costretti a lavorare in condizioni molto precarie per rispondere alla scadenza di compimento degli stadi stabilita dalla Fifa.

Le nostre mobilitazioni sono state represse fortemente dalle amministrazioni municipali, dagli Stati della federazione e dal governo della Repubblica federale del Brasile. Il governo, che è diretto dal Pt (Partito dei lavoratori), ha annunciato che avrebbe stilato una legge che potrebbe fare di ogni manifestante un terrorista. Ci sono già numerosi casi di attivisti arrestati, accusati di crimini e giustiziati. Accresce nel nostro paese la criminalizzazione dei movimenti sociali.

Ci sono diversi indizi di appropriazione indebita dei fondi pubblici e di corruzione nel percorso di costruzione delle opere effettuate, questi coinvolgono anche la Fifa e un certo numero di confederazioni nazionali di calcio, nonché gli sponsor dell’avvenimento. Quelli che manifestano sono repressi violentemente ed anche imprigionati. Quelli che sottraggono indebitamente denaro pubblico restano impuniti.

Noi chiediamo alle strutture sindacali, popolari e della gioventù di tutto il mondo di farci pervenire dichiarazioni di solidarietà per la difesa dei diritti del popolo brasiliano, contro la repressione e la criminalizzazione degli attivisti e dei movimenti. Durante la Coppa, ci sanno delle lotte in Brasile e nel mondo!

 

San Paolo, 22 marzo 2014. Assemblea nazione di Espaço Unidaade de Açaco (Spazio di unità di azione)

tradotto dal francese dal sito Alencontre.

I messaggi possono essere inviati al responsabile delle relazioni internazionali di Conlutas, Dirceu Travesso, alla seguente mail:  dirceutravesso1@gmail.com

 

 

La Coppa del mondo. Lo Stato garante dell’accumulazione del capitale per la FIFA e i suoi partner. Dall’Africa del Sud al Brasile.

Intervista ad Eddie Cottle diretta da André Antunes

traduzione dal francese, alencontreAdSudCoupe

Inizio febbraio, tutti i giornali importanti del paese hanno pubblicato che la Presidente della Repubblica, Dilma Rousseff (partito dei lavoratori), preoccupata dal rischio di proteste durante la Coppa del mondo a giugno (con tutti i rischi che ne deriverebbero per le elezioni brasiliane di ottobre) stava preparando una campagna per cercare di convincere la popolazione dei benefici della Coppa per il Brasile.

Ma è poco probabile che la campagna ricalchi la strategia molto semplice del Sudafrica, il paese che ospitò l’evento quattro anni fa, dall’11 giugno all’11 luglio 2010.

Infatti, come afferma il sindacalista sudafricano Eddie Cottle, direttore di Politiche e Campagne per l’Africa e il Medio Oriente dell’Internazionale dei Lavoratori dell’Edilizia e del Legname – BWI, Building and Wood Worker’s International [1] –, contrariamente a quanto era stato promesso prima dell’evento, la Coppa del mondo è stata un disastro per il paese africano, responsabile di perdite fenomenali per le finanze pubbliche,eccessivo sfruttamento dei lavoratori e crescita delle disuguaglianze sociali.

In questa intervista, Eddie parla dell’eredità reale che la Coppa del 2010 ha lasciato ai Sudafricani, argomento del suo libro South Africa’s World Cup: a Legacy for Whom? (La Coppa del mondo in Sudafrica: un’eredità per chi? – University of KwaZulu Natal Press, settembre 2011).

André Antunes: La parola«eredità» viene spesso usata per giustificare i colossali investimenti in infrastrutture nelle città ospiti della Coppa del mondo. Quale è stata quindi l’eredità lasciata al Sudafrica dalla Coppa 2010?

Eddie Cottle: Quando la parola «eredità» viene usata dai Comitati di presentazione (per lavori), dalla FIFA, dal Comitato organizzatore locale (COL, brasiliano) e dai Comitati regionali, le autorità governative e i think tanks economici tradizionali, si presume che sia interamente positiva, come se i benefici della crescita economica e della riorganizzazione urbana andassero automaticamente devoluti alle comunità. Sono bugie spudorate, impacchettate in una retorica di sviluppo.

Il documento dove figura la proposta del Sudafrica per ospitare la Coppa, un documento segreto finanziato da multinazionali che hanno interessi direttamente legate ai giochi, conteneva calcoli sbagliati basati su guess-estimates (una sorte di stime approssimative che si avvicina alle arti divinatorie), inappropriati nello stimare gli aumenti di costi e ancor meno le entrate per lo Stato e per la società.

La stima del costo iniziale fu calcolata sui 2,3 miliardi di rand [la moneta sudafricana; inizio gennaio 2010, 1 euro = 10,8 rand] a carico del governo sudafricano, in gran parte per finanziare gli stadi e le infrastrutture necessarie. Contemporaneamente, fu previsto che il Sudafrica avrebbe ricevuto l’importo di 7,2 miliardi di rand sulla base delle entrate delle tasse collegate all’evento. Però, si stimò, già nel 2010, che il costo reale (probabilmente è ancora molto più alto) per il governo sudafricano sarebbe stato di 39,3 miliardi di rand, il che significa un aumento del 1709% rispetto alla stima iniziale, un’enorme perdita finanziaria per il paese.

Dopo la Coppa, ci fu un silenzio totale sull’argomento degli introiti fiscali del governo. Tranne i South African Revenue Services [i servizi delle entrate federali sudafricane] che affermarono che la Coppa non era mai stata concepita per fagocitare entrate. Il governo sudafricano ha quindi operato come semplice garante dell’accumulazione di capitale per garantire gli utili alla FIFA e ai suoi partner commerciali. Alla fine dei conti, la FIFA ha ottenuto un utile di 3,4 miliardi di dollari, il maggiore utile in tutta la storia della Coppa del mondo. Ma per il Sudafrica ospitare la Coppa del mondo è stato un’enorme perdita finanziaria.

E le imprese di edilizia implicate nei lavori della Coppa?

Nonostante la crisi economica mondiale del 2008-2009, le cinque maggiori imprese edili del Sudafrica sono state i grandi beneficiari dei progetti di infrastrutture della Coppa del mondo ed hanno realizzato un utile medio del 100% fra il 2005 e il 2009, ciò dopo aver subito delle perdite rilevanti fino al 2004. Lo stipendio medio dei managers è aumentato oltre il 200% dal 2004. La differenza salariale nel settore dell’edilizia è passata da 166 nel 2004 a 285 nel 2009. Queste cifre dimostrano quanti anni dovrebbe lavorare un operaio per ricevere ciò che uno di questi dirigenti intasca, in media, ogni anno. La Coppa del mondo ha contribuito all’aumento delle disuguaglianze nella società sudafricana.

Quanto ha influito l’evento nel paese nella creazione di posti di lavoro?

Con un tasso di disoccupazione ufficiale del 24%, un grande esercito di riserva di manodopera (che include disoccupati, lavoratori informali, indipendenti e migranti) è stato assorbito dal mercato del lavoro per la produzione dello spettacolo sportivo, lavoratori che sono stati licenziati una volta finito l’evento, così che si sono persi 627.000 posti di lavoro.

Il settore del turismo e delle industrie collegate ha contribuito alla crescita del PIL nei periodi che precedono e seguono la Coppa del mondo. Da 67,14 milioni di rand nel 2008 si è passati a 84,3 milioni di rand nel 2011. Ma se paragoniamo il numero di persone impiegate direttamente nel settore del turismo prima della Coppa del mondo, in cui erano impiegati 606.934 lavoratori nel 2008, vediamo che, in realtà, negli anni 2009,2010, 2011 il livello dell’occupazione è diminuito (anche durante i mesi quando si è svolta la Coppa!), e ciò nonostante l’aumento degli investimenti. Rispetto al 2008, nel 2009 c’erano nel settore del turismo 52.944 lavoratori in meno, nel 2010 39.556 in meno e nel 2011 8.502 in meno. Ciò mostra bene che non si è conseguito l’effetto moltiplicatore sull’occupazione previsto da Grant Thornton (un think tank economico internazionale con sede a Chicago), perché invece di un aumento dell’occupazione attraverso maggiori investimenti, c’è stata una diminuzione dell’occupazione diretta. Si può quindi affermare che c’è stato un aumento del tasso di sfruttamento di lavoratori occupati nelle industrie turistiche, i quali hanno dovuto lavorare più ore e/o a un ritmo lavorativo più pesante, nel contesto di crescita del flusso di turisti residenti in Sudafrica durante la Coppa.

La coppa del mondo è in realtà un eufemismo per ciò che io ho chiamato il «complesso di accumulazione sportiva della FIFA», un organismo che sta ai comandi dello sfruttamento delle nazioni ospiti e dei loro lavoratori. La FIFA [con il suo presidente, lo svizzero Sepp Blater] si trova a capo di una classe commerciale mondializzata che esercita forti pressioni sui «subappaltatori produttori» dell’evento, i quali a loro volta portano un massiccio attacco salariale contro i lavoratori.

Per fare un solo esempio, Zakumi, la mascotte della Coppa sudafricana, è stata confezionata da operai cinesi che lavoravano 13 ore consecutive per uno stipendio di soltanto tre dollari al giorno.

In Brasile, ci sono stati vari scioperi durante la costruzione di stadi per la Coppa del mondo. E’ successo anche in Sudafrica?

Il primo sciopero registrato in una costruzione per la Coppa del mondo è iniziato sul cantiere dello stado Green Point il 27 agosto 2007. Seguito da un’ondata di scioperi sfociati in accordi passati coi padroni nell’intero paese. L’8 luglio 2009, 70.000 lavoratori dell’edilizia civile hanno fatto uno sciopero nazionale di una settimana, e ciò è stato un avvenimento senza precedenti, molto significativo per vari aspetti. Non era il primo sciopero nazionale di lavoratori edili sui cantieri della Coppa del mondo, ma lì abbiamo potuto vedere l’unità fra lavoratori e sindacati in un settore composto di vari sindacati concorrenti che appartengono a tre federazioni dai riferimenti ideologici diversi. I sindacati hanno reclutato 27.731 lavoratori in quel periodo, e così tra il 2006 e il 2009, il tasso di sindacalizzazione è aumentato del 39,4%.

In Brasile, da febbraio 2011 ad aprile 2013, vi sono stati venticinque scioperi che riguardano i circa 30.000 lavoratori occupati nella costruzione degli stadi della Coppa del mondo. Generalmente l’ondata di scioperi è stato un successo poiché hanno permesso il miglioramento degli stipendi e delle condizioni di lavoro per i lavoratori edili in Brasile ed hanno così rafforzato la fiducia nell’azione sindacale. Queste conquiste, che variano un po’ secondo i luoghi, hanno significato un aumento dal 30 al 70% nei buoni pasti, un aumento di stipendio dal 60 all’85% per gli straordinari effettuati durante la settimana lavorativa e del 100% per quelli effettuati durante i week-end, degli aiuti per i trasporti, un’assicurazione sanitaria e vari premi. Questi scioperi non sono avvenuti soltanto sui cantieri della Coppa del mondo, ma hanno trascinato il resto del settore edile. Si stima che nel 2012 oltre 50.000 lavoratori hanno scioperato a livello nazionale per ottenere migliori condizioni lavorative sui cantieri.

Ma per colpa del ritardo nei progetti legati alla Coppa del mondo le imprese esercitano sempre più pressioni sui lavoratori affinché accelerino la produzione e la consegna dei lavori. Parecchi incidenti mortali sono già successi (in totale sette: due morti a São Paulo, uno a Brasilia e quattro a Manaus). L’aumento del tasso di sfruttamento attraverso l’intensificazione dei ritmi lavorativi e della produttività così come il ricorso agli straordinari significa che i lavoratori dovranno subire tempi ancora più stretti per la consegna delle infrastrutture (stadi, trasporti, ecc.) e non otterranno la rimunerazione completa perché, in pratica, ci sarà una riduzione del periodo lavorativo.

Da parte loro, le imprese intascheranno i mega profitti del valore totale del progetto a prezzi gonfiati nonostante il fatto che il periodo di produzione delle infrastrutture per la Coppa sia più breve. In Brasile, come in Sudafrica, l’effetto moltiplicatore dell’investimento (in creazione di posti di lavoro e in ridistribuzione della ricchezza) semplicemente non esiste, perché l’enorme iniezione supplementare di denaro pubblico è assorbita dall’accumulazione privata distruttrice.

Quale è la situazione attuale degli stadi costruiti per la Coppa del mondo in Sudafrica?

Come previsto, nessuno stadio della Coppa del mondo è redditizio oggi, il che significa che sono stati richiesti, dagli amministratori degli stadi per gestirli, un aumento delle tasse comunali e risorse pubbliche supplementari. Perciò ci sono meno risorse disponibili per il settore sociale. E’ un serio problema che il Brasile dovrà affrontare entro breve. Questo problema è stato ampiamente discusso nelle medie e in parlamento, ma è stato evitato l’argomento della demolizione di alcuni stadi, nella misura in cui sarebbe un fallimento cocente per l’ANC, il partito al potere in Sudafrica, con la scadenza elettorale per le presidenziali del 7 maggio 2014 (e quelle brasiliane in ottobre 2014).

Il governo sudafricano ha dovuto aprire un’indagine sulla formazione di intese anticoncorrenziali fra imprese edili implicate nei cantieri della Coppa del 2010. Qual’è stato il risultato delle indagini?

Numerose evidenze indicano che il settore edile tende quasi naturalmente a formare intese anticoncorrenziali [accordi sui prezzi]. Il rapporto del 2008 del Comitato di concorrenza dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) sul settore edile è giunto a questa conclusione. Fra i 19 paesi partecipanti alla tavola rotonda dell’Ocse il Sudafrica ha presentato il suo rapporto sugli enormi aumenti di costo degli stadi della Coppa del mondo del 2010, in un momento in cui c’erano già sospetti di aumenti fraudolenti. Il 17 luglio 2013, davanti al tribunale della Commissione di concorrenza sudafricana è stata presentata una stima prudente, secondo la quale le imprese edili avevano ottenuto «benefici illeciti» di 476 milioni di dollari grazie ai cantieri per la Coppa del mondo del 2010 ed altri progetti. Queste imprese furono colpite da multe fino a 152 milioni di dollari. Le imprese edili che non rispettano l’accordo rischiano adesso di essere perseguite legalmente.

Da quello che sa della situazione brasiliana, esiste un base che permetta di aprire un’indagine sulla formazione di cartelli tra imprese edili per i lavori della Coppa 2014?

Un segnale chiaro della formazione di cartelli (intesa sui prezzi per non permettere la concorrenza) sono gli enormi aumenti dei costi rispetti alle stime iniziali. La fonte più affidabile per le stime dei costi originali di ogni stadio è il documento di candidatura del Brasile, documento che non è stato pubblicato.

Quindi, fra il momento in cui il documento di candidatura è stato presentato alla FIFA (31 luglio 2007) e quello in cui la FIFA ha realizzato la visita d’ispezione (23 agosto 2007), è ragionevole supporre che l’importo di 1,1 miliardo di dollari (per la totalità degli stadi) che figura nel rapporto rispecchia le cifre iniziali che figurano nel documento di candidatura.

Il rapporto d’ispezione della FIFA del 2007 ha però abbastanza sottostimato il costo degli stadi della Coppa del mondo in Brasile poiché è aumentato del 327% fino al 2013, quando ha raggiunto i 3,6 miliardi di dollari.

Il costo degli stadi di Brasilia e di Rio de Janeiro è più che raddoppiato dal 2010 e raggiunge il totale di 1,3 miliardo di dollari. Questi due soli stadi costano quindi più di quanto prevedeva la stima iniziale per tutti gli stadi! Al ritmo attuale di aumento dei costi, probabilmente la Coppa del mondo brasiliana sarà la più cara della storia.

Ci sono motivi sufficienti perché il governo brasiliano apra un’indagine completa sulle manovre di cartelli nell’edilizia: il rapporto del Comitato di concorrenza dell’Ocse, l’evidenza del rapporto della Commissione di concorrenza sudafricana (orientato particolarmente sulla Coppa del mondo FIFA nel 2010) e la drammatica escalation dei costi degli stadi brasiliani quando vengono paragonati al rapporto della squadra d’ispezione FIFA nel 2007.

Secondo la sua analisi, quali cambiamenti bisogna operare affinché la preparazione di grandi eventi come la Coppa del mondo non implichi problemi simili a quelli che hanno incontrato il Sudafrica e adesso il Brasile?

La Coppa del mondo è il motore principale di un assieme di accumulazione capitalista nello sport. I principali problemi riscontrati nella preparazione sono tutti i risultati diretti della privatizzazione dello sport.

Un vero cambiamento può succedere soltanto attraverso una piattaforma che permetta lo sviluppo di un modello pubblico, addirittura la nazionalizzazione dello sport a lungo termine.

A breve termine, la società civile deve compiere alleanze e garantire che i lavoratori siano al primo posto in queste lotte, poiché la loro forza lavoro è sfruttata e perché sopportano il peso delle condizioni di lavoro precarie e pericolose.

Le lotte attuali dei Brasiliani sono ovviamente benvenute, ma esigono livelli di coordinamento più alti ed un allargamento delle forme di resistenza che vadano fino al boicottaggio di alcuni prodotti o anche delle partite.

L’intervista a Eddie Cottle è stata diretta da André Antunes della Scuola politecnica di salute Joaquim Venâncio/Fiocruz, situata à Rio de Janeiro. Intervista uscita su Revista Poli, N° 22 di marzo/aprile 2014.