Il governo Hollande fa crescere la destra, anche estrema

di Gippò Mukendi Ngandu

Vignetta FNLa crisi sociale che sta attraversando la Francia si è riflessa nel doppio turno elettorale di marzo.

Il Partito socialista esce pesantemente sconfitto dal doppio turno elettorale in Francia nonostante la conferma sull’amministrazione socialista di Parigi. I socialisti hanno perso ben 155 municipi, di cui dieci città con oltre 10 mila abitanti, passati alla destra o all’estrema destra. Particolarmente inquietante è, infatti, la crescita del Front National che è riuscito a conquistare ben 13 comuni, tra i quali due città con più di 50 mila abitanti come Frejus e di Béziers ed anche un grande quartiere di Marsiglia.

La politica di Hollande è stata sanzionata dal voto. I socialisti francesi pagano la stretta alleanza con il Medef (la Confindustria d’Oltralpe). Non è, infatti, esagerato affermare che il governo Hollande-Ayrault sia il governo più a destra che abbia mai conosciuto la socialdemocrazia a partire dal secondo dopoguerra. Le politiche finora condotte si inseriscono nel quadro delle politiche della Troika (Ue, Bce, Fmi). Il “patto di responsabilità” va in questa direzione. Si tratta, infatti, di un vero e proprio patto di austerità tra il governo e il padronato che attacca pesantemente le classi popolari e mira alla distruzione dello stato sociale francese minando la previdenza sociale, colpendo gli assegni famigliari e esonerando i padroni dal pagare una parte dei contributi. Il patto è stato sottoscritto anche da alcune confederazioni sindacali quali la Cfdt e la Cftc,

Purtroppo di fronte a questi attacchi non c’è ancora stata una reazione popolare all’altezza della situazione. Il primo sciopero è stato indetto solo il 18 marzo con una piattaforma piuttosto ambigua che non ha come richiesta il ritiro del patto, mentre in precedenza solo il pubblico impiego era riuscito a mobilitarsi, anche se a ranghi sparsi, contro i piani di austerità. Al contrario, alcuni sindacati come la Cfdt si sono resi complici delle politiche governative, mentre le direzioni sindacali della Cgt e di Force ouvrière hanno sperato fino all’ultimo di contrattare qualcosa per i lavoratori in cambio dei regali al padronato. Ovviamente non sono arrivate neanche le briciole.

Il malcontento si è manifestato anche nel non voto. L’astensionismo è stato piuttosto alto e ha raggiunto il 38,62% degli aventi diritto al voto. A questi si devono aggiungere coloro che hanno deciso di non iscriversi più nelle liste elettorali. In pratica quasi metà dei francesi aventi diritto al voto, non si contano gli immigrati da anni residenti in Francia, ha deciso di non recarsi alle urne.

La crescita del Front National non deve stupire. La destra e l’estrema destra sono state piuttosto effervescenti e hanno cercato di dirottare il malcontento sociale dal piano sociale a quello omofobo, razzista e xenofobo. Quest’inverno la Francia è stata attraversata da grosse manifestazioni contro il “matrimonio per tutti”, contro il diritto all’aborto, mentre diversi gruppi più esplicitamente fascisti si sono riuniti a gennaio nella “giornata della rabbia” attaccando apertamente il movimento operaio, gli omosessuali, i musulmani, gli ebrei.

Il successo del Front National, tuttavia, non costituisce una vera novità, anche se la crescita in alcuni bastioni operai è allarmante. Il Fn, infatti, è sulla scena politica francese con alti e bassi fin dalla sua nascita, il 1972, quando diverse correnti dell’estrema destra (monarchici, cattolici integralisti, vecchi collaborazionisti durante il nazismo, reduci dell’Algeria, militanti dell’Organisation Armée Secrète, giovani neo fascisti) si riunirono attorno alla figura di Jean- Marie Le Pen, deputato nel 1956-1962. Il Fn ottiene il suo primo vero successo nel 1983, quando nelle elezioni di Dreux raccolse il 16,7% dei voti e fu determinante per la vittoria della destra in questa città. L’anno successivo la formazione di Le Pen conquistò alle europee l’11% dei voti. Occorre, inoltre, ricordare, lo choc del 2002, quando Jean- Marie Le Pen riuscì a passare al secondo turno delle presidenziali eliminando il candidato socialista Lionel Jospin, primo ministro uscente con ben 5,5 milioni di voti pari al 17,8%.

I tanti paragoni con il Movimento 5 stelle, quindi, non reggono. Non si deve, tuttavia sottovalutare il cambiamento di immagine che si è dato nel corso degli ultimi anni. Dopo aver ereditato dal padre la guida del partito, Marine Le Pen ha, infatti, abbandonato alcuni temi tradizionali dell’estrema destra come l’antisemitismo o il negazionismo ed ha accentuato il suo profilo sociale senza recidere alcuni legami con gruppi fascisti (campagna demagogica contro i licenziamenti collettivi, innalzamento dei salari più bassi) con l’obiettivo di conquistare una parte dell’elettorato popolare e operaio e sfondare oltre l’elettorale tradizionale piccolo borghese. La svolta si è compiuta nel 2011, quando il Fn ha presentato in alcune elezioni locali dei sindacalisti ben presto espulsi dai rispettivi sindacati. I cinque principali sindacati (Cgt, Cfdt, Fsu, Unsa, Solidaires) reagirono elaborando una dichiarazione unitaria dal titolo emblematico: “La preferenza nazionale non è compatibile con il sindacalismo”. Infine, ma non per ultimo, Marine Le Pen ha cambiato l’asse strategico del Fn: l’obiettivo è quello di accedere al potere creando le condizioni ideologiche e politiche di una alleanza con la destra “repubblicana”.

I risultati positivi sono stati immediati. Al primo turno delle elezioni delle presidenziali del 2010 Marine Le Pen ha superato i risultati ottenuti dal padre nel 2002 conquistando 6,5 milioni di voti pari al 18% e nel corso delle legislative ottiene due eletti. Ora, di fronte al malcontento delle classi popolari nei confronti del governo Hollande si presenta come partito “antisistema”, “né di destra né di sinistra… nazionale” e riesce ad ottenere successi in bastioni operai, tradizionalmente di sinistra.

A sinistra del partito socialista, d’altro canto, sono prevalse fino ad ora posizioni ambigue. Il governo Hollande ha assunto posizioni talmente a destra che né il Pcf né il Parti de gauche di Mélanchon lo hanno sostenuto. Il Partito comunista, tuttavia, ha tentato invano di condizionare da sinistra la politica dei socialisti attraverso un’opposizione morbida e “costruttiva”; mentre il Parti de gauche ha assunto una linea più netta, di opposizione di sinistra alle politiche governative. E’ accaduto, quindi, che in alcune grandi città come Parigi il Pcf abbia stretto un’alleanza coi socialisti sin dal primo turno, mentre il Parti de gauche abbia costruito al primo turno liste alternative. Su alcune questioni, tuttavia, anche il Parti de gauche ha forti ambiguità. Mélanchon, ad esempio, sostiene l’intervento militare in Centrafrica con l’idea “repubblicana” che debbano comunque essere difesi innanzitutto gli interessi francesi all’estero. Queste posizioni hanno reso impossibile un accordo nazionale tra le forze della sinistra radicale e le forze anticapitaliste come l’Npa.

Alle Europee, d’altro canto, l’Npa si presenterà con una propria lista con una posizione chiaramente anticapitalista e internazionalista, che punta alla rottura dei Trattati antidemocratici, contro le politiche di austerità per la costruzione di un’Europa sociale, dei popoli, delle lavoratrici e dei lavoratori.

Il Front de gauche, al contrario, si presenterà con un’impostazione riformista che punta a condizionare le socialdemocrazie in vista di una rinegoziazione dei Trattati.

I risultati della sinistra radicale e anticapitalista sono stati piuttosto magri. La sinistra a sinistra del Ps non è apparsa come un’alternativa credibile. Tuttavia, le liste anticapitaliste, chiaramente alternative al Partito socialista, che hanno visto assieme al Npa (l’ Npa si è presentato con 87 liste di cui 54 unitarie) componenti del Parti de Gauche, della sinistra del Front de gauche e del Pcf nonché Lutte ouvrière, hanno ottenuto dei risultati modesti soprattutto nelle “banlieue” rosse di Bordeaux (tra l’8 e il 10%), di Rouen (tra l’11 e il 15%) ed anche di Parigi (Genevilliers: 13%) così come in alcune città della Bretagna, là dove si era manifestato il movimento dei “bonnets rouges”, sorta di movimento che molti hanno paragonato a quello dei forconi, ma che a differenza di quest’ultimo ha avuto come propulsore anche un settore operaio appoggiato dal Npa.

E’ il segnale che non tutto è perso. Ci sono le condizioni per costruire una risposta di sinistra alle politiche di austerità di Hollande e della Troika e contrastare l’ascesa delle forze di estrema destra.

La sinistra a sinistra del Ps è impegnata positivamente nella costruzione di un “terzo turno sociale”. L’obiettivo è quello di riprendere la piazza, lasciata da troppo tempo alla destra e all’estrema destra. Il 12 aprile, infatti, sarà una giornata di mobilitazione non solo in Italia, ma anche Oltralpe. Assieme sfileranno diverse forze politiche tra cui l’Npa, il Front de Gauche al completo, Alternative Libertaire, così come diverse organizzazioni sindacali, associazioni, collettivi per il diritto alla casa, collettivi femministi, antirazzisti per protestare contro il governo e l’estrema destra, per il ritiro del “patto di responsabilità”.

La speranza è di dar vita ad un movimento unitario di lunga durata capace di invertire i rapporti di forza. Si tratta di una sfida difficile, in una situazione complicata, in presenza di una forte decomposizione sociale, ma decisiva per impedire che le politiche sempre più liberali dei socialisti rafforzino e consolidino l’estrema destra. Da parte nostra cercheremo che dalle giornate del 12 e del 13 possa vedere finalmente la luce una rinnovata iniziativa internazionalista della sinistra di classe in Francia così come in Italia in stretto rapporto con le lotte che si manifestano in tutta Europa a partire dalla Grecia.