Cile, Bachelet vince anche al secondo turno

di Horacio R. Brum, da http://brecha.com.uy/, traduzione di Titti Pierini

La candidata socialista, Michelle Bachelet, ha ottenuto il 15 dicembre scorso il 63% dei suffragi al secondo turno ma, per poter introdurre alcune delle riforme annunciate, dovrebbe contare su maggioranze che non è chiaro se saranno o no dalla sua parte. La destra, largamente sconfitta, conserva in ogni caso una forza che va oltre la sua incidenza elettorale. (red.)

Il capitano Alberto von Appen giunse a Valparaiso dalla Germania nel 1937 con la moglie e i due figli piccoli come funzionario della compagnia di navigazione Hamburg Amerika. I figli studiarono in una delle tante scuole tedesche, ammirate dai locali cileni (loro non potevano frequentarle), che non subivano alcun controllo delle autorità di Santiago ed erano sotto influenza diretta del regime nazista.

Mentre i bambini andavano a scuola, il padre ricavava il tempo – tra le attività dell’Hamburg Amerika – per progettare di far saltare il Canale di Panama, che durante la Seconda Guerra mondiale era divenuto una via marittima fondamentale per le potenze alleate contro Hitler.

Quando non si riuscì più a dissimulare le attività del nazismo in Cile, il governo prese misure comprendenti anche l’espulsione di figure come il capitano Von Appen. Ciò nonostante, pochi anni dopo il capitano-sabotatore rientrò per fondare Ultramar, uno dei principali gruppi cileni, con attività in Argentina, Uruguay e Brasile. Nel 1971 Albert von Appen morì, quando il paese era ”sotto minaccia comunista”.

Proseguendo la tradizione di famiglia, i figli appoggiarono il golpe e la dittatura di Pinochet, e certe indagini giudiziarie sulle violazioni dei diritti umani indicano che prestarono navi per la reclusione e la tortura dei prigionieri. Sven e Wolf von Appen hanno ormai lasciato il timone di Ultramar ai rispettivi figli, pur continuando a costituire importanti punti di riferimento per la comunità degli imprenditori, in maggioranza schierata con la destra. Domenica 15 dicembre, all’uscita dal seggio elettorale, Sven von Appen, dopo avere espresso senza peli sulla lingua le sue critiche alle scelte economiche del primo governo Bachelet, ha dichiarato ai giornalisti che, “se si ripetono le misure economiche della Bachelet, cercheremo un altro Pinochet”.

Le parole di Von Appen sono venute a mettere nero su bianco gli accenni golpisti che la destra più dura – ancora forte in Cile e che ha voce su alcuni mezzi di comunicazione con larga influenza di massa, ad esempio il quotidiano El Mercurio – ha dissimulato, accennando al possibile rischio di alterazioni istituzionali che potrebbero comportare i cambiamenti proposti dalla Bachelet. Hermógenes Pérez de Arce, irredento pinochetista con molti fedeli lettori delle sue colonne sul Mercurio, ha sostenuto che toccare la Costituzione della dittatura può provocare una crisi istituzionale, e che “in genere situazioni del genere si sono risolte in Cile ricorrendo al colpo di Stato”. Quanto agli specialisti in materia di golpe, l’ex comandante in capo dell’esercito, Ricardo Izurieta, ha pronunciato un discorso all’Accademia di Guerra nel quale sotto sotto si è lamentato che i governi democratici continuino a processare i militari che violano i diritti umani.

Motoseghe cilene

Il presidente Sebastián Piñera ha espresso vari atti di cortesia verso la neo-eletta, ma anche nel suo settore politico abbondano gli avvertimenti a non toccare le basi del modello imposto da Pinochet e dai suoi complici civili. Ricardo Larraín, presidente di Rinnovamento nazionale, il partito dell’attuale capo dell’Esecutivo, ha insistito perché la Bachelet moderi il proprio riformismo: “Lasciamo da parte la motosega, quella con cui si va a tagliare completamente il bosco per poi restare senza più ombra: facciamo riforme sensate”.

Larraín non ha negato la legittima vittoria della ex presidente, ma la ha avvertita che “dovrà neutralizzare alcuni settori estremisti”. Il suo collega della coalizione al governo, il presidente dell’Unione Democratica Indipendente, Jovino Novoa, ha preferito aggrapparsi all’idea che probabilmente costituirà il cavallo di battaglia della destra nella sua opposizione al prossimo governo: “la presidente eletta non ha la rappresentatività né il mandato per prendere posizioni estremiste”. Novoa ha messo il dito sulla piaga che potrebbe sviluppare una pericolosa infezione per la gestione della Bachelet in quanto, se si tiene conto che l’astensione, superiore a quella del primo turno, è arrivata al 59%, per lei ha votato solo un quarto dei cittadini.

“Perché andare a votare se il mio candidato ha già perso!”, ha dichiarato a Brecha una giovane studentessa universitaria che al primo turno aveva votato per uno dei candidati non facenti parte dell’apparato politico tradizionale. E non ha votato neanche la presidentessa della Federazione Nazionale degli Studenti Universitari, perché “l’AFP statale [la riforma dell’Amministrazione dei Fondi Pensione] e la sua logica della gratuità dell’istruzione sono due esempi che ci dimostrano come la Nuova Maggioranza (della Bachelet) continui a pensare in linguaggio neoliberista”.

Questa sensazione della gente che ben poco cambierà sembra consolidarsi non solo per le tante espressioni contrarie alle riforme da parte di settori che sono visti come i poteri reali del potere – la destra imprenditoriale, i militari, i mezzi di comunicazione, gli operatori politici – ma anche per i dati sull’estesa trama di relazioni e legami politico-imprenditoriali che la nuova presidente dovrebbe infrangere per ottenere cambiamenti reali. Pochi giorni prima delle elezioni, la Fundación Sol, che lavora per il miglioramento delle condizioni di lavoro, ha pubblicato uno studio sull’integrazione dei direttivi delle amministrazioni dei Fondi pensione, in vista del fatto che la Bachelet si propone di aggredire i tanti vizi e difetti del sistema creandone una statale! Le imprese private, cui i lavoratori sono obbligati ad affidarsi per poter godere della pensione, già maneggiano circa 200 miliardi di dollari derivanti dalle contribuzioni, mentre una pensione media non raggiunge la metà dell’ultima retribuzione.

Secondo la Fondazione Sol, nelle direzioni si mescolano personaggi di ogni colore politico e gruppi di interesse la cui influenza può bloccare qualsiasi cambiamento del sistema: vi sono ex ministri, sottosegretari ed altri funzionari dei governi della Concertazione, oggi riverniciati come Nuova Maggioranza; ex facenti parte e simpatizzanti della dittatura; membri di centri di pensiero e di studi politico-sociali sia di destra sia di sinistra; funzionari delle principali università, inclusa l’Università del Cile (statale); ex funzionari pubblici di Piñera ed ex parlamentari della sua coalizione governativa; esponenti dei principali mezzi di comunicazione; vecchi consiglieri della Banca centrale; parenti di autorità e dirigenti politici, e persino vari fratelli del noto allenatore di calcio Manuel Pellegrini, che tra l’altro realizza la pubblicità per un’AFP.

Benedetto ordine

Le aspettative di una crescita delle libertà pubbliche, in un paese in cui le proteste solitamente terminano con episodi di repressione, potrebbero vedersi deluse, se la nuova presidente non prendesse misure decisive per ottenere un cambiamento dei concetti di autorità e ordine pubblico. Tre giorni prima delle votazioni, l’italiano Alfredo Bonanno, un personaggio emblematico dell’“anarchia insurrezionale”, è stato espulso all’arrivo all’aeroporto di Santiago. Era arrivato in Cile per tenere conferenze, come aveva liberamente fatto in precedenza in Argentina, Brasile e Uruguay, ma la polizia internazionale riteneva potesse essere pericoloso. Per altro verso, una Corte d’Appello ha sentenziato che Catalina Castillo, un’attivista sociale di un quartiere operaio, avesse commesso un delitto per avere contestato il presidente Piñera e avergli sputato in un’occasione pubblica. In precedenza un giudice aveva sentenziato che il fatto non era niente di più che una scorrettezza, ma il governo si costituì parte civile ed ora alla Castillo è proibito accostarsi al presidente e ha l’obbligo di recarsi presso il commissariato a firmare regolarmente il registro. L’espulsione di Bonanno non ha meritato commenti né critica alcuna da parte della Bachelet e del suo campo, mentre tra i principali gruppi politici, con l’appoggio degli editoriali dei maggiori quotidiani di destra, si è manifestato il consenso sul fatto che Catalina Castllo avesse commesso un “attentato all’autorità”.

La futura presidente ha ripetuto nei suoi discorsi di avere le maggioranze parlamentari e la capacità di decisione sufficiente a realizzare audaci cambiamenti, ma – come ha detto a Brecha un giornalista e osservatore politico sperimentato – ora la domanda è se abbia forbici sufficientemente affilate da tagliare la ragnatela di interessi, accordi e transazioni sottobanco che ha continuato ad adeguare il Cile al sarcofago di Pinochet.

Per approfondire il tema rimandiamo ad un ampio dossier sul Cile pubblicato sul sito Movimento Operaio