Bari, diritti delle donne e solidarietà con la Grecia

di Donne nella crisi – Bari

Sabato 9 novembre il camper di donne nella crisi ha fatto tappa anche a Bari. Ad accoglierlo c’erano diverse realtà di lotta tra cui il collettivo LGBITQ Cime di Queer, Villa Roth occupata e Ross@; realtà che, specie negli ultimi mesi, hanno portato avanti una campagna di protesta e di opposizione alle ASL baresi, opponendosi alla continua chiusura di enti ospedalieri ove effettuare l’IVG.
Il luogo scelto per questa iniziativa di solidarietà internazionalista, sensibilizzazione sociale e confronto politico è stata Piazza Umberto; questa piazza, punto di collegamento tra la stazione centrale, l’ateneo e le strade dello shopping barese è da sempre  luogo di incontro per i/le giovani e punto di riferimento per i/le migranti.
Da qualche settimana Piazza Umberto è diventata oggetto di discussione cittadina a causa di un’inaccettabile e incomprensibile ordinanza, voluta dall’amministrazione comunale e dal sindaco, -il già conosciuto “sceriffo Emiliano”-,  dai contenuti repressivi, escludenti e, a causa delle motivazioni addotte, anche xenofobi e omofobi. Per tutte queste ragioni abbiamo ritenuto che il presidio di Donne nella Crisi avrebbe dovuto fermarsi in quella piazza, quale pretesto di discussione e affermazione delle nostre diverse, eccentriche e multietniche personalità.
All’arrivo del camper è stato allestito un banchetto informativo sulla situazione sanitaria greca, con un parallelismo su quella italiana e un approfondimento sul triste scenario pugliese. Al fine di raccogliere fondi da destinare all’acquisto di medicinali per  la clinica autorganizzata Elleniko, si è pensato di proporre un aperitivo sociale.
Volantinaggi ed interventi al microfono hanno animato il pomeriggio di denuncia e di lotta. Grazie, poi, alla collaborazione di varie farmacie e medici, nonché di una delegazione del “Comitato art. 33” sono stati raccolti molti medicinali e la raccoltà continuerà, grazie all’impegno di tutte le realtà coinvolte nell’iniziativa, fino al mese di dicembre. L’iniziativa in piazza ha riscontrato un certo interesse delle/dei passanti. Ci è apparso lampante come il problema dell’accesso ad una sanità pubblica sia molto sentito.
Soprattutto le donne si sono soffermate maggiormente: in Puglia la situazione sanitaria è al collasso. L’amministrazione Vendola, in linea con le vecchie amministrazioni di centro-destra, ha continuato a chiudere ospedali e a tagliare risorse da destinare al servizio pubblico sanitario.
A Bari l’applicazione delle legge 194, che garantisce l’interruzione volontaria di gravidanza, è inesistente, con un numero spropositato di obiettori di coscienza. Ad oggi, inoltre, non esistono enti ospedalieri pubblici (ad esclusione del Policlinico di Bari) che assicurino alle donne il diritto all’aborto in modo gratuito.
Gran parte delle donne che vogliono effettuare l’IVG, si rivolge a strutture private, dunque a pagamento, per potersi vedere assicurata la realizzazione del proprio di ritto di scelta. La “regione rossa” di Vendola, in sostanza, non è poi così lontana dalla situazione greca in cui ormai il diritto alla salute è, nei fatti, completamente negato. Il parallelismo è alquanto attuale ed è evidente che in Puglia occorre contrastare con il maggior numero di forze possibile la tendenza al collasso della sanità e al diritto alla salute.
Un altro importante aspetto del presidio in piazza è stato l’interesse e la voglia di partecipazione dei/delle migranti che popolano la piazza i quali da subito si sono avvicinati facendo domande e animando con la loro musica l’iniziativa.
Ad oggi, dunque, appare evidente che per la gravità della crisi economica e sociale che stiamo attraversando e per la ferocia dell’attacco sferrato al sistema sociale bisogna portare avanti una lotta che non sia più settoriale ma che coinvolga quante più realtà antagoniste possibili; bisogna spostare le discussioni che riguardano la nostra libertà di scelta e la nostra salute dai salotti dei politici per portarle in piazza, per sensibilizzare e rendere partecipi i soggetti che vivono la crisi e le sue degenerazioni culturali; bisogna ricontestualizzare la lotta femminista all’interno di una più ampia lotta sociale, che parli di diritto alla salute, all’aborto, al lavoro e alla socialità.
Questa è la strada a nostro avviso, da percorrere, per costruire un fronte di lotta unitario dei soggetti oppressi e questo primo esperimento barese sembra essere andato in quella direzione. Da mesi a Bari cerchiamo di creare, attraverso l’autorganizzazione delle realtà e l’unione delle lotte territoriali, un fronte di opposizione sociale; tutto ciò è emerso anche durante il presidio in Piazza Umberto.
Rilanciamo, dunque, al locale la lotta per la difesa della legge 194, per il diritto alla salute pubblica e gratuita e per l’autodeterminazione del corpo delle donne e per i diritti dei/delle migranti.