La chiusura in Grecia della televisione pubblica: una nuova battaglia di una guerra sociale e politica prolungata

ertRed. Alencontre. La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Solidarietà. I canali della radiotelevisione pubblica ERT hanno cessato le trasmissioni martedì 11 giugno poco dopo le 23 (22 in Svizzera e in Francia) e gli schermi sono diventati neri e il trasmettitore principale situato su una montagna nei pressi di Atene è stato messo fuori uso dall'intervento della polizia. I tecnici non sono stati in grado di neutralizzare il provvedimento perché presi alla sprovvista. Ma la diffusione per mezzo del sistema di trasmissione analogica a partire dall'edificio della ERT sembra funzionare on-line, almeno fino a questo momento (12 giugno) giugno. Tutto questo naturalmente per quella minoranza di persone che dispone di mezzi tecnici adeguati. Tutto questo porta un attivista ad affermare ironicamente: "Non avrei mai immaginato di dover guardare la televisione pubblica illegalmente!"

“È illegale. Il governo ha messo fuori uso il trasmettitore principale. Tutto questo somiglia molto di più ad un governo di un Ceausescu che ad una democrazia “, ha detto il presidente del principale sindacato dei salariati della televisione, Panayotis Kalfayanis. Circa 2’000 “funzionari ” che hanno già subito una drastica riduzione del loro salario reale (circa il 40%), perderanno il lavoro. Questa decisione dovrebbe consentire al governo di raggiungere facilmente l’obiettivo di una diminuzione di 2000 e più posti di lavoro nel settore pubblico entro la fine di giugno 2013, in base agli accordi con la Troika (BCE, FMI, UE). Ed è proprio quanto ha messo in evidenza POESY , il sindacato dei giornalisti. Non si tratta evidentemente che di un aspetto di un piano ben più ampio; per questo appare cruciale la capacità di organizzare una risposta immediata.

In effetti i maggiori responsabili della Troika hanno ripreso Lunedì, 10 maggio ad Atene conti la verifica dei conti della Grecia e dell’applicazione delle “riforme”. La riduzione del numero dei funzionari pubblici e la fusione o la soppressione di diversi enti pubblici rappresentano un capitolo consistente. Lunedì notte, i leader della troika si sono “intrattenuti” con il ministro della Riforma Amministrativa, Antonis Manitakis sulla ristrutturazione del settore pubblico. ERT ha appena avuto il tempo di annunciarlo … prima di essere costretta al silenzio.

“Non possiamo aspettarci nulla da questo governo, ma siamo qui. E noi non ce ne andremo” dichiarano i dipendenti di ERT, davanti a una folla sempre più ampia martedì sera, alla periferia nord di Atene I dipendenti di ERT prendono, numerosi, la parola. Ci sono registi, spettatori, artisti, deputati di Syriza, con le loro diverse “sensibilità” politiche. Alexis Tsipras prende una posizione chiara contro la politica generale del governo e ne chiede le dimissioni. La pressione popolare è sempre più forte. Attivisti del sindacato dei giornalisti, membri della sinistra Syriza (Rproject e Corrente di sinistra) – alcuni dei quali sono ben noti e riconosciuti dai giornalisti, anche perché avevano responsabilità di rilievo nel loro sindacato – sono attivamente presenti. Una presenza evidentemente scontata. Inoltre , in tutte le principali città greche gli edifici di ERT sono occupati e si vanno sviluppando manifestazioni di solidarietà.

Non vi è solo un clima chiaro di incomprensione nei confronti di questa decisione, ma la messa in discussione dell’autoritarismo del governo, del suo orientamento antidemocratico. Un orientamento che si è espresso in diverse mobilitazione sociali attraverso la “precettazione” che ha colpito i lavoratori della metropolitana, del traffico marittimo (lavoratori portuali, tra gli altri) e gli insegnanti. La precettazione avviene attraverso l’invio di una lettera formale a ciascun dipendente chiedendogli di tornare al lavoro, pena la comminazione di sanzioni e la perdita del perdita del posto di lavoro.. Questo attacco ai diritti democratici e sociali prolunga, di fatto, le misure prese nei confronti degli immigrati.

L’orientamento del governo di Antonis Samaras di Nuova Democrazia – supportato da PASOK (social-liberale) e Dimar (Sinistra Democratica) – è in piena consonanza con i rappresentanti della Troika (BCE, FMI, UE). Samaras non deve quindi fare alcuno sforzo per orientarsi in tale direzione, poiché, sul fondo, vi è una chiara convergenza. Da mesi ormai il governo sta giocando la carte della “legge e dell’ ordine”, di un “potere forte” che accompagna, come sempre, una guerra sociale che sta investendo tutti gli ambiti della società.

Il PASOK (guidato da Evangelos Venizelos) e Dimar (Fotis Kouvelis) affermano che non sono d’accordo. Ma questa non è la prima volta … anche se poi alla fine rientrano nei ranghi. Tuttavia, al momento del decreto sulla ERT, quattro ministri non l’hanno firmato: Antonis Manitakis (riforma amministrativa) e Antonis Roupakiotis (Giustizia), rappresentanti in governo di Sinistra Democratica e Evangelos Livieratos (Ambiente) e Athanasios Tsaftaris (Agricoltura), rappresentanti del PASOK. Anche in assenza di un voto favorevole parlamentare, il decreto può restare in vigore per 40 giorni con decisione del presidente della Camera. Un fatto molto significativo è apparso: Alba Dorata sostiene la chiusura della ERT, mettendo così in luce il suo reale orientamento politico e smentendo la sua recente demagogia anti-austerità.

Una nuova prova di forza

“La diffusione di ERT prenderà fine al termine dei programmi di questa sera” [Martedì], ha affermato il portavoce del governo, Simos KediKoglou.ERT è composto di tre reti. Le reti private ​​sono collegate al governo e ai suoi sostenitori. Con la solita demagogia ,i partiti storici (tra cui la Nuova Democrazia), che ha ha organizzato un forte sistema clientelare nelle reti pubbliche e stretto accordi con gli operatori privati, ha denunciato oggi “Un caso di eccezionale mancanza di trasparenza e di costi incredibilmente elevati. E tutto questo ora finalmente prende fine “, secondo le parole di Simos KediKoglou.

Quest’ultimo ha insistito sul fatto che il servizio pubblico, dove gli scioperi si sono moltiplicati negli ultimi mesi per opporsi ai piani di ristrutturazione, riaprirebbe sotto un’altra forma, con un numero ridotto di dipendenti. Gli obiettivi sono chiari, in questo caso: colpire gli scioperanti di un intero settore (“pubblico”), operare una selezione politica tra i dipendenti 2’656 dipendenti di ERT. Alcuni potranno ricandidarsi accettando un “salario adeguato”oppure promettendo obbedienza sicura o forme di autocensura. Viva la PPP: partecipazione pubblico-privato.

Persino la direzione della Confederazione sindacale del settore privato, la GSEE, ha dichiarato: “ERT appartiene al popolo greco … Questo è l’unico media indipendenti e l’unica voce pubblica, e deve restare in ambito pubblico […] condanniamo questa improvvisa decisione […]. Si tratta di uno shock totale “. La Confederazione sindacale del servizio pubblico, ADEDY, ha qualificato la decisione legislativa come un “colpo di stato”. ADEDY e GSEE hanno lanciato l’appello per uno “sciopero generale” per mercoledì. La federazione degli insegnanti , il cui sciopero è stato bloccato da un provvedimento di precettazione, ha invitato i propri membri ad esprimere la loro solidarietà con i loro colleghi della ERT manifestando davanti agli edifici di ERT nelle varie città.

Pantelis Gonos, giornalista a ERT, dichiarava martedì 11 giugno all’AFP: “Il governo, senza consultazione odiscussione, ha sconvolto tutti annunciando la sospensione dei programmi a partire da mezzanotte; tutte le schermate diventeranno nere e non si sa quando si ricomincerà. Come giornalisti, cercheremo di continuare le trasmissioni finché ci sarà possibile.. Forse faranno intervenire la polizia? “Una domanda più ragionevole. Una escalation è sicuramente in preparazione.

Il sindacato dei giornalisti POESY ha lanciato un appello per uno sciopero immediato di sostegno tra i giornalisti del settore privato. “Il governo è determinato a sacrificare la televisione pubblica e la radio” per soddisfare i suoi creditori, ha denunciato il sindacato. Il governo aveva reso pubblico il giorno il testo di una legge che autorizza la cessazione del funzionamento di un ente pubblico, in caso di fusione o di ristrutturazione.