Giustizia, democrazia e… ipocrisia

di Antonio Moscato (da Movimento Operaio) Mi stupisce sempre lo stupore di fronte a avvenimenti che a me appaiono normali: ad esempio l’assoluzione degli sbirri che hanno assassinato Stefano Cucchi, mentre una blanda condanna è toccata solo ai medici complici. O la sentenza Eternit, apparentemente severa, ma resa vana dai normali giochi degli azzeccagarbugli al servizio dei potenti: non pagheranno i risarcimenti né gli eredi del padrone belga morto, né quello vivo, se la sentenza non sarà approvata anche dalla giustizia svizzera, più classista ancora di quella nostra, se possibile…

Ne avrei tante di vicende giudiziarie scandalose da ricordare, come il ridimensionamento dell’accusa per i dirigenti della Thissen Krupp, che in appello ha escluso il dolo e preparato nuovi addolcimenti. Ma non occorre, ognuno incontra nella sua esperienza casi del genere. Ogni volta che si scopre un’evasione di un grande o medio capitalista, si può star sicuri che la vicenda finirà nel nulla, o con sconti ingentissimi su quanto dovuto, mentre ogni multa non pagata da un poveraccio viene inseguita da misure vessatorie e accresciuta continuamente fino a livelli di estorsione e di rapina.

E quando un magistrato fa, tardivamente, il suo dovere e interviene su un’azienda criminalmente inquinatrice come l’ILVA, non solo i pennivendoli di destra e di centrosinistra, ma direttamente il governo (Berlusconi o Monti o Letta, su questo per me pari sono) interviene per bloccare e invalidare le decisioni dei giudici. Non parliamo dei rifiuti di togliere il segreto di Stato su vari crimini di Stato. E gli organi supremi della giustizia si guardano bene dal protestare.

Ma dirlo è scandaloso, viene considerato un’offesa alla magistratura, mentre i parlamentari del centro destra possono manifestare tranquillamente davanti al Palazzo di Giustizia di Milano contro la “pretesa”, secondo loro persecutoria, di processare il loro capo, che invece finora se l’è sempre cavata benissimo con i rinvii fino alla prescrizione, che sono prerogativa di chi può spendere milioni per il collegio di difesa, e che sono una delle cause principali del mancato funzionamento della giustizia per chi vorrebbe invece ottenere il risarcimento per un danno subìto.

Grande scandalo invece viene sollevato se Beppe Grillo dice la semplice verità che il parlamento è del tutto inutile, per la sua composizione falsata da una legge elettorale vergognosa, per la sua inconcludenza, per la sua ipocrisia nel far proclamazioni vacue e annunciare misure subito disattese. Come quella davvero grottesca sui rimborsi elettorali col 2 per mille. Grillo a volte condisce queste osservazioni con insulti gratuiti, ma senza di questi nessuno se ne accorgerebbe. Casomai si può obiettare che Grillo non sfiora nemmeno l’origine di questo svuotamento, che non è solo italiano ed euroeo, e si può aggiungere anche che il M5S ha deluso molti suoi elettori perché non ha ancora inciso se non a livello superficialmente propagandistico su questo terreno, ed ha accettato casomai fin troppo le regole del gioco parlamentare, che sono concepite esattamente per premunirsi da ogni uso “pericoloso” delle istituzioni.

La democrazia borghese per i marxisti è sempre stata puramente formale, ma da quando è esplosa la crisi generale anche le forme sono state calpestate: esempio recentissimo la “scoperta” che alla faccia della costituzione, milioni di utenze telefoniche e internet negli Stati Uniti erano controllate senza nessuna autorizzazione, se non un avallo parlamentare bipartisan che peraltro non a caso era stato tenuto segreto finché non è stato scoperto da un giornalista cosaggioso.

Grottesco in un paese che invece difende strenuamente il secondo emendamento della sua costituzione, che garantisce il “diritto” di detenere armi da guerra in casa, e di portarle in un college o in un asilo…

Ma la notizia non mi stupisce affatto, perché lo stesso sistema c’era e c’è sicuramente ancora anche in Italia: io stesso avevo scoperto, grazie all’aiuto di compagni tecnici elettronici, che sia a Bari, sia Milano mi era stata infilata una cimice per ascoltare le conversazioni – anche non telefoniche – in una scatoletta del deviatore telefonico, ovviamente senza nessuna autorizzazione di un giudice. E non ero un bersaglio importante, ero un semplice militante tenace e critico di una piccola organizzazione rivoluzionaria.

Ma bastava ricordare i laboratori di intercettazione telefonica che compaiono nel capolavoro di Elio Petri, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto…

Devo dire che per avere i primi dubbi sull’imparzialità della giustizia non mi era stato necessario studiare Marx o Lenin, ma mi era bastato leggere Pinocchio, che quando denuncia il furto subìto a un giudice viene arrestato, o i Promessi Sposi, in cui Renzo non solo non ottiene giustizia quando chiede aiuto all’Azzeccagarbugli (un antenato di Ghedini), ma finisce per diventare lui stesso, ingenuo paciere, il presunto organizzatore occulto dei Moti del pane di Milano per conto del re di Francia…

Scherzi a parte, il problema è drammatico: bisogna recuperare la capacità di chiamare le cose col loro nome. Dobbiamo sfuggire all’ipocrisia patriottarda che inventa favole sull’eroico capitano che in Afghanistan si immola per salvare i sottoposti, e smentisce che l’attacco sia stato condotto da un bambino. Ma come no, tutti i bambini afghani sono grati per le caramelle dispensate dai “nostri ragazzi” (col mitra)!

Dobbiamo ricominciare a dire che la permanenza militare ed armata in Afghanistan voluta in primis dal centrosinistra, con l’avallo del PRC, e da tutti i governi di ogni colore, è un crimine anche contro la democrazia, perché tutti i sondaggi rivelano che la stragrande maggioranza degli italiani non la vuole.

Ci sono segnali inquietanti di svuotamento ulteriore della stessa democrazia formale in molte parti del mondo, non solo “occidentale”. Sull’America Latina avevo segnalato, prima in lingua originale, poi in traduzione, l’allarme di Néstor Kohan (Un nuovo coordinamento repressivo ), di cui mi è giunta una seconda parte integrativa, che per ora mi è impossibile tradurre (la mia preziosa collaboratrice Titti è stata messa fuori uso per un po’ da un grave infortunio domestico, e io sono ovviamente – oltre che peggior traduttore – un po’ sovraccaricato dalle conseguenze della vicenda).

Per giunta, forse per lo stress, ho avuto diversi problemi al computer di incerta origine, tra cui il blocco della Newsletter, che mi hanno spinto a ridurre al minimo le operazioni e gli inserimenti nel sito.

Ma in ogni caso, da quanto ho pubblicato finora, è certo che in nessuna parte del mondo la democrazia se la passa molto bene…

(a.m. 9/6/13)