La Conferenza antifascista e antimperialista di Porto Alegre: grandi passi in avanti, sfide ed opportunità
La prima conferenza antifascista per la sovranità dei popoli costituisce un’esperienza unica; in nessun’altra parte del pianeta era mai stata portata a termine un’iniziativa del genere. Essa rappresenta un ampio fronte antifascista e antimperialista, che va ben oltre il quadro delle organizzazioni rivoluzionarie. Presenta tuttavia dei limiti, legati alle difficoltà incontrate dai movimenti di resistenza internazionalisti.
Manuel Rodriguez Banchs, Penelope Duggan, Israel Dutra, Antoine Larrache, João Machado, Reymund de Silva ed Eric Toussaint, membri dell’Ufficio e del Comitato Internazionale della Quarta Internazionale.
Quasi 7.000 persone hanno partecipato alla manifestazione di apertura, con una presenza significativa delle organizzazioni della Quarta Internazionale. Abbiamo assistito allo stesso fervore militante dei Forum Sociali Mondiali al loro apice e del movimento contro la guerra del 2003, in cui migliaia di persone provenienti da contesti molto diversi si riuniscono e discutono di tutto. È in questo tipo di momenti militanti che si forgiano punti di vista condivisi e obiettivi comuni e che si forma la coscienza dell’avanguardia militante.
Al di fuori del Brasile, la delegazione argentina era la più numerosa, con 200 persone, molte delle quali avevano viaggiato in pullman, compresi i nostri compagni di Marabunta. Sono arrivati compagni dall’Africa (Sudafrica, Mali, Congo, Kenya, Costa d’Avorio, Marocco) e dall’Asia (India, Pakistan, Filippine…), in particolare tramite il CADTM (Comitato per l’abolizione del debito illegittimo, che ha svolto un ruolo centrale nell’organizzazione insieme al Comitato organizzativo locale della conferenza). Erano presenti, ovviamente, delegazioni di paesi imperialisti (Stati Uniti, Canada, Australia e paesi europei come Belgio, Danimarca, Francia, Italia). C’erano importanti delegazioni di militanti ucraini e russi.
I lavori della conferenza
Dopo una «tavola rotonda dei parlamentari» e una «tavola rotonda degli eletti» che hanno messo in luce un legame fondamentale con le azioni condotte all’interno delle istituzioni, diverse migliaia di persone hanno preso parte a numerosi dibattiti su vari temi: l’analisi dell’ascesa dell’estrema destra, la lotta contro Milei, la resistenza a Trump negli Stati Uniti incentrata su Minneapolis, la specificità delle lotte nel mondo del lavoro, la situazione in Brasile, la resistenza palestinese, la crisi climatica, il femminismo, l’istruzione e numerose forme di solidarietà internazionale.
Oltre a partecipare alle undici sessioni plenarie del programma ufficiale, le organizzazioni e gli attivisti della Quarta Internazionale hanno proposto una serie di attività auto-organizzate, tra le 150 previste. Le/ nostre/i compagne/i vi hanno svolto un ruolo significativo, in particolare attraverso una presentazione del nostro Manifesto per una rivoluzione ecosocialista – Rompere con la crescita capitalista, alla quale hanno assistito più di 600 persone. L’incontro è stato animato in particolare da Michael Löwy, uno dei principali redattori del Manifesto e da Penelope Duggan, che rappresentava la Quarta Internazionale.
Abbiamo inoltre organizzato o contribuito in modo significativo a dibattiti sulla lotta contro il razzismo e il capitalismo, sulla solidarietà con l’Ucraina, con i prigionieri russi, sulla situazione in Francia e sulla solidarietà con i migranti. In particolare, il primo di questi dibattiti ha riunito diverse centinaia di persone.
Il CADTM ha organizzato importanti attività sull’immigrazione, le mobilitazioni della generazione Z, l’accumulazione di ricchezza, l’accaparramento delle risorse naturali dell’Ucraina, della Repubblica Democratica del Congo e del Venezuela, la situazione in Africa e altri temi.
La Quarta Internazionale ha distribuito ai partecipanti alla conferenza una dichiarazione intitolata «Contro l’autoritarismo neofascista e tutte le forme di imperialismo» in quattro lingue.
La dichiarazione finale
La dichiarazione finale della conferenza riassume le ampie convergenze che ne hanno reso possibile l’organizzazione: un richiamo alle grandi mobilitazioni contro Milei, contro l’estrema destra in Gran Bretagna, alle mobilitazioni «No Kings!» negli Stati Uniti e alla solidarietà con Cuba. Essa enuncia inoltre una serie di rivendicazioni sociali, ambientali, antirazziste, femministe e LGBTIQ+, e naturalmente contro l’imperialismo. Afferma chiaramente: «Lottiamo contro tutti gli imperialismi e sosteniamo la lotta dei popoli per la loro autodeterminazione, con tutti i mezzi necessari.» In particolare, la dichiarazione si oppone al genocidio in Palestina, agli attacchi contro il Libano e l’Iran, nonché all’invasione del Venezuela e alle minacce contro Cuba. Questo ampio consenso ha riunito organizzazioni estremamente diverse, il che ha contribuito al successo della conferenza
Mobilitazione limitata delle organizzazioni di massa dei lavoratori
Il grande successo della conferenza non ci impedisce di rilevare alcuni limiti significativi. Questi erano evidenti già durante la fase preparatoria della conferenza e abbiamo cercato, con scarso successo, di porvi rimedio.
Uno di questi era la mancanza di partecipazione attiva delle organizzazioni di massa tradizionali, sia in Brasile che altrove. Sebbene la conferenza abbia ottenuto la partecipazione ufficiale del Partito dei Lavoratori e della maggioranza del PSOL a livello nazionale, nonché della CUT e della CTB brasiliane e di altri sindacati di insegnanti e lavoratori, questi hanno contribuito in misura limitata alla mobilitazione al di fuori dello Stato del Rio Grande do Sul, dove si trova Porto Alegre. Il sindacato degli insegnanti Andes e il Partito Comunista Brasiliano (PCdoB) hanno avuto una presenza militante più significativa. In effetti, le nostre organizzazioni – in particolare il MES, una corrente all’interno del PSOL particolarmente forte nel Rio Grande do Sul – costituivano gran parte dei partecipanti: da un lato, questo è motivo di orgoglio, ma dall’altro riflette il fatto che la lotta per l’unità, per la costruzione di un movimento di massa al fianco delle organizzazioni riformiste e dei sindacati, deve ancora essere condotta.
Al di fuori del Brasile, la conferenza ha ricevuto anche il sostegno di La France Insoumise e di una serie di organizzazioni sindacali, in particolare spagnole e latinoamericane.[1] Con l’avvicinarsi della conferenza, sono stati compiuti ripetuti tentativi per convincere molte altre organizzazioni dell’importanza della conferenza per le loro correnti, ma questa lotta per la più ampia unità possibile all’interno del movimento deve continuare a essere condotta con la massima determinazione.
Opporsi a tutti gli imperialismi
Un altro problema è l’attenzione quasi esclusiva, nella pratica, all’imperialismo statunitense, nonostante l’opposizione espressa nella dichiarazione finale a «tutti gli imperialismi». Così, sotto l’influenza dei settori «campisti» della conferenza, non c’è stata alcuna condanna dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, né una posizione chiara sulla natura del regime dittatoriale in Russia. Si tratta di un problema grave e di un potenziale ostacolo all’azione comune con gli antifascisti di Russia e Ucraina. La Russia è senza dubbio uno dei regimi più vicini al fascismo, mentre il popolo ucraino – e anche il popolo russo! – soffre sotto questo regime, confrontato con la miseria e con centinaia di migliaia di morti.
La presenza di compagni russi e ucraini, così come i workshop organizzati con il sostegno dei compagni della QI per dare voce agli oppositori russi, e di una delegazione ucraina composta da due sindacalisti di primo piano e da un rappresentante di Sotsialnyi Rukh, hanno costituito un importante contrappeso. Ciò è stato accolto con favore dalle delegazioni interessate e, secondo le parole del rappresentante di RESU/ENSU: la presenza dei compagni ucraini, così come quella degli oppositori socialisti russi, è stata messa in evidenza […] in particolare durante la chiusura della conferenza tenuta da Roberto Robaina. Hanno anche potuto avere conversazioni con attivisti del Brasile e di altri paesi. Hanno dato interviste e girato dei video che sono ora diffusi all’interno delle organizzazioni della sinistra.” Sperano di allargare la solidarietà verso le loro lotte in particolare in America latina.
Nel corso di diverse sedute plenarie, alcuni compagni della Quarta Internazionale (Penelope Duggan della direzione della QI, Rafael Bernabe di Porto Rico, Sushovan Dhar dall’India,…) e altri (Patricia Pol di ATTAC Francia e di LFI) hanno preso la parola contro queste posizioni (“campiste” NdR) difendendo i prigionieri e gli oppositori russi in esilio, il diritto all’autodeterminazione dell’Ucraina, la lotta del popolo ucraino contro l’invasione russa e contro le politiche neoliberiste e antidemocratiche del proprio governo, e a sostegno del movimento delle donne e del movimento democratico iraniani. La nostra posizione è quella del diritto all’autodeterminazione di tutti i popoli del mondo attraverso la propria azione e non attraverso l’allineamento a un governo qualsiasi, ma è chiaro che questa questione fondamentale non è stata pienamente risolta durante la conferenza. Durante i workshop auto-organizzati, diversi compagni della QI che hanno preso la parola (André Frappier dal Canada, Eric Toussaint dal Belgio, Bruno Magalhães dal Brasile) hanno anch’essi condannato l’invasione russa dell’Ucraina e sostenuto il diritto all’autodeterminazione dell’Ucraina.
Messaggio ambiguo sull’Iran
Sebbene la dichiarazione finale difenda «l’autodeterminazione del popolo iraniano», era presente un rappresentante non ufficiale della Repubblica Islamica dell’Iran che ha giustificato – con toni molto moderati – le politiche del regime. Pur difendendo il diritto della Repubblica Islamica di difendersi dall’aggressione imperialista, e auspicando la sconfitta di questo attacco, sosteniamo pienamente i movimenti sociali in Iran, in particolare i movimenti femministi, che non hanno nulla a che vedere con i rappresentanti dello Scià sostenuti dagli Stati Uniti e da Israele.
Rafforzare la democrazia all’interno del movimento
Era senza dubbio inevitabile, in una conferenza che riuniva migliaia di attivisti, che mancassero veri e propri forum di dibattito tra i partecipanti, sia sui temi politici affrontati durante le sessioni plenarie centrali (i workshop auto-organizzati erano diversi) sia, in particolare, sulla dichiarazione finale e su ciò che essa propone. Sebbene siamo tutti d’accordo nell’attuare le iniziative elencate, e la Quarta Internazionale sarà presente in ciascuna di esse, è necessario ampliare il nucleo organizzativo e sviluppare meccanismi di responsabilità democratica. Ciò è importante sia in termini di rappresentatività politica che di parità di genere, come è stato sottolineato durante una riunione del comitato organizzativo internazionale. Inoltre, se si potuto notare la presenza di interventi di donne in tutte le conferenze del programma ufficiale, le problematiche femministe erano largamente assenti, anche se erano invece ben presenti in un certo numero di atelier autoorganizzazti.
Continuiamo la lotta
In conclusione, la conferenza rappresenta un passo avanti estremamente importante nella lotta contro il fascismo e l’imperialismo: non dimentichiamo che erano anni che nessun forum sociale riuniva così tante persone.
Le pratiche di costruzione di movimenti internazionali e internazionalisti si sono perse e devono essere ricostruite.
La decisione di ricercare un fronte unito antifascista e antimperialista ha comportato una certa perdita di chiarezza nelle dichiarazioni comuni, dato che le concezioni all’interno della sinistra e dei settori popolari su questioni fondamentali come: chi sono i fascisti o i neofascisti; o chi sono gli imperialisti, variano notevolmente. Pertanto, la decisione che ha guidato l’organizzazione della Conferenza – e questa è anche la posizione della Quarta Internazionale – è stata che era importante tenere la conferenza, anche a costo di una significativa perdita di chiarezza. L’unica alternativa sarebbe stata quella di non tenerla, rinunciando alla possibilità di riunire migliaia di militanti per discutere i punti di accordo e di disaccordo e impegnarsi nella lotta in corso contro il fascismo e l’imperialismo.
Le battaglie politiche si combattono nella pratica, partecipando ai movimenti che esistono realmente; possiamo esercitare un’influenza solo se vi partecipiamo pienamente. L’organizzazione di questa conferenza, così come la serie di pre-conferenze, in particolare in Brasile, che hanno costituito un aspetto importante della mobilitazione in vista della conferenza, si è ampiamente appoggiata ai militanti della Quarta Internazionale, in particolare alle nostre organizzazioni in Brasile – tra cui il MES, Centelhas ed Ecosocialistas –, i nostri compagni impegnati in organizzazioni e associazioni di massa, nonché altre organizzazioni internazionaliste, anticolonialiste e anti-imperialiste.
Non c’è dubbio che i dibattiti e le lotte continueranno, e i prossimi appuntamenti sono già fissati: il contro-vertice del G7 in Francia e in Svizzera nel giugno 2026, il raduno anti-NATO in Turchia nel luglio 2026 e il Forum sociale mondiale in Benin nell’agosto 2026. Sono previste anche conferenze continentali, in particolare in Nord e Sud America, nonché gli Incontri ecosocialisti a maggio in Belgio.
È attraverso tutti questi eventi che si forgiano le alleanze necessarie per contrastare il fascismo e l’imperialismo. Spetta a noi coinvolgere i sindacati, le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, i movimenti femministi e LGBTQI+, le organizzazioni antirazziste, quelle che militano per la Palestina e quelle solidali con i popoli ucraino e iraniano: E’ in questo modo che, difendendo le nostre prospettive rivoluzionarie ecosocialiste, costruiamo il movimento necessario per cambiare il mondo.
4 aprile 2026
[1] In particolare i due principali sindacati baschi ELA e LAB, le intersindacali di Valencia, di Galizia e di Catalogna, la CTA A e la CTA TT in Argentina, la PIT CNT in Uruguay, lo SME in Messico, la CUT in Cile e la CUT in Colombia.