Far vivere lo spirito del 28 marzo nei territori
di Franco Turigliatto
La grande e bella manifestazione del 28 marzo (superiore alle aspettative degli stessi organizzatori) segna un altro passo avanti nel processo di resistenza e di riorganizzazione del movimento sociale e politico (inteso in senso largo) contro il governo dell’estrema destra, ma più in generale contro le dinamiche violente del sistema capitalista e le scelte dei suoi gestori, siano essi le elites borghesi presunte liberali, o direttamente le forze reazionarie e fasciste.
Arriva a pochi giorni dalla importante sconfitta inflitta al governo Meloni nel referendum istituzionale, un successo trainato dalle donne e dai giovani, dalle città, dal Sud e dai quartieri popolari, un segnale incoraggiante delle potenzialità alternative, democratiche, partecipative, solidaristiche presenti nel paese.
Le ragioni di un successo
La composizione grande ed articolata della manifestazione coi suoi diversi e plurimi soggetti, reti, comitati, centri sociali, movimenti, movimento LGBTQIA+, forze politiche della sinistra, indica la possibilità di cominciare a cambiare i rapporti di forza tra le classi, anche se il futuro è ancora molto incerto, il percorso quanto mai difficile e le forze degli avversari diretti, oltre che dei falsi amici, ancora intatte, ben decise a reagire con i tanti mezzi a loro disposizione ed incattivite dalla sconfitta inaspettata delle urne.
La forza, la dimensione, la pluralità, l’unità e la convergenza, la ricerca della solidarietà e della giustizia, nonché il suo spirito fondamentale, quello internazionale ed internazionalista della giornata di sabato sono il portato di una serie di elementi e di avvenimenti.
In primo luogo, alla base di tutti i movimenti di resistenza ci sono lo spirito brutale dei tempi, le guerre, la violenza e le oppressioni degli imperialismi, a partire da quello americano egemone, ma non solo (la Russia fa la sua parte in Ucraina), la corsa al riarmo, il razzismo, il colonialismo, i potenti che si ritengono superiori a qualsiasi legge democratica e di giustizia. E sopra tutto il genocidio del popolo palestinese, avvenuto con la complicità diretta o indiretta dei tanti governi e nell’ipocrisia e/o nel silenzio dei media. C’è piena continuità tra le piazze dell’autunno e la piazza di Roma del 28 marzo. E sabato è stata una giornata internazionale, con 12 paesi coinvolti, con manifestazioni negli USA in 3500 città, ma anche a Londra, Madrid, Barcellona, Lisbona, Francoforte, Amsterdam Dublino, Zurigo, Stoccolma, Atene, ecc. Come ha scritto il Manifesto si è espressa “la volontà di rispondere globalmente a una minaccia globale”. Un prossimo importante appuntamento sarà quello della manifestazione Welfare Not Warfare il prossimo 14 giugno a Bruxelles.
In secondo luogo la volontà di resistere a un governo fascistoide che in ogni suo atto persegue un disegno autoritario, antidemocratico, riarmista, razzista, di attacco ai diritti democratici e sociali, dentro un vero processo reazionario involutivo che purtroppo attraversa tutta l’Europa.
In terzo luogo la volontà, in particolare dei giovani, ma non solo, di respingere le tante misure repressive del governo contro le varie forme di espressione del mondo giovanile e più complessivamente contro le lotte e le mobilitazioni sociali. E poi contro le crudeli forme di oppressione e criminalizzazione dei migranti, degli “invisibili” che hanno dato vita a una loro manifestazione prima di confluire nel grande corteo.
In quarto luogo le condizioni materiali delle classi subalterne nel loro complesso, la povertà, i bassi salari, la precarietà, lo sfruttamento del lavoro e l’insicurezza del lavoro, ma anche il dramma della mancanza di una abitazione e l’emarginazione sociale. E la guerra in Medio Oriente che si allarga ogni giorno non può che produrre un ulteriore peggioramento delle condizioni economiche. Le bombe uccidono e massacrano senza pietà in Iran Libano e Palestina, arricchiscono i signori della guerra e aggravano le condizioni di vita di chi vive nei paesi ”tranquilli” dell’Europa.
Da ultimo, ma non certo ultimo per ordine di importanza, l’attività dei movimenti ambientalisti e degli attivisti climatici di fronte al disastro ecologico che si sta producendo e alle scelte dell’UE di rinunciare alle stesse parziali misure già decise di contrasto al riscaldamento climatico rilanciando l’uso dei fossili.
Lo spirito del Social Forum
A Roma tutti i soggetti e i movimenti sorti per resistere allo “stato delle cose esistenti” hanno potuto trovarsi insieme, avere ciascuno spazio e ruolo, riconoscersi in una mobilitazione contro i Re e i Signori della guerra e della violenza.
Per questo non siamo i soli, fatte le debite differenze col passato, ad aver pensato che si stava esprimendo in nuove forme lo spirito dei forum sociali di 25 anni fa, una architettura politica ed organizzativa in cui soggetti diversi si ritrovano in una azione comune, convergendo su alcuni contenuti, nella specificità di proposte, interessi e rivendicazioni specifiche di ciascuno. Forme organizzative e di costruzione delle mobilitazioni che permettono l’unità d’azione di tutte e tutti, la convergenza, ma anche la continuità di una discussione aperta in cui nessuno si sente escluso o marginalizzato.
Aggiungiamo subito però che per fare dei passi avanti non possono bastare i momenti centrali nazionali. Occorre che questi spazi, queste nuove forme di “social forum”, si esprimano e si organizzano nelle diverse, città, nei territori. Occorre trovare gli strumenti politici e organizzativi per costruire capillarità e continuità di iniziativa. E bisogna anche più che mai favorire l’unità di classe sempre più ampia, superando anche le forme di settarismo che hanno spinto alcune forze a disertare la giornata del 28, per costruirne un’altra 15 giorni prima, una manifestazione significativa, ma anche assai diversa nella dimensione di massa. C’è bisogno di tutte e tutti e di azioni comuni perché non si può scherzare con una situazione politica e sociale estremamente difficile sul terreno dei rapporti di forza e con un governo nemico e fortemente aggressivo.
Governo e partiti di opposizione
In reazione alla sconfitta, le forze di governo, per meglio dire “il Presidente” del governo, hanno reagito da una parte facendo un piccolo repulisti dei loro personaggi minori più esposti e impresentabili, ma dall’altro ricercando duri strumenti e modalità per conseguire rapidamente una rivincita, tanto più perché dovranno affrontare una nuova difficile legge di bilancio. Vedremo se sarà la nuova legge elettorale, ma potrebbe anche essere la scelta di elezioni anticipate come strumento risolutivo dei rapporti di forza, puntando sul fatto che le opposizioni restano deboli e sono ancora lontane da una convergenza efficace. Di certo hanno tenuto a mostrare subito la loro operatività repressiva con l’applicazione della nuova norma sul “fermo preventivo” esercitata contro gli anarchici, per non parlare della surreale, ma fortemente intimidatoria “visita” mattutina alla deputata europea Ilaria Salis, il giorno della manifestazione.
Da parte dei partiti dell’opposizione la loro reazione al risultato del referendario, su cui per altro erano intervenuti solo in una seconda fase è stata molto significativa; hanno subito cercato di attribuirsene il merito volendo far credere e credere che quel risultato possa essere esportato nelle prossime elezioni politiche sulle loro liste, attivando, a questo fine, varie manovre politiche a partire dal rilancio delle “primarie”.
Un atteggiamento strumentale che la dice lunga sulle qualità politiche di partiti che hanno avuto un ruolo fondamentale nel gestire le politiche antipopolari dell’austerità e quindi nel favorire l’ascesa delle destre. Peraltro continuano ad essere subalterne alle elites liberiste europee, hanno posizioni incerte se non decisamente sbagliate sul riarmo europeo, sono state e sono incapaci di sostenere le rivendicazioni e le lotte dei lavoratori; sembrano poi del tutto incapaci di pensare anche solo un programma con contenuti riformisti forti (socialdemocratici vecchio stampo) paragonabili a quello di Corbyn qualche anno fa in Inghilterra, che non a caso incontrò la reazione più violenta delle forze borghesi liberiste. Ma sono proprie queste ultime che sono un riferimento fondamentale per le direzioni di PD e M5S.
Difficile se non impossibile sperare di cacciare Meloni senza lo sviluppo di forti lotte sociali e sindacali e senza aver costruito un vero programma economico, sociale e di partecipazione democratica alternativo alle destre.
Difficoltà sindacali e sociali
Anche perché va segnalato con forza che se da una parte si sono attivati movimenti sociali grandi, nello stesso tempo la situazione sui luoghi di lavoro rimane molto difficile: sono infatti ben presenti molte debolezze dell’azione sindacale ed anche la demoralizzazione verso l’azione collettiva. Pesa la mancanza di una azione sindacale efficace che permetta di difendere adeguatamente i salari, un lavoro stabile, sicuro e retribuito decentemente. Le responsabilità delle direzioni sindacali in proposito sono pesanti e l’aggressività padronale è molto forte.
Un sindacato come la CISL sostiene apertamente il governo, e la UIL finisce per andare nella stessa direzione. La CGIL ha sostenuto e partecipato attivamente alle mobilitazioni sociali a partire dalla solidarietà alla Palestina e contro il riarmo ed è stato uno dei soggetti forti della manifestazione di Roma. La sua direzione ha però alle spalle scelte sindacali molto deboli e di collaborazione con le forze padronali; e la sua azione rivendicativa e di mobilitazione nei prossimi mesi appare quanto mai incerta, come si è mostrato anche in questi giorni, quando una delle sue Federazioni, considerata più “di sinistra”, la FLC -CGIL ha deciso di firmare un contratto di categoria dei prossimi 3 anni del tutto subalterno alle proposte governative.
Con questa impostazione rivendicativa non si va da nessuna parte nella difesa delle condizioni di vita della classe lavoratrice; il risultato non può che essere un peggioramento dei rapporti di forza con le forze capitaliste e col governo delle destre. Non può sfuggire a nessuno che questo non è un buon segno per le prossime elezioni politiche.
Una bussola alternativa
Per tutte queste ragioni non possiamo che riprendere un orientamento di fondo per ricercare una alternativa reale: solo la mobilitazione di massa può sconfiggere alla radice il progetto neofascista delle destre. Il risultato del referendum popolare e la grande riuscita della manifestazione devono costituire la base per una ripresa delle lotte sociali, e sindacali della riconquista di salario, sicurezza e diritti sui posti di lavoro, della riqualificazione dei servizi pubblici a partire da scuola e sanità, del pieno riconoscimento dei diritti dei migranti, della costruzione della pace e della solidarietà tra i popoli e tra le classi lavoratrici a livello globale, per battere le politiche di riarmo e di guerra, contro i re e i tiranni!