Il voto popolare boccia il progetto eversivo della destra
Ora mobilitiamoci per rovesciare il Governo, fermare la guerra e il riarmo, riconquistare i diritti civili e sociali sottratti alla classe lavoratrice!
Comunicato della direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista
Il risultato del voto referendario boccia sonoramente il disegno eversivo del Governo Meloni. I 15 milioni di NO al referendum confermativo (il 53,5%) hanno prevalso per oltre 2 milioni di voti e con uno scarto di sette punti percentuali sui SI.
L’affluenza al voto del 59% degli elettori e delle elettrici segna una discontinuità rispetto alla tendenza all’astensione, in particolare in occasione delle ultime consultazioni referendarie. I soli voti del NO corrispondono grossomodo al totale dei votanti ai referendum proposti dalla Cgil nel 2025 su precarietà, appalti e cittadinanza. Ovviamente ha contribuito in modo decisivo a questo risultato la chiamata alle armi fatta dalla campagna per il SI, in particolare dalle forze politiche della destra.
Il risultato però ha ribaltato le previsioni politiche della maggioranza di destra, che ha voluto fortemente questo referendum sicura della propria vittoria. La riforma costituzionale del CSM è stata varata dal Consiglio dei ministri e votata senza neanche un emendamento approvato nelle due letture parlamentari. Nella seconda votazione la riforma della Costituzione è stata approvata con la maggioranza assoluta dei Parlamentari di cui la maggioranza di destra dispone, senza alcun tentativo di arrivare alla maggioranza qualificata dei due terzi, che avrebbe impedito il referendum popolare, anzi il referendum è stato chiesto per prima proprio dai Parlamentari di destra, che avrebbero voluto archiviare in tempi brevi questo tassello del loro progetto eversivo.
Il primo tassello, che pensavano di aver portato a casa e che ancora oggi perseguono, era quello dell’autonomia differenziata delle Regioni, bocciata sostanzialmente dalla Corte costituzionale, ma che il Governo continua a perseguire siglando gli accordi attuativi con le Regioni. Il secondo tassello sarebbe stato appunto quello dell’asservimento della Magistratura al potere esecutivo, con la divisione del CSM, l’introduzione del sorteggio dei suoi componenti togati e la creazione di un’Alta corte disciplinare anch’essa sorteggiata, unitamente ad un’altra proposta di revisione costituzionale già depositata in Parlamento che proponeva apertamente di subordinare la magistratura inquirente al Governo. Il terzo tassello sarebbe stato quello della trasformazione della repubblica parlamentare in una forma sostanzialmente presidenziale, il cosiddetto premierato che prevederebbe l’elezione diretta del capo del Governo, unitamente ad una riforma elettorale fortemente maggioritaria, con l’introduzione di un premio di maggioranza fino al 60% delle coalizioni che ottengano il 40% dei voti o anche solo il 35% con l’introduzione di un secondo turno elettorale. Un disegno che rientra nella tradizione fascista e piduista di una borghesia alla ricerca dell’impunità e con l’ossessione della “governabilità” e della repressione dei movimenti sociali e delle istanze delle e degli oppresse/i e sfruttate/i.
Oggi il voto popolare segna una pesante battuta d’arresto di questo progetto. Le forze politiche della destra nel 2022 avevano conquistato la maggioranza parlamentare con oltre 12 milioni di voti (e un’affluenza del 64% anche superiore a quella dei referendum odierni), a cui bisogna aggiungere i quasi 3 milioni di voti di Più Europa, Italia viva e Azione, anch’essi schierati sostanzialmente per il SI. Oggi queste forze si fermano a 13 milioni di voti, a fronte dei 15 milioni di NO. Questo dato testimonia un altro fatto incontrovertibile: il Parlamento attuale non è rappresentativo dell’elettorato popolare e quindi andrebbe sciolto e bisognerebbe andare al più presto a nuove elezioni.
Il Parlamento non è rappresentativo per due ordini di motivi.
Il primo motivo riguarda la legge elettorale con cui è stato eletto. Una legge che disegna, attraverso i collegi uninominali, un sistema elettorale maggioritario, grazie al quale le forze della destra, pur avendo preso circa il 44% dei voti, hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, con cui hanno potuto approvare una riforma costituzionale, che era parte fondamentale del loro programma elettorale, bocciata dalla consultazione popolare. E’ necessario quindi procedere ad una riforma elettorale che reintroduca un sistema elettorale proporzionale, in cui la distribuzione dei seggi in Parlamento sia proporzionale ai voti ottenuti nelle urne.
Il secondo motivo ha a che fare con l’azione del Governo, che in questi anni ha peggiorato significativamente le condizioni di vita e di lavoro di vasti settori popolari, proseguendo nelle politiche di austerità capitalistica, emanando provvedimenti securitari che hanno ristretto le libertà dei lavoratori e delle lavoratrici, dei migranti, delle donne e di chiunque provi a mettere in discussione l’ordine costituito. Intanto i salari continuano a perdere potere d’acquisto e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori è sempre più a repentaglio. Proprio nel giorno della consultazione referendaria è arrivata l’ennesima notizia di un giovane operaio schiacciato in un macchinario industriale nel padovano
Soprattutto questo Governo si è allineato alla prepotenza imperialistica di Trump e Netanyahu, si è reso complice del genocidio in Palestina, continuando i rapporti commerciali con Israele e finanche fornendo armi che sono state utilizzate a Gaza, ha taciuto sui crimini internazionali di Trump in Venezuela e in Iran, sulla politica commerciale aggressiva degli USA, ponendosi in Europa come il principale interlocutore del tycoon americano, contribuendo a smantellare le politiche di transizione energetica e sostenendo la commissione europea nella folle corsa al riarmo.
Il movimento di solidarietà con la Palestina che si è espresso lo scorso autunno è stato un primo grande segnale della perdita di consenso delle destre tra le masse ed ha visto la partecipazione alle manifestazioni e agli scioperi di tante lavoratrici e lavoratori (soprattutto in alcuni settori come la scuola e i trasporti) ma soprattutto di tante e tanti giovani, che oggi sono risultati decisivi nel risultato referendario. Solo la miopia delle direzioni dei partiti e sindacati ha impedito che quel movimento continuasse ad esprimersi nei mesi successivi, ma è chiaro che qualcosa sta covando sotto la cenere in termini di disponibilità alla mobilitazione e alla volontà di un radicale cambiamento. Lo abbiamo visto anche nelle mobilitazioni contro il ddl Bongiorno sulla violenza contro le donne e in quelle dell’8 e 9 marzo.
Sabato prossimo 28 marzo ci sarà una importante manifestazione nazionale a Roma contro la guerra e il riarmo, inserita nella mobilitazione mondiale Toghether No Kings, con manifestazioni anche in UK e negli USA, costruita da una nuova generazione di attiviste/i e militanti sociali, quelle e quelli della Global Sumud Flotilla, che si prepara a ripartire il giorno successivo, della rete Stop Rearm Europe, della rete A pieno regime contro i provvedimenti securitari e delle tante forze sociali e politiche della sinistra di classe che animano le vertenze e le mobilitazioni in campo oggi in Italia. Quella sarà un’occasione decisiva perché si mostri in piazza la vera opposizione alle destre reazionarie, un’opposizione che comincia dalle lotte a costruire una visione politica radicalmente alternativa, non come quella del cosiddetto campo largo delle opposizioni parlamentari, subalterne alla borghesia neoliberista e che quando erano in maggioranza hanno posto le basi per l’implementazione delle politiche di destra spinte oggi da Meloni e soci.
Solo la mobilitazione di massa può sconfiggere alla radice il progetto neofascista delle destre. Il risultato del referendum popolare oggi e la buona riuscita della manifestazione di sabato prossimo devono costituire la base per una ripresa delle lotte sociali, della riconquista di salario, sicurezza e diritti sui posti di lavoro, della riqualificazione dei servizi pubblici a partire da scuola e sanità, della costruzione della pace e della solidarietà tra i popoli e tra le classi lavoratrici a livello globale, per battere le politiche di riarmo e di guerra, contro i re e i tiranni!