40 anni fa l’omicidio di Luca Rossi

Milano, 23 febbraio 1986, un colpo di pistola vagante, sparato da un agente della Digos nel corso di una rissa, colpisce e uccide un passante, un ragazzo che stava andando a prendere il bus. Era Luca Rossi, diciannove anni, militante di Democrazia Proletaria, vittima della famigerata Legge Reale. Il ricordo di Fabrizio Burattini

Luca Rossi per vari anni, da ragazzo, da liceale, ogni tanto frequentava la sede milanese e nazionale della Lega Comunista Rivoluzionaria, nel quartiere Bovisa di Milano. La Bovisa, allora era un immenso quartiere operaio, alla periferia della “capitale morale” d’Italia, il cui centro storico si poteva raggiungere con un tram, l’8 se non ricordo male, che faceva capolinea a Piazza Bausan.

Luca era per me e per gli altri compagni che costituivano il piccolo apparato dell’organizzazione una presenza costante. Lui, con la sua famiglia, abitava in un appartamento che dava sullo stesso cortile nel quale si apriva la porta dei nostri locali e della nostra tipografia. E il suo frequente affacciarsi alla nostra porta costituiva una presenza fraterna, sorridente e amabile, per certi versi rassicurante, che confermava i buoni rapporti che avevamo con i nostri “vicini”.

Poi, dopo essere tornato a Roma, continuavo sporadicamente ad essere presente a Milano, sia per riunioni che per collaborare all’impresa della tipografia. Incrociavo Luca più raramente, che intanto era cresciuto e si era iscritto all’università, si era ulteriormente politicizzato e aveva iniziato a militare a sinistra, forse (lo dico con malcelata presunzione) anche grazie al rapporto che aveva instaurato negli anni con noi. Aveva cominciato a frequentare i centri sociali della città, a militare nei collettivi studenteschi, ad interessarsi di pedagogia alternativa, tanto da redigere una tesina intitolata: “Alcuni aspetti che caratterizzano l’esperienza educativa del Movimento di Cooperazione Educativa (MCE)”,

Poi, un giorno, a Roma, ricevetti una telefonata, da un compagno che non c’è più, Sergio D’Amia, che però in quanto milanese era ancor più vicino e amico di Luca, nonostante la grande differenza di età. Sergio mi disse: “Sai, un poliziotto ha sparato e ha ucciso Luca, Luca Rossi”.

La sera prima, il 23 Febbraio 1986, a Piazzale Lugano, a due passi dalla nostra sede nazionale, si era accesa una rissa che coinvolgeva anche un agente fuori servizio della Digos, di nome Pellegrino Pollicino. I suoi avversari ad un certo punto scapparono in auto e il poliziotto estrasse la pistola, prese la mira e sparò ripetutamente per colpire i fuggitivi. 

Quella stessa sera, Luca aveva appuntamento con i suoi compagni, ma, all’ultimo momento, aveva saputo che nessuno sarebbe passato a prenderlo e che, con il suo amico Dario, avrebbe dovuto sbrigarsela con i mezzi pubblici. Fortunatamente, lì, a pochi passi, a piazzale Lugano, c’era la fermata della filovia 91. 

Dario e Luca corrono verso la fermata, perché il filobus sta arrivando. Ma la sua corsa si incrocia con la traiettoria del proiettile criminalmente sparato ad altezza d’uomo dall’agente. 

Luca cade a terra ferito. Dario se lo tiene stretto fino all’arrivo dell’ambulanza. Ma Luca morirà da lì a poche ore al Niguarda.

Una decina di anni prima, nel 1975, era stata approvata la cosiddetta “Legge Reale”, che già allora (“proto-pacchetto sicurezza”) sanciva l’impunità per le “forze dell’ordine”, permettendo a queste ultime di sparare “per impedire delitti di strage, naufragio, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata, sequestro di persona”.

Così, sentendosi “sicuro”, coperto da quella legge, l’agente Pollicino sparò, in pieno piazzale Lugano, ad altezza d’uomo, per “impedire” non sappiamo che cosa. E uccise Luca, che correva a prendere la filovia.

Qualche anno dopo, nel 1990, il Centro d’iniziativa Luca Rossi pubblicò un libro sulla Legge Reale (che potete scaricare qui). Il libro testimonia che dal 1975 a metà del 1989 sono state uccise 254 persone e 371 sono state ferite a causa dell’estensione del diritto all’uso delle armi da fuoco da parte delle forze dell’ordine. Nel 90% dei casi le vittime non erano in possesso di un’arma da fuoco al momento dell’uccisione.

Va ricordato che il Partito Comunista Italiano del sempre troppo osannato Enrico Berlinguer (segretario generale PCI dal 1972 al 1984) si oppose all’abrogazione della “legge Reale” nel referendum del 1978, indetto su iniziativa del Partito Radicale.

Ecco, la ricorrenza di oggi è un’occasione per non perdere la memoria di Luca Rossi, delle sue visite alla Lega Comunista Rivoluzionaria, della sua umanità e della sua militanza, ma è anche un’altra occasione per denunciare le decine di altre “leggi Reale” che da quegli anni in poi si sono accumulate e per ricordare le centinaia di vittime innocenti della “licenza di uccidere” concessa agli agenti che dovrebbero “garantire la nostra sicurezza”.