Canton Ticino, la lotta contro il dumping salariale. Al voto l’8 Marzo

Il dumping salariale ha progressivamente spinto verso il basso i salari e peggiorato le condizioni di lavoro, colpendo in modo particolare due categorie già vulnerabili: i giovani e le donne. Un articolo dei nostri compagni ticinesi del MPS

In Ticino lavorare vale sempre meno. Non è uno slogan, ma una realtà che si trascina da oltre vent’anni e che oggi mostra tutte le sue conseguenze. Il dumping salariale ha progressivamente spinto verso il basso i salari e peggiorato le condizioni di lavoro, colpendo in modo particolare due categorie già vulnerabili: i giovani e le donne. Proprio coloro che oggi studiano, si formano o muovono i primi passi nel mondo del lavoro si trovano davanti a un futuro sempre più incerto.

Giovani penalizzati fin dall’inizio

Per molti giovani ticinesi, la promessa che “studiare conviene” o che “imparare un mestiere garantisce un buon futuro” suona sempre più vuota. Chi sceglie la via dell’apprendistato si confronta spesso con una realtà fatta di pochi posti di qualità, salari bassi e scarse prospettive una volta conclusa la formazione. Il rischio è quello di entrare presto in un circuito di precarietà dal quale è difficile uscire.

Ma le difficoltà non risparmiano nemmeno chi prosegue gli studi. Negli ultimi vent’anni, in Ticino, i salari delle persone più qualificate non solo non sono cresciuti, ma sono addirittura diminuiti. In media, i laureati hanno perso oltre 1’200 franchi al mese. Parallelamente, il divario salariale con il resto della Svizzera è esploso: oggi è più che triplicato rispetto al passato.

Il dato è particolarmente allarmante se si guarda alla fascia d’età in cui, teoricamente, dovrebbero arrivare stabilità e riconoscimento professionale. Tra i 35 e i 39 anni, il salario mediano in Ticino è quasi il 30% più basso rispetto alla media svizzera. Non sorprende quindi che sempre più giovani siano costretti a lasciare il Cantone per cercare stipendi dignitosi e un futuro stabile altrove. Una vera e propria emorragia di competenze che impoverisce l’intero territorio.

Donne: salari più bassi e carriere più fragili

Se per i giovani la situazione è critica, per le donne lo è ancora di più. In Ticino, le donne guadagnano in media l’8,4% in meno rispetto agli uomini. Una parte significativa di questa differenza non può essere spiegata da fattori “oggettivi” come la formazione o l’esperienza: si tratta di vera e propria discriminazione di genere, particolarmente diffusa nel settore privato.

La precarietà lavorativa colpisce in modo sproporzionato le donne, soprattutto quelle giovani. Contratti a tempo determinato, lavoro a tempo parziale imposto, difficoltà di carriera e scarse possibilità di avanzamento sono elementi ricorrenti. Questo svantaggio si accumula nel tempo e produce effetti devastanti lungo tutto l’arco della vita lavorativa. In Svizzera, il divario complessivo di reddito tra uomini e donne supera il 40%, con conseguenze dirette anche sulle pensioni e sulla sicurezza economica nella terza età.

Precarietà, silenzio e molestie

La mancanza di tutele non incide solo sul portafoglio. Un mercato del lavoro fragile e deregolamentato rende soprattutto le giovani donne più esposte a molestie, pressioni e ricatti. Secondo studi recenti, oltre la metà delle lavoratrici ha subito comportamenti sessisti o a sfondo sessuale sul posto di lavoro. Le vittime sono spesso giovani, persone in formazione o con contratti precari, che temono di denunciare per paura di perdere il lavoro o di non essere credute.

Il dumping salariale, dunque, non abbassa soltanto i salari: indebolisce i diritti, mina il rispetto e crea un clima di insicurezza che favorisce gli abusi.

L’8 marzo una prima risposta concreta

Di fronte a questo scenario, una risposta è possibile. L’8 marzo, con l’iniziativa popolare “Rispetto per i diritti di chi lavora! Combattiamo il dumping salariale!”, i cittadini ticinesi possono compiere un primo passo concreto per arginare lo sfruttamento. L’iniziativa propone misure chiare: più controlli sui salari e sui contratti, un Ispettorato del lavoro rafforzato, una sezione specifica dedicata alle discriminazioni di genere e una maggiore trasparenza sulle condizioni di lavoro.

Non è la soluzione a tutti i problemi, ma rappresenta un freno importante a una deriva che dura da troppo tempo e un segnale forte a difesa del futuro di chi oggi studia e lavora.

Il futuro conta, soprattutto ora

Questa votazione riguarda tutti, in particolare i giovani. E riguarda due volte le giovani donne. Difendere salari dignitosi, diritti e rispetto sul lavoro non è solo una questione economica: è una scelta di giustizia sociale e di visione per il futuro del Cantone. Perché una società che svaluta il lavoro di giovani e donne è una società che rinuncia al proprio domani.