Importante risultato di Antonella Bundu e Toscana Rossa

Bundu al 5,2% raddoppia le previsioni dei sondaggi (e supera la Lega) ma viene beffata dalla legge elettorale regionale. La lista Toscana Rossa si ferma al 4,5, sotto lo sbarramento voluto dal Pd per implementare il meccanismo perverso del voto utile e bloccare l’ingresso della sinistra alternativa in consiglio regionale

I circoli toscani di Sinistra anticapitalista esprimono un forte apprezzamento per il risultato elettorale ottenuto da Antonella Bundu, candidata alla presidenza regionale per la lista “Toscana a Sinistra”. Si tratta di un’importante affermazione di rilevanza non solo regionale, frutto della convergenza di tre fattori.
Le grandi mobilitazioni per la Palestina e contro le politiche di riarmo e gli oltre 4 anni di lotta della GKN, proprio nel territorio dove Antonella Bundu vive e fa politica attiva da sempre, hanno sicuramente favorito l’embrionale aggregazione di una domanda politica che non trova risposta nelle ambigue suggestioni elettoralistiche dei partiti del campo largo.
Questo primo fattore va sommato al giudizio negativo maturato nell’ambito di tutta la sinistra radicale diffusa, nei confronti del governo regionale toscano guidato da Eugenio Giani, e al radicamento di questa stessa sinistra, sia pur articolata e parcellizzata, nel territorio e nella società toscana.
Altro aspetto rilevante e molto positivo, per la prime valutazioni “a caldo” del risultato elettorale, è il fallimento del progetto politico leghista “formato Vannacci” che contribuisce nel fermare “al palo” la destra autoritaria, reazionaria e nazionalista della Meloni, almeno nella regione toscana. Segno che la costruzione di un consolidato blocco sociale di destra trova difficoltà a rinsaldarsi e che, un certo sentimento antifascista o, almeno, una diffidenza nei confronti delle espressioni più chiaramente fascistoidi, è ancora presente anche nell’elettorato di destra.
L’alta percentuale di astensionismo inoltre testimonia il distacco della maggioranza della popolazione dalle proposte sia della destra populista e plebiscitaria che del pseudo centro sinistra tecnocratico ed elitario.
Il mancato raggiungimento per una percentuale irrisoria di un risultato tale da consentire l’ingresso in consiglio regionale, anche per la presenza di una soglia di sbarramento voluta dal PD fortemente limitante dei meccanismi di rappresentanza democratica, dovrebbe essere di monito per tutti gli “strateghi” del voto utile e per quanti, nella sinistra radicale, snobbano l’importanza degli appuntamenti elettorali come passaggi non trascurabili per la costruzione di un’alternativa anticapitalista.