Israele: pirateria in appoggio al genocidio. Viva la Freedom Flotilla
Sinistra Anticapitalista denuncia l’ulteriore tentativo di isolare Gaza dal sostegno internazionalista alla popolazione colpita da anni di guerra e assedio. La comunità internazionale non può restare in silenzio [comunicato di Sinistra Anticapitalista]
Mentre il mondo intero tace di fronte agli orrori continuamente in mostra da Gaza, mentre si condanna ma non si mette in campo nessuna concreta azione politica volta a fermare il genocidio in atto, un piccolo gruppo di attiviste e attivisti provenienti da paesi diversi, a bordo del veliero Madleen ha deciso di forzare il blocco imposto da Israele e raggiungere Gaza con un carico di aiuti umanitari, diventando il simbolo dello spirito di resistenza palestinese e della crescente richiesta di resistenza collettiva alle politiche di Israele.
Li abbiamo conosciute/i a Catania sul molo del porticciolo di San Giovanni Li Cuti, da dove la nave è partita domenica 1 giugno. Non possiamo dimenticare la commozione di Greta Thumberg, il sorriso di Thiago Avila e il suo appello al voto per i nostri referendum, la determinazione della parlamentare europea Rima Hassan nel denunciare il genocidio, l’appello di tutte e tutti a mantenere alta l’attenzione sulla loro azione perchè l’unica sicurezza sono le nostre mobilitazioni.

E Catania, che già si era mobilitata il 25 maggio con un corteo di 5.000 persone, ha generosamente risposto: in centinaia hanno portato aiuti e viveri che sono stati portati a bordo dai pescatori locali. Sono stati 3 giorni di grande partecipazione dal basso con dibattiti, testimonianze, laboratori, una concreta pratica di intersezionalità fra le lotte da cui può ripartire un grande movimento non solo di solidarietà con il popolo palestinese ma anche contro ogni militarismo e contro ogni piano di riarmo in Europa.
Una mobilitazione che ha contribuito ad accrescere l’attenzione sulla Freedom Flottiglia, ma la reazione di Israele ampiamente prevedibile, non si è fatta attendere, la missione della “Madleen” è stata bruscamente interrotta, l’equipaggio fermato, l’imbarcazione sequestrata e gli aiuti bloccati.
QUI IL PODCAST DI RADIO RES NETWORK SULL’EVENTO DEL 31 MAGGIO
Israele non ha esitato, nonostante la presenza sulla nave di un equipaggio formato da persone provenienti da stati diversi a cui gli appartenenti si erano peraltro richiamati, a fermare, con la forza un veliero disarmato carico solo di aiuti e di volontari.
Questa azione si configura come un vero atto di pirateria essendo la “Madleen” una barca con bandiera britannica che naviga in acque internazionali. Il rapimento è illegale, così come l’assedio, il genocidio, l’occupazione e innumerevoli altri crimini di guerra commessi in Palestina.
Israele non ha alcun titolo per intervenire dato che l’imbarcazione non attraversa le sue acque territoriali o altra zona marittima di sua competenza, batte bandiera britannica, quindi di uno Stato terzo, non rappresenta da nessun punto di vista una minaccia per la sicurezza di chicchessia e vuole solo consegnare alimenti di prima necessità ai Palestinesi.
L’ intervento delle Forze armate israeliane, volto a impedire l’effettuazione di questa missione umanitaria, si configura quindi come l’ennesima violazione del diritto internazionale in aperta contraddizione con l’obbligo di soccorso umanitario universalmente stabilito che costituisce una delle conquiste della civiltà giuridica.
Quella operata dai volontari della Flotilla non rappresenta una semplice azione umanitaria ma rappresenta un atto politico concreto che mira a rompere l’isolamento imposto a Gaza e a denunciare le ingiustizie che si stanno consumando in quell’area.
In questo senso questa azione, che è allo stesso tempo simbolica e politica, ha un senso ben preciso che è quello di costringere i governi, soprattutto quelli dei paesi di provenienza delle persone a bordo, ad assumersi le proprie responsabilità e chiama quindi in causa tutti i governi non solo dei partecipanti alla missione ma di tutta l’Unione Europea.
La Freedom Flotilla Coalition in queste ore conferma che 4 dei 12 rapiti dalle acque internazionali sono stati deportati, mentre 8 rimangono ingiustamente detenuti. Israele sta gestendo la custodia di tutti e 12 come se fossero entrati illegalmente, anche se sono stati rapiti con la forza dalle acque internazionali e portati in Israele contro la loro volontà.

Coloro che non hanno acconsentito ad andarsene restano in detenzione e compariranno davanti a un tribunale dove saranno difesi dagli avvocati della FFC che sosterranno il loro rilascio e il diritto di tornare alla loro missione legale. Ma tutti noi sappiamo che il cosiddetto “sistema giustizia” di Israele esiste per sostenere l’apartheid, l’occupazione e la colonizzazione, non per rendere giustizia. Il tribunale ordinerà la loro espulsione forzata.
Le forze israeliane hanno intercettato la nave in acque internazionali e l’hanno condotta al porto di Ashdod. Dopo il fermo, 4 attivisti, tra cui Greta Thunberg, hanno accettato l’espulsione e sono stati imbarcati su voli per il rimpatrio.
Gli altri 8 membri dell’equipaggio hanno rifiutato l’espulsione e sono stati trasferiti al carcere di Givon, dove potranno presentare ricorso contro la decisione.
Tra gli attivisti detenuti figura anche l’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan, il cui arresto ha generato proteste ufficiali da parte di esponenti del Parlamento europeo.
Tali azioni costituiscono non solo un abuso di potere, ma un ulteriore tentativo di isolare Gaza dal sostegno civile e internazionale, ostacolando sforzi legittimi di aiuto verso una popolazione colpita da anni di guerra e assedio.
La comunità internazionale non può restare in silenzio, il rispetto del diritto umanitario e la protezione dei civili non sono facoltativi, ma obblighi inderogabili
Come Sinistra Anticapitalista siamo a fianco dei dodici componenti l’equipaggio della Flotilla che in queste ore sono sottoposti al giudizio della “giustizia” di Israele con deportazioni e carcere per quelli che si sono rifiutati di essere espulsi come l’europarlamentare di origine palestinese Rima Hassan, condanniamo fermamente l’intercettazione e il sequestro della nave Madleen, così come l’espulsione forzata e la detenzione degli attivisti, che rappresentano una grave violazione dei diritti umani e una sfida al principio di accesso umanitario garantito dal diritto internazionale e ribadiamo il pieno sostegno alla lotta del popolo palestinese che è una lotta, nel suo insieme, decoloniale, antirazzista, ecologista ed anticapitalista.

I 12 civili sequestrati a bordo della Freedom Flotilla Coalition :
- Baptiste Andre
- Greta Thunberg
- Şuayb Ordu
- Mark van Rennes
- Omar Faiad
- Pascal Maurieras
- Reva Viard
- Rima Hassan
- Sergio Toribio
- Thiago Ávila
- Yanis Mhamdi
- Yasemin Acar