Roma: Cinque sì contro la precarietà nella vita e nel lavoro
Martedì 20 maggio ore 18:30 presso il circolo di San Lorenzo in via dei Latini, 73 ne discutiamo con Stefano Galieni (resp. immigrazione PRC-SE), Eliana Como (portavoce nazionale area “Le radici del sindacato” in CGIL), Riccardo Tranquilli (area “Le radici del sindacato” in Cgil di Roma e Lazio). Coordina Bruno Buonomo (Sinistra Anticapitalista).
L’8 e 9 giugno si voterà per cinque referendum utili a limitare la precarietà e l’insicurezza del lavoro, contrastando la tendenza a una sempre maggiore liberalizzazione portata avanti da tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi venti e più anni.
I diversi e importanti contenuti di ogni quesito (reintegrazione nel posto di lavoro per chi viene licenziato senza giusta causa, maggiore indennizzo nelle imprese sotto i 15 dipendenti, causali per i contratti a termine, responsabilità del committente nei subappalti, accesso più celere alla cittadinanza per le/i lavoratrici/tori migranti), evidenziano il significato politico di questi referendum, cioè la necessità di rafforzare l’unità della classe lavoratrice tutta, rimettendo in primo piano i diritti di chi vive del proprio lavoro, che sono la grande maggioranza delle persone, togliendo dal piedistallo quella minoranza di ricchi che oggi è invece al centro della scena e pretende di gestire la società a proprio esclusivo beneficio.
Per decenni hanno cercato di convincerci che lasciando mano libera alle imprese ci sarebbero stati benefici per tutti, ma i fatti hanno dimostrato il contrario, gli imprenditori pensano solo ai loro profitti e le condizioni di chi lavora sono continuamente peggiorate.
Oggi poi l’Europa dei padroni, che per anni ha imposto l’austerità, programma un folle riarmo da 800 miliardi che sarà pagato dalle classi lavoratrici con l’ulteriore taglio della sanità, l’istruzione, il welfare e con bassi salari, aumentando ancor più i guadagni delle industrie belliche.
Per questo il raggiungimento del quorum e la vittoria nel referendum riguarda tutti e tutte, anche chi è ormai in pensione o ha un lavoro relativamente sicuro.
E’ infatti necessario un cambiamento radicale del sistema, mettendo l’economia al servizio delle persone e non viceversa, e questo richiede un’economia pianificata democraticamente, in cui cosa, come e quanto produrre sia deciso in base alle necessità attuali e delle generazioni future, e non in base al profitto di pochi.
E’ necessario che chi vive del proprio lavoro si organizzi e si mobiliti per gli interessi della propria classe, sapendo che ogni risultato positivo, anche parziale è un passo in avanti che dà maggiore forza alla classe lavoratrice nel suo insieme per difendere le proprie condizioni di lavoro e di vita.
8 e 9 giugno vota Sì ai 5 referendum
Sinistra Anticapitalista
