8 marzo: sciopero femminista e transfemminista contro l’ordine patriarcale e capitalista
Sabato 8 marzo 2025 dall’Europa agli USA, dall’America Latina al Medio Oriente e all’Asia, i movimenti femministi e transfemministi si mobiliteranno per contrastare l’insopportabile ordine patriarcale e capitalista della violenza, della guerra, dello sfruttamento e della sopraffazione.
Attraversiamo una nuova fase storica caratterizzata dall’accelerarsi della crisi ambientale, dalla sempre più sfrenata corsa al profitto e dall’accaparramento delle risorse del pianeta con il ricorso alla violenza e alla guerra.
Assistiamo all’affermarsi di nuove forme di fascismo portatrici di culture sessiste e razziste che nella negazione di diritti delle donne e delle persone LGBTQIA+ trovano un ottimo terreno di coltura.
Non è un caso che una delle prime affermazioni di Trump dopo l’insediamento alla Casa bianca sia stato il ribadire che in America esistono solo due sessi, seguito a ruota dal sodale Milei che ha cancellato il termine femminicidio in nome di una paventata discriminazione del genere maschile. Nella Russia di Putin vengono prese misure contro il movimento internazionale LGBTQIA+, definito un movimento estremista per cui le persone aderenti possono essere incarcerate e perseguitate.
In Italia assistiamo da anni allo svuotamento di tutte quelle leggi a tutela delle donne. La L. 194 è ormai inapplicata in molti territori dalla quantità di obiettori di coscienza e dalla presenza negli ospedali e nei (pochi) consultori degli attivisti del movimento pro vita, le varie riforme del sistema pensionistico e i tagli ai servizi sociali penalizzano soprattutto le donne.
Alla violenza sessista e di genere si risponde con leggi repressive, militarizzazione dei territori e zone rosse, ma nel frattempo si tagliano i fondi ai centri anti violenza e ai consultori, si nega l’educazione alle emozioni, alla sessualità e al consenso nelle scuole.
Il gender gap in Italia è drammatico: il 42.2% di donne sono inattive, l’occupazione femminile cresce molto meno di quella maschile (1,3 contro 2,8), il part time involontario è pari al 15.6% contro il 5,1% maschile.
Sulle donne grava tutto il peso del lavoro di cura: per accudire bambine/i piccoli, anziane/i e familiari disabili sono soprattutto loro che rinunciano o riducono il lavoro, e ciò significa meno reddito e pensioni più basse. Questa situazione peggiora drammaticamente se si osservano questi indicatori nelle regioni del sud d’Italia dove la mancanza di occupazione si combina con un sistema di welfare più carente.
Lottiamo contro la violenza maschile sulle donne e di genere, contro la violenza sistemica e strutturale, contro le guerre e ogni forma di attacco ai nostri corpi, lottiamo contro patriarcato, capitalismo e colonialismo.
Aderiamo inoltre al boicottaggio del consumo dei prodotti e delle marche che supportano il genocidio in Palestina, in Congo, in Rojava e in tutto il mondo.
Per tutte queste ragioni sosteniamo lo sciopero dell’8 marzo e partecipiamo alle mobilitazioni dei movimenti femministi e transfemministi di questi giorni.
Donne di classe

