15 marzo. NON in mio nome!

Ripubblichiamo il comunicato dell’area sindacale “Le radici del sindacato” in Cgil sulla manifestazione del 15 marzo

IL 15 MARZO IN PIAZZA PER LE ARMI. NON IN MIO NOME. Contro ogni Europa che diventa potenza.

La manifestazione convocata per l’Europa da Michele Serra e da Repubblica il prossimo 15 marzo ha un evidente obbiettivo politico. Proprio quando la Commissaria europea Ursula von der Leyen chiama ad un significativo e veloce riarmo europeo, proprio quando il Consiglio Europeo si appresta a discutere (e probabilmente varare) un nuovo piano straordinario diretto a finanziare questo riarmo (si ipotizzano 800 miliardi di euro), questa manifestazione vuole sostenere la prospettiva di un Europa più federale, capace di dotarsi degli strumenti politici, finanziari e militari per competere con gli USA e la Cina.

Si raccoglie e si rilancia così gli appelli degli scorsi mesi di Enrico Letta, di Mario Draghi, di Romano Prodi a trasformare l’Unione Europea per farla concorrere con gli altri principali poli mondiali, in questa nuova stagione di competizione, guerra commerciale e conflitti militari.

Da diversi giorni siamo in attesa di una decisione della segreteria nazionale CGIL: diversi media hanno dato la notizia di una sua adesione, altri l’hanno data intenzionata a partecipare all’iniziativa, senza che ad ora ci sia ancora stata una comunicazione all’organizzazione, ai lavoratori e alle lavoratrici, all’opinione pubblica. Di fronte al valore politico di questa scelta, questo è stato disorientante, sarebbe se non altro stato utile coinvolgere l’Assemblea Generale della CGIL, il suo principale organismo dirigente.

È possibile che alla fine si arrivi ad una qualche presenza in quella piazza, anche sulla base di un documento condiviso con altre associazioni de la Via Maestra. Nell’ambiguità della convocazione, si ritiene probabilmente di avere gli spazi per proporre in quella manifestazione un’Europa sociale o un orizzonte di pace. Forse si pensa possibile costruire quelle prospettive insieme o attraverso una logica di competizione internazionale, forse si pensa di avere la possibilità di sviluppare così un’alternativa a Trump e alle destre reazionarie. Noi non ci saremo.

L’Unione Europea si è costruita sulle lacrime e sul sangue dell’austerità, della compressione dei diritti sociali e del salario globale: oggi sta faticosamente provando a darsi una prospettiva di potenza in una dinamica di guerre e barbarie.

Questa prospettiva non è un’alternativa a Trump, ma come già è stato con le politiche neoliberiste, porterebbe le forze della sinistra ad assumere obbiettivi e pratiche della destra: si diventerebbe così gli artefici di politiche reazionarie, militariste e guerrafondaie. Gli interessi e le prospettive del lavoro stanno da un’altra parte: non in quella piazza, non in quel percorso.

Per questo, nel rispetto dell’organizzazione e delle sue identità, noi non ci stiamo. Al XIX congresso della CGIL, quando è stata data la parola a Giorgia Meloni, ci siamo alzati e siamo usciti dalla sala, cantando Bella Ciao e lasciando nelle nostre sedie i peluches che ricordavano la strage di Cutro, l’orrendo esito delle sue politiche di governo. Oggi, scegliamo di non esser in quella piazza e di rimarcare il nostro contrasto ad un’Europa di potenza, rilanciando il nostro impegno nella costruzione di un movimento contro la guerra, contro il riarmo, contro la militarizzazione sociale di questo paese e del continente europeo.

Le Radici del Sindacato. Area congressuale alternativa in CGIL