Piazze gremite contro il Governo
di Franco Turigliatto
Nelle settimane scorse avevamo segnalato che la società italiana non era ferma, che significative mobilitazioni si erano manifestate su diversi terreni, che esistevano fermenti e possibilità di lotte più ampie ed anche convergenti indotte dalla politica regressiva e reazionaria del governo dell’estreme destre, la cui pericolosità sociale e politica si stava manifestando a settori più ampi della classe lavoratrice, producendo in loro la consapevolezza della necessità di costruire una opposizione politica e sociale ben più consistente.
Individuavamo anche le ragioni delle scelte tattiche e delle modalità di costruzione dello sciopero generale del 29 novembre da parte delle direzioni sindacali di CGIL e UIL non solo negli scarsi margini di azione e di concertazione concessi loro dal governo, ma anche nei nuovi fermenti presenti nei luoghi di lavoro espressi anche nella riuscita di alcuni scioperi, in particolare nei trasporti.
Il successo delle piazze sindacali
Un po’ enfaticamente potremmo dire che lo sciopero e le manifestazioni del 29 non solo sono state una grande giornata per il movimento delle lavoratrici e dei lavoratori, ma segnano il ritorno in campo della classe operaia. Riappare sulla scena dello scontro sociale quel soggetto di cui non c’è in genere traccia nei giornali e nei talk show televisivi, ma che invece il governo ha avuto sempre presente fin dalla sua nascita, essendo il nemico principale che vogliono battere. Anche perché sanno bene questi reazionari e questi fascisti vecchi e nuovi della variegata congrega di governo che solo la classe lavoratrice ha la potenzialità, usando l’arma dello sciopero, di bloccare le attività nel paese e quindi i meccanismi dell’accumulazione del sistema capitalista.
Infatti la consapevolezza che il 29 avrebbe forse potuto essere qualcosa di più degli scioperi del tutto simbolici dei due anni precedenti, ha indotto gli esponenti del governo, con Salvini a fare da capofila, ad attivare la canea antioperaia e antisciopero su tutti i media.
Costoro non solo vogliono portare a casa il Ddl 1660, la famigerata legge super repressiva contro lotte e movimenti sociali, ma vogliono anche ridurre ulteriormente il diritto di sciopero pur avendo già a loro disposizione lo strumento della precettazione e le altre norme che agli inizi degli anni ’90 hanno limitato questo fondamentale diritto. E’ opportuno non dimenticare che queste restrizioni sono avvenute sotto governi di centro o di centro sinistra e sono state accettate anche dalle burocrazie sindacali che speravano così di tagliare le unghie ai sindacati di base; oggi quelle norme, compresa la precettazione, colpiscono anche loro.
Salvini denuncia la pletora degli scioperi, ma la realtà degli ultimi decenni mostra proprio il contrario, la sconfitta delle classi lavoratrici in molte parte del mondo ha segnato una drastica contrazione del loro protagonismo e degli scioperi. Vedasi in proposito l’articolo di Brancaccio.
La mobilitazione del 29 è stata quindi particolarmente positiva perché ha segnato un cambio di passo della lotta e della sua dimensione di massa; non è stato tuttavia uno sciopero capace di bloccare complessivamente il paese, come avveniva negli anni ’70 e più raramente fino nei primi anni’90. La riuscita di massa dello sciopero è stata ancora a macchia di leopardo, con splendide punte alte, ma anche con alcune difficoltà segnalate in diverse situazioni o categorie.
Il dato più significativo è di certo la partecipazione ai cortei e alle manifestazioni di mezzo milione di lavoratrici e lavoratori, una avanguardia militante ed attiva molto grande, che proprio la presenza collettiva in piazza, il ritrovarsi, il sentirsi più forti e libere/i, di gioire per il successo, possono costituire la base per la continuità del conflitto. Di certo si sono create condizioni più favorevoli e più consapevolezza in questi settori di “avanguardia” di poter rompere le grandi passività ancora esistenti e di riuscire a coinvolgere settori di massa ben più ampi. E’ proprio questo il lavoro da fare dopo le straordinarie piazze di Firenze, Bologna, ma anche di Napoli e Torino e della stessa Roma e Milano. E non possiamo che risottolineare la positività che la maggior parte dei sindacati di base ha fatto confluire nella giornata del 29 anche la loro dichiarazione di sciopero Solo l’USB farà una giornata di lotta il 13 dicembre.
Le forze di governo hanno negato la riuscita della giornata del 29, ma in realtà le loro reazioni furibonde e scomposte indicano che hanno subito un colpo, consapevoli che il ritorno sulla scena sociale e quindi politica della classe lavoratrice costituisce un pericolo potenzialmente mortale per loro.
Importante segnalare anche un elemento poco presente nel dibattito politico; lo sciopero era contro la finanziaria della Meloni, una legge di bilancio costruita completamente in funzione delle politiche neoliberiste dell’UE e degli interessi della classe capitalista. Per questo va benissimo ai padroni e, non meno del governo, hanno interesse che arrivi in porto.
La lotta in corso più che mai è dunque contro il governo delle destre, ma anche contro la classe padronale, contro la Confindustria, le cui Federazioni, non a caso impediscono il rinnovo di contratti di lavoro decenti per 7 milioni di lavoratori.
Per altro i media borghesi anche in questa occasione hanno fatto la loro parte nella lotta di classe dei capitalisti, mettendo al centro della giornata e nelle titolazioni alcuni episodi del tutto irrilevanti e secondari.
Uno dei principali giornali dell’opposizione borghese al governo, la Stampa, il giorno dopo lo sciopero, ha prodotto un editoriale inequivocabile “Lo sciopero generale ormai non serve più” ammiccando apertamente alla Cisl.
La grande mobilitazione contro la violenza sulle donne
Ma solo qualche giorno prima Roma ed anche Palermo era state le due città protagoniste di una grande mobilitazione delle donne in occasione della giornata mondiale internazionale contro la violenza di genere. Il corteo transfemminista convocato a Roma da Non una di meno ha visto la partecipazione di più di 200.000 persone intorno ad una piattaforma politica ed economica assai articolata e con una grandissima presenza di giovani e giovanissime non solo ragazze, ma anche ragazzi. E’ stata la dimostrazione di un movimento che regge nel tempo, ormai molto radicato e che sa collegare la sua azione di fondo anche alle vicende politiche quotidiane.
Per altro vari esponenti governativi, con le loro dichiarazioni nei giorni precedenti, avevano mostrato quale sia il volto reazionario e patriarcale di questo esecutivo e quindi confermato come sia di piena attualità la centralità della lotta al patriarcato. Nella manifestazione erano presenti altri temi politici, a partire dalla necessità della lotta contro il Ddl sicurezza che criminalizza le scelte di vita e il dissenso, che persegue la militarizzazione del territorio mentre la crisi economica morde, contro il lavoro povero e il part time obbligatorio femminile, quindi contro il governo che taglia welfare, sanità e scuola finanziando il riarmo. Davvero un movimento centrale e decisivo nella costruzione di una alternativa di sistema.
La mobilitazione internazionalista
E dopo il venerdì 29 c’è stato il sabato 30, un’altra importantissima giornata di lotta, quella della solidarietà internazionalista con il popolo palestinese. Una grande manifestazione nazionale di 20.000 partecipanti ha attraversato per denunciare il genocidio che il governo sionista di estrema destra israeliano sta compiendo a Gaza, per la guerra che semina in tutto il Medio Oriente, ma anche per denunciare il ruolo e la complicità di tutte le potenze occidentali, tra cui in prima fila l’Italia, in questo massacro senza fine.
E’ stata una grande manifestazione di sostegno al popolo palestinese, una manifestazione che ha avuto successo nonostante le violente campagne condotte dai media contro la lotta dei palestinesi e a totale sostegno del governo sionista israeliano, una manifestazione che dopo molte difficoltà ha trovato la possibilità di esprimersi in forma ampia ed unitaria, una manifestazione costruita e animata in primo luogo dalle forze palestinesi, una manifestazione contro le politiche di guerra che ha coinvolto vari altri settori di movimento e molti giovani.
I media borghesi si sono mossi più che mai per oscurare e/o stravolgere i contenuti di questa mobilitazione internazionalista di solidarietà, a conferma di come tutte le forze borghesi siano responsabili e complici di quanto avviene in Medio Oriente.
Il primo dicembre a Roma tante realtà associative e dei movimenti sociali si sono riunite in assemblea per rilanciare e allargare ulteriormente il movimento di solidarietà con la Palestina e il Libano in Italia, a partire dalla rivendicazione dello stop immediato al genocidio condotto dal Governo di Israele.
La lotta continua
Come andare avanti, come mettere a frutto quanto è stato realizzato? E’ questo l’interrogativo che abbiamo davanti. La lotta contro la finanziaria non è finita, bisogna tornare sui luoghi di lavoro e sul territorio, ma anche la battaglia dei contratti coinvolge milioni di lavoratori e alcune scadenze di sciopero già sono in programma; molto ravvicinata è la scadenza del 14 dicembre in cui è indetta una grande manifestazione a Roma contro la peggiore legge liberticida del governo, il Ddl 1660, quella che reprime duramente un diritto fondamentale, quello di lottare e ribellarsi contro le ingiustizie.
Landini, mosso dall’entusiasmo per la riuscita del 29, si è lanciato in affermazioni vagamente massimaliste e che rischiano di essere dei vuoti proclami propagandisti se non vengono invece individuate le modalità concrete con cui si riesca a mantenere in piedi una mobilitazione ampia e che duri nel tempo.
Più che mai la nostra organizzazione e i nostri circoli devono impegnarsi in una forte campagna contro questa legge di bilancio profondamente antipopolare e per costruire l’opposizione al governo.
Anche perché nubi pensanti si addensano sulla situazione economica e produttiva del sistema capitalista europeo, con il paese storicamente trainante, la Germania, profondamente in crisi, con un settore fondamentale come quello dell’auto, in pesantissima difficoltà, di cui l’estromissione del già potente Tavarez da capo di Stellantis, ne è un segno profondo, e con l’annuncio di una dura lotta dei lavoratori tedeschi della Volkswagen.
Più che mai al centro delle mobilitazioni deve restare la lotta contro finanziaria e le politiche e del governo Meloni, che sono anche le politiche della UE e della borghesia, e quindi anche contro le ristrutturazioni industriali per la difesa dell’occupazione.
Vedasi in proposito: https://ilmanifesto.it/solo-il-conflitto-puo-frenare-la-discesa-allinferno.
Siamo di fronte alla scelta feroce delle borghesie del continente di sviluppare un’UE sull’austerità e sulle politiche di riarmo finanziando una folle spesa militare a scapito della spesa sociale|; di pari passo viene costruita una propaganda ideologica bellicista per cercare di assuefare sempre più l’opinione pubblica alle possibilità ed anzi alla necessità delle guerre.
Sul piano istituzionale dell’UE, come avevamo denunciato, l’asse si sposta sempre più a destra con la Commissione Europea che integra ormai forze di destra reazionarie, a partire da FdI.
In un mondo segnato dallo scontro tra gli imperialismi, dalle oppressioni di interi popoli, dalle guerre e da terribili stragi, da nuovi feroci colonialismi, nazionalismi e integralismi reazionari, è più che mai necessario costruire la solidarietà internazionalista a fianco degli oppressi e degli sfruttati in tutte le parti del mondo.
Per l’Italia l’auspicato e possibile ritorno sulla scena sociale e politica di settori sempre più ampi e importanti della classe lavoratrice è decisivo per costruire l’unità e la convergenza di tutti i movimenti sociali, di avere la forza per battere e cacciare il governo fascisteggiante di Meloni e dei suoi accoliti, che possono litigare anche tra loro, ma che sono ben decisi a restare in sella per imporre un nuovo passato antidemocratico.