18 ottobre: si sciopera!
Riproduciamo il testo del volantino elaborato dal circolo di Sinistra Anticapitalista Torino sullo sciopero del settore automotive e indotto.
Crisi industriale: le cause La crisi industriale con il suo drammatico portato di licenziamenti e disoccupazione, si abbatte in Italia e in Europa non imprevista e con precise responsabilità e colpevoli. Tutti i governi, dopo il 1980 hanno teorizzato e poi distrutto le aziende pubbliche che oltre allo sviluppo economico, dovevano tener conto delle implicazioni sociali. Così ogni settore economico è stato preda delle multinazionali che, sganciate dal territorio, hanno perseguito solo i loro profitti, chiudendo e delocalizzando, col massimo disprezzo dei lavoratori.
In Italia ogni governo ha assecondato le ristrutturazioni industriali che hanno distrutto migliaia di posti di lavoro, con enormi finanziamenti pubblici. Lo Stato ha mai vincolato i finanziamenti pubblici alle imprese, al mantenimento dell’occupazione, al rispetto ambientale e alle necessarie riconversioni.
Stretto tra cambiamenti tecnologici, vincoli ambientali, mutamenti della mobilità e un apparato industriale più vecchio, il settore di produzione automobilistico in Europa e in Italia è particolarmente in crisi.
Dove trovare la soluzione? Se si accetta la situazione, i cali produttivi e le tecnologie che richiedono meno mano d’opera, causeranno tante chiusure di fabbriche e licenziamenti.
Per evitare il peggio, alcuni obbiettivi vanno perseguiti con determinazione dalla mobilitazione dei lavoratori con le loro rappresentanze sindacali:
>Se è vero che le nuove tecnologie richiedono meno lavoro, si deve imporre la riduzione giornaliera dell’orario di lavoro a parità di paga, ridistribuendo il lavoro tra tutti.
>La ristrutturazione dell’apparato produttivo automobilistico non deve essere sopportata dai lavoratori, che fino a ieri tanta ricchezza hanno prodotto. Questi devono avere a disposizione tutti gli ammortizzatori sociali necessari a garantire i loro redditi: cassa integrazione, contratti di solidarietà, formazione.
>L’intervento pubblico in economia non deve più essere il regalo a fondo perduto di soldi pubblici agli imprenditori, ma la programmazione della mobilità convertita a criteri di rispetto ambientale e per disintasare le nostre città dal traffico, ridistribuendo nei territori le produzioni necessarie, apportando le opportune riconversioni produttive. La nazionalizzazione, ovvero, l’esproprio in alcuni comparti, può essere utile e necessaria; si impedirebbero così le delocalizzazioni in luoghi dove lo sfruttamento è maggiore.
Per conseguire tali obbiettivi e evitare i licenziamenti, i lavoratori e le lavoratrici devono essere determinati nelle lotte, costringendo il governo e i padroni agli interessi della collettività.
I sindacati devono impegnarsi a raccordare le vertenze e le lotte e proseguire in una grande vertenza nazionale in difesa dei lavoratori dell’industria, che lo sciopero del 18 ottobre potrebbe avviare.
Solo una grande vertenza nazionale in solidarietà con i lavoratori europei colpiti dalla stessa crisi e dalle stesse multinazionali sempre più fameliche di profitti, può trovare la forza necessaria.
La riconversione ecologicamente sostenibile necessaria alla difesa dell’apparato industriale, deve trovare forza nell’alleanza con il movimento ambientalista. La partecipazione allo sciopero per la giustizia climatica va nella giusta direzione.
Che la lotta e gli scioperi dei lavoratori e delle lavoratrici torni protagonista e collettivamente sia ridisegnato un futuro sereno e dignitoso !