Libertà per Ilaria Salis. La storia non si riscrive!
Sinistra Anticapitalista esprime la piena solidarietà con i detenuti politici come Ilaria Salis e sottoscrive l’appello Stop Nazi Glorification!
Con le immagini di una giovane donna incatenata mani e piedi in un’aula di tribunale e sorvegliata da due guardie in mimetica, si è aperto a Budapest il 29 gennaio, subito rinviato al 24 maggio, il processo a Ilaria Salis, insegnante antifascista di Monza, detenuta da un anno in Ungheria per la presunta partecipazione a scontri con un gruppo di neonazisti, alla vigilia di quello che proprio i nazifascisti usano chiamare “il giorno dell’onore”.

Budapest, luna park degli squadristi
L’11 febbraio del 1945 le truppe del Reich e dei suoi fantocci locali tentavano l’ultimo contrasto all’assedio alla città da parte dell’Armata Rossa. Il Giorno dell’onore è stato celebrato per la prima volta nel 1997 dall’ormai disciolto Fronte nazionale ungherese di István Gyorkös, condannato nel 2019 a 25 anni per l’omicidio di un poliziotto. Da allora è divenuto una sorta di festival in cui Budapest diventa un luna park per la gazzarra nazistoide, una serie di eventi che attirano centinaia di teste rasate da tutta Europa grazie al mix tra revisionismo storico e squadrismo. Si chiama Fortezza Budapest, organizzato dall’associazione Legio Hungaria, sovvenzionato dal governo Orban: parate, concerti, rievocazioni “storiche” e aggressioni sotto l’occhio benevolo della polizia locale, roghi nei campi rom, blitz in locali di sinistra, centri studi ebraici, aggressioni contro migranti.

La detenuta rischia 11 anni per qualche graffio a un nazista
Per essersi opposta a tutto ciò, Ilaria Salis rischia undici anni di carcere da scontare in Ungheria in condizioni disumane a fronte di lesioni personali lievissime, tutte da provare, che nel paese di Orban sono considerate tentato omicidio. Un sistema penale che fa impallidire perfino il famigerato Codice Rocco, dal nome del guardasigilli di Mussolini e da oltre ottant’anni in vigore. Le riforme intervenute non hanno reso le specificità di questo codice meno stridenti rispetto all’attuale ordinamento costituzionale ma pene così alte il codice italiano di epoca fascista le ha previste solo nel caso di lesioni consistenti in malattie inguaribili, perdita di un senso o di un arto.
Anche dal punto di vista del diritto “borghese”, dunque, la vicenda di Ilaria Salis è inaccettabile ma non c’è solo qualcosa di sproporzionato nella vicenda che sta travolgendo una giovane insegnante antifascista. C’è dentro la ferocia del sistema giudiziario ungherese, dipendente dal potere politico e del sistema carcerario di quel paese. Ilaria e tuttз coloro che sono dietro quelle sbarre scontano condizioni detentive durissime segnalate dall’Hungarian Helsinky Comittee al Comitato europeo per la prevenzione della tortura. Le prigioni magiare sono luoghi inaccessibili alle organizzazioni della società civile.

Orban e Meloni: due pesi e due misure contro gli antifascisti
Ma Ilaria Salis è prigioniera perché è antifascista. E per questo è ostaggio anche del governo italiano che è in forte sintonia con quello di Orban sia sul tema del sovranismo, sia sulla conduzione della repressione del dissenso, sia su una condizione carceraria sempre più drammatica (sebbene in linea con le condotte degli esecutivi che hanno preceduto (e preparato) l’ascesa di Meloni, La Russa ecc…). Candidamente, esponenti del partito di maggioranza relativa (FdI) hanno ammesso che non è poi così diverso essere detenuto a queste latitudini. Siamo pur sempre la terra del 41 bis e delle legislazioni emergenziali. E il padre di Ilaria Salis s’è visto chiudere ogni spiraglio di speranza dal ministro guardasigilli Nordio, lo stesso che sta inasprendo le pene per i reati legati al conflitto sociale, lo stesso che solo qualche giorno fa ha negato l’estradizione in Argentina del sacerdote Franco Reverberi accusato di tortura e omicidio durante il regime fascista di Videla dichiarando che lo ha fatto per via delle condizioni di salute del torturatore in tonaca.
Due pesi e due misure che rivelano la radice ideologica alla base del comportamento dell’intero governo: il fascismo. E il 13 febbraio ci sarà l’udienza che deciderà dell’estradizione di un altro antifascista italiano, arrestato con un Mandato d’Arresto Europeo tra il 20 e il 21 novembre 2023 a Milano per gli stessi fatti di Budapest.
Per questo Sinistra Anticapitalista esprime la piena solidarietà con i detenuti politici come Ilaria Salis e sottoscrive l’appello Stop Nazi Glorification! che convoca una contromanifestazione a Budapest. Il 10 febbraio ci sarà una manifestazione antifascista a Budapest per commemorare le vittime della Shoah e dei Porrajmos e chiedere il divieto degli eventi neonazisti.
L’antifascismo è un insieme di pratiche che vanno dalla cura della memoria fino alla costruzione di un senso comune solidale attraverso il conflitto sociale perché l’ascesa del nazifascismo è una delle possibili conseguenze sociali e politiche che si sprigionano di fronte agli effetti devastanti del libero mercato. L’antifascismo non può escludere dalla propria cassetta degli attrezzi l’autodifesa vista la propensione all’omicidio da parte di gruppi organizzati o cani sciolti che si ispirano al fascismo e al nazismo.
Per questo vogliamo Ilaria libera e a casa e chiediamo che nessun antifascista venga estradato in Ungheria. La storia non si riscrive: il fascismo non è un’opinione ma un crimine.