E dopo aver spaccato la società, spaccarono anche il Paese
Ora l’autonomia differenziata, poi il premierato, a sommarsi agli effetti devastanti per le classi lavoratrici delle solite ricette liberiste e sicuritarie. E’ l’Italia al tempo di Meloni e Salvini [Franco Turigliatto]
Il 23 gennaio 2024 è stato un giorno infausto per la Repubblica e per la sua Costituzione: la maggioranza di estrema destra del Senato ha infatti approvato in prima lettura il famigerato Disegno di Legge sull’autonomia differenziata, un assalto diretto alla Carta costituzionale del ’48, per altro già fortemente manipolata nel corso degli ultimi decenni.
I senatori del PD e del M5S hanno intonato l’inno nazionale e lanciato duri attacchi contro le destre, ma alcune frecce avrebbero dovuto indirizzarle anche nei confronti di quei furbastri del centro sinistra che nel 2001 modificarono il Titolo V della Costituzione, la breccia utilizzata oggi dalle truppe fascio-leghiste per l’assalto finale alla costituzione democratica della Resistenza.
Nessun intralcio per la Meloni
Il governo Meloni ha doppiato il passaggio al nuovo anno senza particolari problemi, cioè senza una forte opposizione sociale e con le opposizioni politiche (PD e M5S) del tutto vacue e incapaci di collegarsi alle spinte sociali esistenti anche se disperse, protese solo verso le prossime elezioni europee. Il rischio è che, in una contesa come quella europea di forte valenza politica e prospettica,si vada verso il semplice scontro di immagine tra la Meloni e la Schlein che tanto piace ai media, ma che aggira i nodi reali.
Il governo delle destre macina così senza intralci le politiche economiche e sociali liberiste rovesciando sull’opinione pubblica la sua paccottiglia ideologica avvelenata.
“Dio, patria, famiglia, impresa” era fin dall’inizio il programma del governo e così la Meloni sta facendo passo dopo passo, certo con qualche esagerazione comportamentale e comunicativa da parte di alcuni suoi sodali che mostrano di quale pasta siano fatti e da dove vengano, ma che finiscono anche per far passare in secondo piano il varo delle misure più antisociali.
Fin dall’inizio obiettivo dell’esecutivo è stata la penalizzazione dei settori più deboli della società e la contemporanea repressione dei soggetti più coinvolti nel degrado sociale: migranti, poveri, disoccupati, pensionati, precari, giovani ambientalisti sono in varie forme colpiti. Le carceri si riempiono assurdamente e fuori misura con il loro portato di disperazione e di suicidi (diecimila detenuti in più in un anno). Un modello di società autoritaria e violenta in cui si moltiplicano le norme del codice penale, mentre altre leggi garantiscono l’impunità e i privilegi per i potenti i capitalisti; una casta protetta, al di sopra delle leggi, senza controllo da parte di una opinione pubblica informata.
Contemporaneamente la legge finanziaria è stata strutturata dentro i vincoli liberisti europei, garantendo gli intoccabili profitti dei padroni e delle banche, facendo cassa abolendo il reddito di cittadinanza (600 mila persone alla disperazione) e rubando a mani basse sulle pensioni (30 miliardi sottratti ai pensionati dal 2011): Si sono confermati i tagli alla sanità pubblica ed accelerato la corsa al privato. Sono state ridotte od anche azzerate varie forme di sostegno previste per settori sociali disagiati, colpite le donne; chi sta male potrà stare solo peggio; avviata una controriforma fiscale che punta a ridurre ancora le tasse agli strati superiori della società. Meloni ha detto che le tasse saranno ridotte grazie ai tagli della spesa pubblica e sociale e nuovi regali agli evasori sono in programma.
La legge di bilancio è stata finanziata soprattutto con nuovo debito pubblico che presto si vorrà far pagare ai lavoratori. Il governo ha accettato il Nuovo Patto di Stabilità Europeo (qui l’articolo di Marco Parodi) che, con vincoli ancor più impositivi, rilancia appieno le politiche dell’austerità. Per starci dentro e recuperare il deficit serviranno aggiustamenti di bilancio ogni anno di 12-13 miliardi.
In compenso la corsa al riarmo continua in piena consonanza con lo schieramento imperialista occidentale e le missioni militari sui fronti caldi aumentano (è di queste settimane l’invio delle nostre navi nel Mar Rosso), scelte quasi automatiche, senza alcuna discussione non solo nel paese, ma anche nel Parlamento.
Con questo nuovo corso politico, le scuole sono sempre più investite non solo dai processi di aziendalizzazione, ma dall’invadente presenza e propaganda delle forze armate.
Coscienza antifascista e regime reazionario di massa
Questo governo ha una precisa missione, distruggere quella che in Italia è stata una vera “religione civile”, cioè quella coscienza democratica, antifascista e progressista che ha permeato la storia del paese dopo la vittoria della Resistenza contro il fascismo, alimentata poi dalle lotte operaie che sono state un presidio di democrazia; oggi questa coscienza è molto appannata per sconfitte subite dal movimento dei lavoratori, ma è pur sempre presente. Per gli eredi del MSI, questa ideologia democratica deve essere distrutta e sostituita con la rivalutazione di un’ideologia autoritaria, dei miti patriottici e la riscrittura della storia. E’ un’azione, compiuta passo dopo passo, ma con estrema decisione, nella propaganda, nei media e nella scuola attraverso il ministro Valditara, alla ricerca di una piena revanche.
L’obiettivo finale, è il totale ribaltamento della Costituzione nata dalla Resistenza. La peste (l’autonomia differenziata della Lega) e il colera (il presidenzialismo di FdI) si legano tra loro e costituiscono un salto di qualità nella degenerazione della stessa democrazia borghese in corso da alcuni anni in Europa. Senza un forte movimento di massa sarà difficile contrastare la deriva.
Lo dimostrano le difficoltà della giornata di mobilitazione contro l’autonomia differenziata, tema di difficile comprensione a livello di massa, perché i suoi effetti saranno percepiti solo nel tempo. Per questo la campagna va affiancata e collegata a quella per il salario e per l’occupazione. E l’obiettivo non può esser solo il ritorno a un passato impossibile, ma promuovendo nuove forme di partecipazione e democrazia, comprese quelle nei luoghi di lavoro.
La domanda che in molti si sono posti dopo l’adunata fascista di Roma in via Acca Larenzia con il braccio teso nel saluto romano: è possibile il ritorno del fascismo?”[1] Ma la domanda non riguarda solo l’Italia, ma altri paesi di Europa. Interessante in proposito quanto scrive, nella sua ultima testimonianza il vecchio partigiano ed intellettuale Gastone Cottino, analizzando i vari movimenti reazionari presenti nel mondo: “Un caleidoscopio di manifestazioni che hanno, peraltro, una identità comune: l’instaurazione, in modo variamente autoritario di quello che Gramsci chiamava un regime reazionario di massa. Ebbene questo riferimento è lo stesso della destra oggi al governo. Lo si vede nei personaggi, in quel che dicono, nella volontà di cambiare radicalmente la Costituzione, nel clima che si sta instaurando. Un clima in cui tu non sei obbligato a tacere, ma taci perché non hai più conoscenza, non capisci più le cose, non le afferri, non hai più il senso della storia. E allo stesso tempo sei indottrinato.”
Ridicoli sono gli appelli di forze dell’opposizione e dei giornali della borghesia liberale e liberista che invitano Meloni e gli altri ministri a fare dichiarazioni antifasciste, come se queste potessero mai costituire un freno al disegno autoritario di FdI e della Lega, impegnate in una violenta concorrenza interna alla coalizione su chi fa la voce più dura per conquistare o difendere il proprio elettorato reazionario e/o. Ridicolo poi pensare che si possa proporre come alternativa a Meloni un personaggio come Draghi e le politiche liberiste europee, quando sono state queste a spianare la strada alla vittoria delle destre. Impressionante l’atteggiamento passivo e disorientato poi della intellighenzia, che pure ha giocato in passato un ruolo importante sul piano democratico e di solidarietà con il movimento operaio.
Il rapporto tra gli eredi del MSI e le bande dichiaratamente fasciste non è mai cessato del tutto e queste ultime oggi si sentono sicure di poter agire, di essere protetti e di poter uscire apertamente dalle fogne in cui per decenni sono stati ricacciati dal movimento operaio e democratico.
In realtà l’unico modo per contrastare con una reale efficacia e partecipazione di massa l’involuzione democratica è la capacità di combinare la battaglia democratica con quella sociale, i salari e l’occupazione, dentro un progetto di alternativa anticapitalista.
Per semplicità richiamiamo ancora quanto ha scritto Cottino:
“Un antifascismo vero deve estendere il suo impegno a realizzare una società opposta a quella che il nuovo fascismo – in continuità con il vecchio – ci propone: una società in cui si persegua la partecipazione e non il culto del capo, in cui si metta al centro il pubblico e non gli interessi privati, che concentri i suoi sforzi sulla salute e sull’istruzione, che persegua l’uguaglianza e condizioni di vita accettabili per tutti e tutte «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» (come vuole l’articolo 3 della Costituzione). Una società aperta e solidale capace di accogliere e di respingere le politiche contro i migranti, che sono la frontiera razziale del nuovo millennio”.
Queste considerazioni tiranno in ballo le lotte operaie e sociali e le scelte delle organizzazioni sindacali e delle forze politiche di sinistra; aprono un altro capitolo su cui proveremo a riflettere nell’articolo di domani.
Franco Turigliatto
[1]Acca Larenzia è la strada romana dove una sede storica del Msi fu teatro nel 1978 di una manifestazione del Msi dopo l’uccisione di due militanti da parte di terroristi rossi e di un terzo neofascista da parte di un carabiniere. Nel passaggio dal Msi ad An quella sede è rimasta presidiata dall’ala più estremista della galassia fascista.