INIZIATIVE DEL MOVIMENTO DEI LAVORATORI STATUNITENSE
di Ezio Boero
Trecentomila lavoratori sono in sciopero negli Stati Uniti in questi giorni di metà ottobre 2023. 435mila dall’inizio dell’anno, in 312 scioperi. Una ripresa delle iniziative del movimento dei lavoratori degli USA che non si vedeva da decenni.
1) 3 EPISODI SIMBOLO DELLA LUNGA E TORMENTATA STORIA DELLA CLASSE LAVORATRICE USA
– 1905: fondazione degli Industrial Workers of the World, riunione di socialisti, anarchici e sindacalisti rivoluzionari, organizzazione del lavoro migrante verso l’ovest, repressione degli anni ’20
– 1936-37: occupazione sit-down della GM di Flint e primo contratto in un’impresa automobilistica
– 1980: Reagan licenzia i controllori di voli sostituendoli con altro personale ed apre una stagione di debolezza sindacale.
2) CRESCITA QUALITATIVA DEL SINDACATO NEGLI ULTIMI ANNI MA NON QUANTITATIVA
A metà degli anni ’50, un lavoratore statunitense su 3 era iscritto ad un Sindacato.
Alla fine degli anni ’70, grazie soprattutto ad un grande aumento di sindacalizzazioni di lavoratori del settore pubblico, il numero più alto di iscritti.
Oggi è sindacalizzato il 10% della forza lavoro, ma solo il 6% di quelli del settore privato.
La crescita degli scioperi non ha ancora rafforzato quantitativamente il Sindacato né è ancora riuscita a rompere il particolarismo che ha sempre caratterizzato le Union degli USA.
3) CAMBIAMENTI PRODUTTIVI AVVENUTI
– riduzione del ruolo delle miniere (che erano state una culla del sindacato USA) e ridimensionamento della siderurgia
– tagli del personale (come nelle ferrovie merci, che hanno perso più del 20% dei loro lavoratori di manutenzione dei binari negli ultimi 6 anni e dal 2000 più di 50.000 posti di lavoro in tutte le mansioni ferroviarie)
– smantellamento dell’auto (65 stabilimenti auto in meno nell’ultimo ventennio)
– crescita dei settori di distribuzione di merci che pagano salari di povertà
– conseguente perdita di ruolo delle comunità che vivevano attorno ai grandi luoghi di lavoro.
Ad esempio, Detroit negli anni ’50 del secolo scorso aveva 1,8 milioni di abitanti. I ridimensionamenti delle fabbriche, col trasferimento degli stabilimenti in altri Stati degli USA e in Messico, alla ricerca di forza lavoro non sindacalizzata, e il cambiamento della composizione sociale del distretto industriale dei Grandi Laghi hanno progressivamente ucciso le comunità di lavoratori e il loro ruolo sociale. Oggi i residenti di Detroit sono 650.000, a causa della fuga verso i suburbi dei ceti medio-alti bianchi. Interi isolati cittadini sono abbandonati, centinaia di metri quadri di fabbriche dismessi, il Comune è reduce dal più grande fallimento di un bilancio cittadino della storia degli USA, quello del 2013, di ben 19 miliardi di dollari. Gli immensi impianti della General Motors a Flint oggi occupano solo più 5.000 lavoratori. UAW ha perso il 40% degli iscritti attivi negli ultimi 20 anni.
La forza lavoro statunitense è oggi più istruita: al tempo dello sciopero GM del 1936-1937, il numero medio di anni di scuola completati negli Stati Uniti era di otto, oggi oltre la metà di tutti gli statunitensi ha una laurea o altra scolarità post-secondaria. Ed è anche più diversificata dal punto di vista etnico, come risultato della migrazione di afroamericani dal sud rurale avvenuta nel corso del ventesimo secolo e dell’immigrazione più recente dall’America Latina, dall’Africa e dall’Asia
4) RAGIONI DELL’ODIERNA RIPRESA SINDACALE E NUOVI ORGANIZZATORI
Quest’anno ci sono stati finora negli USA 275 scioperi medio-grandi.
Le ragioni di tipo strutturale:
– Aumento dell’inflazione, alto costo della vita, soprattutto nelle alte città, impossibilità a viverci per gli affitti molto alti
– sproporzione sempre più immensa tra le retribuzioni dei lavoratori e quelle dei dirigenti
– diminuzione delle disoccupazione, anche a causa della Great Resignation, l’abbandono del lavoro salariato (4,5 milioni di dimissioni nel solo novembre 2021) che ha prosciugato in questi ultimissimi anni il marxiano esercito di riserva, anche a causa dei rischi lavorativi per la pandemia e della perplessità a tornare in azienda dopo il periodo di lavoro a casa. Il Covid ha dimostrato l’indispensabilità dei lavoratori anche in situazioni difficili ma questi lavoratori non sono stati adeguatamente ricompensati del loro impegno.
Le ragioni sovrastrutturali:
– esperienze di partecipazione: Occupy Wall Street nel 2011, Black Lives Matter, primarie di Bernie Sanders nel 2016 e nel 2020 e campagna in corso per la retribuzione minima a 15 dollari. Nata nel 2012 per elevare il salario minimo federale dagli attuali 7,25 dollari all’ora a 15 dollari e costruita con manifestazioni, scioperi e con l’appoggio del sindacato Service Employees International Union (SEIU), l’iniziativa ha già raggiunto l’obiettivo in 25 Stati e in 56 singole città
– atteggiamento favorevole in genere ai lavoratori della nuova dirigenza, nominata dall’amministrazione Biden, dell’agenzia federale National Labor Relations Board (NLRB) che deve vigilare sui loro diritti di sindacalizzazione
– grande attivismo, a partire dal settore della distribuzione di merci, come la logistica, le catene di medi supermercati e di caffetterie e le università, di giovani organizzatori ad alta scolarizzazione. Oggi molti di loro (in Amazon, Starbucks, Google, Apple, Microsoft, tra i precari delle università e del giornalismo, gli insegnanti e il personale infermieristico …) sono ex o attuali studenti universitari, gravati dal prestito studentesco e dal costo degli affitti. Molti giovani si sono avvicinati al Sindacato con capacità politiche-organizzative per fare iniziative dal basso, le quali rappresentano un di più rispetto alle tradizionali azioni sindacali, gestite negli Stati Uniti da personale retribuito. Anche perché demoliscono l’argomentazione padronale che i Sindacati siano un ente esterno al posto di lavoro che non conosce la produzione e il cui principale interesse è di far pagare una tassa (la quota) agli iscritti, cioè a tutti i dipendenti dell’azienda che si sindacalizza, così come prevede il closed shop anglosassone.
Alcuni esempi di iniziative di sindacalizzazione e mobilitazione
– L’ondata di scioperi degli insegnanti nel 2018 e nel 2019 è stato uno dei primi segnali di una ripresa del movimento sindacale statunitense negli ultimi anni.
– il sindacato nella catena di caffetterie Starbucks
Starbucks Workers United (SBWU) è affiliato al sindacato dei servizi SEIU. Ha sindacalizzato in meno di due anni 9.000 baristi/e in 340 negozi di 38 Stati dell’Unione.
Fa anche iniziative sul territorio: due bus sindacali hanno girato gli USA per diffondere le loro lotte contro l’antisindacalismo aziendale. Ottiene l’appoggio delle comunità, in cui la caffetteria è spesso luogo di aggregazione, con l’organizzazione, il 7 agosto e il 14 settembre 2023, del National Day of Action, la “Giornata nazionale di azione” (con lo slogan Customers, Join the Fight! – Clienti, unitevi alla lotta!) che chiede alla clientela di “adottare un negozio” finora non sindacalizzato. Nei quasi 250 appuntamenti a livello nazionale di fronte ai negozi erano presenti singoli simpatizzanti dell’iniziativa ed anche varie associazioni e sezioni locali di altri Sindacati.
Malgrado le intimazioni dell’agenzia federale per i diritti dei lavoratori, il National Labor Board (NLRB), Starbucks non ha potuto iniziare vere trattative in nessuno dei negozi sindacalizzati. Con una sequenza di illegalità di ritorsione (licenziamenti di organizzatori sindacali, chiusura di negozi organizzatisi sindacalmente, utilizzo di ditte esterne per attività di union busting -rottura del Sindacato-), Starbucks è diventato “uno dei peggiori trasgressori del diritto del lavoro nella storia degli Stati Uniti”. Dalla fine del 2021, gli uffici regionali del NLRB hanno infatti emesso 93 denunce riguardanti 328 accuse di pratiche di lavoro sleali contro il sindacato SBWU. Purtroppo l’azienda non corre grandi rischi perché per i casi di attività illegale antisindacale non è prevista alcuna sanzione monetaria. Al massimo, il dover riassumere, dopo mesi di diatribe giudiziarie, i lavoratori licenziati.
Howard Schultz, il fondatore / amministratore delegato (ora dimessosi ma restato presidente onorario) declamava appartenenze progressiste: avrebbe potuto diventare Ministro del Lavoro se Hillary Clinton avesse vinto le presidenziali del 2016 contro Trump. Richiesto di comparire di fronte ad una commissione senatoriale sui diritti dei lavoratori, organizzata dal senatore Bernie Sanders, Schultz si è fatto attendere per mesi fino all’intimazione a comparire del marzo 2023, quando ha fatto una figura barbina
– il primo sindacato in Amazon
Un’azienda negli USA con alti tassi d’infortuni, controllo tecnologico del lavoro e dei movimenti dei dipendenti.
Amazon Labor Union (ALU) è nato dal basso, senza l’appoggio di una Union strutturata (seppur con l’aiuto della local 100 di UNITE HERE e di un buon avvocato del lavoro). Ha vinto la prima e finora unica elezione in Amazon per la sindacalizzazione nello stabilimento di Staten Island (NY). La trattativa anche qui non è potuta iniziare per gli ostacoli posti dall’impresa. Ora ALU è criticato per la scarsa democrazia interna: un gruppo di lavoratori ha chiesto al NLRB di imporre le elezioni della dirigenza sindacale, finora autonominata.
ALU è nata dopo la sconfitta nel 2021 (per quasi 3 a1) del Sindacato Retail, Wholesale and Department Store Union, affiliato all’AFL-CIO, in Amazon a Bessemer (Alabama). Il voto, cassato dal NLRB, si è ripetuto a causa di persistenti atteggiamenti antisindacali dell’azienda (licenziamento, sospensioni, discriminazioni di militanti sindacali) gestiti da 200 consulenti antisindacali pagati da Amazon su 6000 addetti. Il risultato delle elezioni è ancora controverso per un ulteriore ricorso sindacale.
5) LA NORMATIVA SINDACALE
E’ assai diversa dal modello di contrattazione di gran parte dell’Europa, dove l’unità di contrattazione è costituita (o può esserlo) da un’intera industria, occupazione o settore, anziché essere limitata a un luogo di lavoro.
Per costituire un sindacato è necessaria una petizione firmata dal 30% degli addetti all’unità produttiva. La procedura del NLRA, ricollegandosi alla tradizione politica maggioritaria anglosassone, prevede la majority rule, l’elezione nel collegio elettorale stabilito di un unico Sindacato delegato alle trattative con la proprietà aziendale (There can be only one exclusive bargaining representative for a unit of employees), il quale stipula contratti validi anche per i non iscritti. Questa procedura tende ad essere lunga ed estenuante ed irta di indebite pressioni e interferenze da parte dei padroni, molte delle quali illegali. Il padrone poi è solo tenuto genericamente a trattare “in buona fede”.
Il riferimento di legge è il Wagner Act del 1935 che peraltro, contrariamente allo Statuto dei Lavoratori italiano, permette l’autorganizzazione: “Employees shall have the right to self-organization …”, i dipendenti avranno il diritto di auto-organizzarsi, di formare, aderire o assistere organizzazioni sindacali, di contrattare collettivamente attraverso rappresentanti di loro scelta e di impegnarsi in altre attività concertate ai fini della contrattazione collettiva o di altri aiuti o tutele reciproche.
Normativa degli scioperi negli USA
– non è permesso il picchetto fisso di fronte ai cancelli ma solo una passeggiata (walkout), onde non impedire l’ingresso dei crumiri.
– negli scioperi cosiddetti economici, quali quelli per il miglioramento di salari – orari – condizioni di lavoro, crumiri assoldati ad hoc dalle aziende possono sostituire i lavoratori in sciopero, i quali, se non fossero riassunti al termine dello sciopero (ciò che nei casi attuali di grandi scioperi risulta avvenga), hanno il diritto di chiedere la reintegrazione solo se non trovano lavori equivalenti al precedente. Se invece lo sciopero avviene contro una pratica aziendale illegale, gli scioperanti non possono essere sostituiti in modo permanente al termine del conflitto di lavoro.
– non sono ammessi scioperi sit-down (occupazione dei reparti, ampiamente praticata negli anni Trenta). Ed anche quelli di solidarietà con lavoratori di altre aziende; il che sta nella logica degli USA che impone la contrattazione sindacale di singolo stabilimento e nei fatti non prevede, se non i pochissimi casi, contratti nazionali, né di di tutta l’impresa.
– nazionali sono solo i contratti dei ferrovieri e dei postini; aziendali, ad esempio, quelli delle tre grandi aziende automobilistiche (General Motors, Ford e Chrysler, ora incorporata in Stellantis).
– nel Pubblico Impiego non esiste il diritto di sciopero ma in molti Stati USA e città i lavoratori se lo sono conquistato sul campo.
In 27 Stati, governati dal Partito Repubblicano (soprattutto nel sud e nel centro degli USA), c’è il c.d. right-to-work(diritto al lavoro!) che significa tra l’altro, il diritto, e l’incentivazione, a non sindacalizzarsi e la proibizione di firmare contratti che prevedano il prelievo delle quote sindacali dalle buste paga.
Al Senato è bloccato il Protect the Right to Organize PRO Act, la legge che, tra l’altro, vieterebbe in modo più efficace il licenziamento di dipendenti che cercano di costituire un Sindacato, impedirebbe l’assunzione di sostituti dei lavoratori in sciopero, indebolirebbe la normativa antisindacale right-to-work, considererebbe lavoratori dipendenti molti attuali fittizi “appaltatori indipendenti” ed aumenterebbe il ruolo di garanzia dei diritti del lavoro da parte del NLRB.
6) IL SINDACATO E LE TENDENZE INTERNE
Il movimento sindacale USA è storicamente caratterizzato da competizione tra Sindacati, aziendalismo, episodi di corruzione, dirigenze sindacali che si autoperpetuano e scarsa o nulla democrazia interna.
Sono storicamente presenti tendenze interne informali o organizzate (caucus) che possono anche registrarsi al Sindacato per presentare al voto proposte contrattuali formali e/o partecipare al rinnovo degli organismi dirigenti con programmi nati dalle esigenze del Rank-and-File (la base sindacale). Alcune di esse hanno ottenuto in questi ultimi mesi successi eclatanti. Come nei casi delle elezioni per i presidenti sia del sindacato metalmeccanico United Automobile Workers (UAW) che di quello dei camionisti. International Brotherhood of Teamsters (IBT). I caucus intervengono nei congressi sindacali, per modificare regole antidemocratiche o piattaforme non condivise dalla base, come accaduto coi raggruppamenti di base dei ferrovieri, che hanno contestato l’arbitrato e poi l’accordo imposti dal presidente Biden ai ferrovieri, nel dicembre 2022, per il rinnovo del contratto.
Le federazioni locali nelle grandi città svolgono un ruolo importante. La California Labor Federation (il raggruppamento di Union più grande degli USA) ha 1.200 Sindacati affiliati, anche molto piccoli, e due milioni di membri. Sul proprio sito, in questo periodo in cui la California è al centro delle lotte, c’è la rubrica “Unisciti a un picchetto vicino a te !” col menu dettagliato delle varie iniziative.
Labor Notes è una rivista che raccoglie opinioni del sindacalismo militante USA e aiuta nell’organizzare i sindacati in azienda. A Chicago, nel giugno 2022, ha tenuto un’iniziativa pubblica con 4.000 presenze alla presenza di molti degli organizzatori sindacali centrali in questo periodo: il neo-presidente dei Teamsters (1,2 milioni di iscritti), il leader di ALU Amazon, una delle fondatrici del sindacato Starbucks Workers United, la presidente dei Chicago Teachers Union (promotrice in città di importanti scioperi degli insegnanti) e un esponente del caucus Auto Workers/Unite All Workers for Democracy (che ha vinto poi le elezioni in UAW).
Amazonian United di Chicago è un’autorganizzazione di lavoratori, non l’unica nel mondo del lavoro degli USA, che non utilizza la farraginosa procedura per il riconoscimento del sindacato aziendale, ostacolata dal padronato con ingenti risorse, ma adotta un pre-majority unionism (sindacalismo pre-maggioranza). Essere cioè sindacato indipendentemente dal fatto che i capi lo riconoscano come un’entità legale con cui sarebbero tenuti a contrattare. Ma potendo comunque agire dal basso con petizioni, “visite di gruppo al capo” e fermate del lavoro.
Le campagne sindacali strategiche creano il sostegno della comunità alla lotta sindacale. Con l’aiuto talvolta di consulenti pro-Union, utilizzano tutti i possibili social media, chiedono sostegno ai politici eletti, attaccano la reputazione del marchio delle imprese, spingono fornitori e clienti a premere sull’azienda per accettare un’equa contrattazione, promuovono boicottaggi dei consumatori, organizzano pressioni in favore dei lavoratori dei piccoli e medi azionisti contro il management …
Interessante nel settembre 2023 l’ “avvertimento” agli amministratori delegati aziendali, da parte del fondo pensione del sindacato degli insegnanti, che detiene azioni di GM, Ford e Stellantis, affinché accordi il giusto ai lavoratori UAW in sciopero per il contratto, pena la vendita delle azioni detenute dal fondo pensione.
Importante è l’appoggio delle comunità e dei religiosi, come la petizione pubblica di molti di loro a Los Angeles in favore dello sciopero delle lavoratrici dei grandi hotel in sciopero. Il presidente UAW Shawn Fain cita sovente frasi bibliche come “i ricchi non entrerenno nel regno dei cieli perché là ci sarà l’uguaglianza” ma anche frasi come quella di M.L.King: “l’arco dell’universo morale è lungo, ma tende verso la giustizia”. La festa nazionale in ricordo di M.L.King è stata aggiunta tra le festività retribuite al recente contratto UPS.
Le parole d’ordine utilizzate nel corso dei comizi sindacali sono di norma l’opposizione alla Corporation greed (l’avidità aziendale) e alla billionaire class (la classe dei miliardari).
7) CRESCITA DI CREDIBILITÀ DEL SINDACATO E RUOLO DEI MEDIA
La novità odierna è che le lotte sindacali non solo sono più diffuse del recente passato ma riportate di più da giornali e tv con annesse foto di lavoratori che fanno picchetti e/o manifestazioni oppure festeggiano l’ingresso del Sindacato nel posto di lavoro.
C’è, come nei numerosi scioperi di Los Angeles, una spinta non a unificare le organizzazioni e neanche le vertenze ma appoggiarle reciprocamente nei picchetti e nelle manifestazioni, cercando di superare una lunga storia di divisioni per mestiere e di concorrenza tra Sindacati che hanno inevitabilmente per decenni danneggiato i lavoratori.
Una svolta positiva è l’inserimento nelle piattaforme di richieste per i soggetti deboli: come quella dei dipendenti dei grandi hotel di Los Angeles di destinare ai senzacasa le camere sfitte.
Il sindacato sostiene propri candidati alle elezioni locali, come Brandon Johnson, nuovo sindaco di Chicago, che ha battuto al ballottaggio un altro esponente del Partito Democratico espressione dei poteri forti. Johnson è stato insegnante e organizzatore del Sindacato dei docenti Chicago Teachers Union e della Camera del Lavoro cittadina La coalizione progressista che lo ha sostenuto, similmente a quello che sta accadendo in altre importanti città statunitensi, comprende Sindacati ed espressioni della società politicamente attiva.
8) L’ANTISINDACALISMO PADRONALE
Una storia di repressioni violente, guardie armate (il “servizio interno” di Ford), utilizzo dell’esercito e della Guardia Nazionale (vedere il film Harlan County USA).
Oggi non ci sono più i pistoleri in campo ma le aziende specializzate che vendono ai padroni “pacchetti” di union busting, di forme di ostacolo del Sindacato. Il numero totale di casi gestiti dal NLRB (per licenziamenti e petizioni per la rappresentanza sindacale) è aumentato nel 2022 del 23% (il più grande incremento annuale in 46 anni e il più grande aumento percentuale in 63 anni).
Un rapporto dell’Economic Policy Institute accusa i padroni di aver violato la legge federale nel 41,5% di tutte le campagne elettorali sindacali.
9) IL RUOLO DEL DEMOCRATIC PARTY
Sta facendo un tentativo di recupero della “classe media”. Il termine “classe media” è stato raramente usato nei primi 140 anni della nazione. Nel XIX secolo, veniva riferito soprattutto a lavoratori autonomi: agricoltori, artigiani e commercianti. Nel XX secolo è venuto a riferirsi in gran parte ai lavoratori salariati. In senso non classista.
I Partiti USA, come gran parte del Paese, sono divisi principalmente su linee razziali. Il Partito Repubblicano ha beneficiato di un costante esodo di elettori bianchi della classe operaia sin dalla metà degli anni ’60, quando Lyndon Johnson, un presidente del Partito Democratico, portò il suo Partito, non solo alla guerra in Vietnam, ma anche a votare una notevole estensione dello Stato Sociale, soprattutto nella sanità e nell’assistenza, e a favore di una concreta legislazione sui diritti civili. Da allora nessun Presidente democratico ha ottenuto la maggioranza dei voti bianchi. Più dell’80% degli elettori repubblicani sono bianchi.
Diversi storici affermano che il declino dei Sindacati ha aperto la strada all’elezione di Donald Trump nel 2016. I bianchi della classe operaia, che un tempo votavano i Democratici, ora “hanno trovato solidarietà in un nuovo movimento cosiddetto populista”(CNN 5.10). Lo sciopero multirazziale dei lavoratori auto può anche incidere sul voto degli operai bianchi impedendo loro di attestarsi su posizioni conservatrici.
Heritage Foundation ha preparato un programma di 900 pagine dei primi 180 giorni per una possibile seconda amministrazione Trump che verte sul ridimensionamento di qualsiasi altro potere che non sia quello presidenziale (in barba alla separazione dei poteri di emanazione liberale). In materia di lavoro, dopo un’introduzione sulla “tradizione giudaico-cristiana, che risale alla Genesi, che ha sempre riconosciuto il lavoro fruttuoso come parte integrante della dignità umana” si ripropone la tradizionale ostilità verso i Sindacati e a chi può appoggiarla. Come l’agenzia federale NLRB, che, nell’amministrazione Biden, ha spesso contrastato le iniziative antisindacali (d’altronde è il ruolo per cui è nata quasi 90 anni fa, mentre nella presidenza Trump era stata depotenziata in tutti i modi). Nel futuro di Trump si ripropone, come nel primo mandato, il progressivo esautoramento del NLRB dall’intervento nel mondo del lavoro in favore di di intese tra padrone e singolo lavoratore. L’interesse del Partito Repubblicano si rivolge al lavoratore non sindacalizzato, che, attraverso al riproposizione del Team Act, cassato dal presidente Clinton, sarebbe coinvolto nell’impresa con un sistema di “sindacati gialli” consultivi (peraltro vietati dalla normativa attuale) che avrebbero in premio un posto, senza diritto di voto, nei consigli di amministrazione.
10) VERTENZE E CONTRATTI DELL’ULTIMO TRIENNIO
– contratto ferrovieri: la concentrazione proprietaria delle ferrovie merci è passata da 33 imprese agli attuali 7 grandi vettori con un aumento vertiginoso dei loro profitti (la Surface Transportation Board -STB- governativa ha dichiarato che le compagnie ferroviarie hanno pagato dal 2010 al 2020 circa 200 miliardi di dollari agli azionisti, quasi 50 miliardi di dollari in più rispetto a quanto hanno speso per le infrastrutture durante quel periodo).Dopo più di due anni di negoziati infruttuosi, nel luglio 2022, i 12 Sindacati che li rappresentano avevano dichiarato lo sciopero di 115.000 ferrovieri sulle linee che supportano il 30% del trasporto merci nazionale. Secondo il STB, le ferrovie merci hanno perso più del 20% dei loro lavoratori di manutenzione dei binari negli ultimi 6 anni e dal 2000 più di 50.000 posti di lavoro in tutte le mansioni ferroviarie. Mentre i restanti sono sottoposti a controlli tecnologici alla giuda di treni sempre più lunghi, fino a 5 chilometri. E non hanno che un giorno retribuito di malattia all’anno. Il contratto è stato imposto dal governo, in quanto i ferrovieri hanno un compito di “grande rilevanza economica”, e non ha risolto i problemi né dei permessi per malattia né di sicurezza della rete e del lavoro, a causa del sempre più alto sfruttamento del numero sempre minore di lavoratori in servizio e di scarsa manutenzione.
– infermiere: lo sciopero di 4 giorni nei primi giorni di ottobre in Kaiser Permanente, una delle più grandi imprese sanitarie degli USA, ha portato alla stipula del contratto degli ospedalieri, dalla California alla Virginia, di tale impresa, recentemente coinvolta in riduzioni del servizio contraddicenti lo scopo sociale per cui decenni fa era nata
– lavoratori università della California: scioperi di 6 settimane di 40.000 lavoratori universitari organizzati dalla UAW conclusisi con un contratto nel dicembre 2022
– non docenti della scuola californiana: 30.000 lavoratori hanno bloccato per 3 giorni le scuole dello Stato, che hanno mezzo milione di alunni, con l’appoggio di altri Sindacati. Gli insegnanti hanno scioperato assieme ai non docenti.
– United Parcel Service – UPS: il contratto più grande degli USA di 340.000 lavoratori, iscritti al Sindacato dei camionisti è stato firmato infine senza lo sciopero già dichiarato
– 11.500 sceneggiatori (accordo dopo 5 mesi di sciopero)
– 160.000 attori degli studios di Hollywood e di New York (sciopero dal 15 luglio, in corso ad ottobre 2023)
per la prima volta dal 1960, attori e sceneggiatori contemporaneamente in sciopero per il rinnovo dei loro contratti di lavoro. Non solo per l’aumento delle retribuzioni dirette, per i pagamenti dei residui dello streaming (i film ripetutamente diffusi sulle piattaforme del tipo di Netflix e Amazon Prime), per i quali le imprese non intendono pagare i diritti previsti da tempo per i film diffusi nelle sale cinematografiche. Ma anche contro l’utilizzo delle immagini degli attori, che, senza una normativa di tutela, potrebbe essere, negli anni a seguire le prime uscite, senza alcun compenso. E in futuro non prevederne nemmeno più la professione, attraverso la sostituzione di personale umano con l’Intelligenza artificiale generativa (IA), che potrebbe includere la scansione delle sembianze degli attori attuali da riutilizzare per sempre, ridimensionando o eliminando il loro ruolo. Solo una ristretta fascia di sceneggiatori e attori, soprattutto tra i secondi, ha retribuzioni astronomiche. Gli altri vivacchiano ai minimi tabellari, se e quando lavorano.
– sciopero di 32.000 addette/i dei grandi alberghi di Los Angeles, indetto dal sindacato UNITE HERE, che coinvolge dal 2 luglio in buona parte donne centro-sudamericane e asiatiche, rappresentando anche un momento di inclusione positiva di persone di non lontana immigrazione negli USA, dotandole di diritti collettivi e di senso di comunità. Il Sindacato ha denunciato alcuni episodi di aggressioni ai picchetti da parte di funzionari degli hotel e di clienti.
Il problema principale della classe lavoratrice californiana è l’altissimo costo della vita. Retribuzioni che consentono un’esistenza dignitosa in altri Stati degli USA, lì sono salari di povertà. L’affitto per un alloggetto può costare fino a 300 ore di retribuzione: per un appartamento con due camere da letto è in media di più di 3.000 dollari al mese. L’emergenza casa. anche in una città come Los Angeles, è dovuta alla carenza di alloggi pubblici e assorbe tutto o più di uno stipendio medio, costringendo spesso ad una doppia attività. Allontanarsi dalle grandi città dove si lavora, alla ricerca di abitazioni meno care, comporta un salasso ulteriore dello stipendio a causa dei trasporti pubblici scadenti e della spesa, in crescita, per la benzina in un traffico congestionato. Chi lavora nel centro città ed ha un salario di povertà durante la settimana dorme spesso in auto. La presenza di tendopoli di senzatetto. ma anche ormai di lavoratori che non riescono a pagare una locazione, è sempre più diffusa: nella contea di LA, che ha 11 milioni di abitanti, un concentrato di immense ricchezze e di spietate povertà, terra di sogni e opportunità (spesso infrante), almeno 600.000 persone vivono in povertà e 80.000 sono i senza casa censiti.
– 146.000 metalmeccanici delle 3 grandi aziende usa dell’auto
“Nella loro economia” ha detto il presidente di UAW, Shawn Fain, nel comizio iniziale dello sciopero, a Detroit il 15 settembre, “i lavoratori vivono di busta paga in busta paga mentre i miliardari acquistano un altro yacht, nella loro economia noi facciamo tutti i sacrifici e loro si prendono tutti i profitti, nella loro economia uno dei nostri lavoratori dovrebbe lavorare 400 anni per guadagnare quanto un amministratore delegato guadagna in un anno”. Fain è stato recentemente eletto su una piattaforma programmatica sostenuta da settori militanti critici della gestione sindacale precedente.
Il sindacato dei metalmeccanici UAW fu protagonista delle gloriose lotte degli anni Trenta, caratterizzate dall’occupazione delle fabbriche, come quella della General Motors del 1936. Il passaggio alla stanza dei bottoni, con l’ingresso nell’azionariato di General Motors (GM) e di Fiat-Chrysler (FCA, ora Stellantis), quando i fondi pensione degli iscritti, convertiti nel 2009 in azioni della nuova società FCA, servirono a risollevare le sorti aziendali, ha portato a contraddizioni pericolose. Come durante i contratti del settore dell’auto del 2011 e del 2015, quando UAW, mentre negoziava con GM, di cui allora era il secondo azionista, percepiva tangenti da FCA per firmare accordi che la favorissero rispetto alla Ford e alla stessa GM. La vicenda è stata sanzionata nel 2021, quando FCA, accusata di aver pagato dal 2009 al 2016 un totale di 3,5 milioni di tangenti ai leader di UAW, è stata condannata negli USA a pagare 30 milioni di dollari per aver violato le leggi federali sul lavoro. Mentre l’allora presidente UAW, Dennis Williams, è stato condannato a 21 mesi di prigione per appropriazione indebita dei fondi del Sindacato, utilizzati a piene mani per pagarsi spese personali.
UAW tessera oggi 580.000 pensionati e 391.000 in produzione. Poco meno della metà dei metalmeccanici USA e neanche tutti operai: lo sciopero di 48.000 lavoratori delle università californiane, il più grande degli USA nel 2022, è stato organizzato da UAW. Nel 1983 il 60% dei metalmeccanici USA erano iscritti; oggi meno del 16%. Non sono sindacalizzati gli stabilimenti di quasi tutte le imprese straniere che operano negli USA e quelle dei veicoli elettrici (come Tesla).
Nell’ultimo decennio, le 3 grandi hanno realizzato profitti di 250 miliardi di dollari (21 dei quali nella prima metà di quest’anno), investiti per lo più in azioni proprie, per aumentarne il valore, e in gratifiche per i dirigenti (i 3 amministratori delegati hanno guadagnato ciascuno nel 2022 dai 21 ai 29 milioni di dollari). E, per abbattere i diritti e le retribuzioni, hanno continuato a praticare sia i trasferimenti di lavorazioni in Messico, sia, negli Stati Uniti, le “finte” esternalizzazioni e le chiusure di impianti (ben 65 nell’ultimo ventennio). Nel 2001 le Big 3 occupavano negli USA 408.000 operai, oggi 146.000. Nelle fabbriche rimaste crescono gli infortuni e i carichi di lavoro (anche oltre i limiti di sicurezza e fino ad orari di 12 ore al dì), mentre le paghe, in particolare quelle dei neo assunti, sono risibili: Stellantis USA impone turni di 10 ore (anche per 6 giorni la settimana) e una paga iniziale di 15,78 dollari. Malgrado ciò, la quota di mercato delle Big 3 di auto vendute negli USA è solo del 41% (alla metà degli anni Sessanta era l’85%)
Incombe la trasformazione del settore con auto elettriche, nei cui primi stabilimenti di batterie lavorano addetti a condizioni contrattuali minori di quelli delle auto a benzina. L’Amministrazione Biden ha pure fortemente incentivato la conversione all’elettrico senza deliberare vincoli per i diritti dei lavoratori, consentendone allo stato attuale una transizione al ribasso.
In 88 anni di storia di UAW, per la prima volta, il rinnovo dei contratti avviene contemporaneamente contro le 3 imprese. La piattaforma contrattuale presentata da UAW all’inizio di agosto è centrata su:
– aumenti retributivi del 40% in 5 anni (tenendo conto che, rapportato all’inflazione, l’attuale salario iniziale è di 18,04 dollari all’ora, inferiore di più di un dollaro a quello del 2007)
– rifiuto di contratti separati per le aziende che producono o produrranno auto elettriche
– annullamento delle concessioni al ribasso fatte negli ultimi contratti dalla precedente leadership sindacale. In primo luogo si rivendica l’abolizione, così come avvenuto nel recente contratto UPS, dell’odiato secondo minore livello salariale, pure senza copertura pensionistica e per la salute, per gli assunti dopo il 2007. Per i quali è richiesta anche la trasformazione in contratti indeterminati di quelli temporanei. Come noto, negli Stati Uniti sanità e pensione devono essere rincorse a livello aziendale, dato che manca in sostanza un sistema di Welfare nazionale, se non per i poveri
– ripristino del COLA, l’adeguamento automatico delle retribuzioni all’inflazione (cassato nel 2008)
– tutele nel caso di chiusura di stabilimenti, impiegando i resi disoccupati in attività a servizio della comunità (“banche del lavoro”), a spese dell’azienda, fino a quando essi non saranno riassunti
– riduzione della settimana lavorativa a 32 ore pagate 40. Un’esigenza fondamentale, vista l’attuale dilatazione degli orari negli stabilimenti.
A causa dell’imposta veloce transizione all’auto elettrica (senza tutele per i lavoratori degli stabilimenti che saranno chiusi e di quello che saranno aperti, in altro luogo), UAW non ha (ancora) dato il consueto appoggio alla candidatura presidenziale del Partito Democratico, in questo caso a Biden. Trump si è fatto avanti, chiedendo l’appoggio per le prossime presidenziali, sulla base dell’opinione che le politiche pro-auto elettrica di Biden, che giudica foriere di ulteriori chiusure di impianti, devono essere la questione principale al tavolo delle trattative. Nel suo comizio all’interno di uno stabilimento di un padrone suo sostenitore, ha chiesto in sostanza al Sindacato di farsi da parte perché sarà lui a risolvere i problemi.
Molti lavoratori della regione attorno ai grandi laghi, la rust belt (la “cintura della ruggine” per il colore delle officine abbandonate) avevano già votato per Trump contro la Clinton, e non, come storicamente, per il Partito Democratico. Una parte dei loro voti era stata recuperata da Biden, che si è descritto come “il presidente più filosindacale della storia degli USA”. Trump cavalca il giustificato dissenso degli operai sulle modalità con cui l’amministrazione Biden ha promosso la transizione ai veicoli elettrici. Ma dimentica che l’Inflation Reduction Act, in cui era compresa, a fini ecologici, anche la transizione elettrica (obiettivo il 60% delle nuove auto entro il 2030) prevedeva anche un credito di 4.500 dollari per i veicoli elettrici costruiti con manodopera sindacale. Che è stato cassato, oltre che dal Partito Repubblicano, dal solito voto contrario del senatore del Partito Democratico Joe Manchin, finanziato dalle lobby del carbone. Da ciò nasce il prestito, invero masochistico, dell’amministrazione Biden di 9,2 miliardi a Ford, in prossimità del rinnovo del contratto auto, per la realizzazione di due stabilimenti di batterie nel Kentucky e nel Tennessee. Fabbriche che, se non ottenuto diversamente in trattativa contrattuale, saranno escluse dal contratto nazionale Ford, occuperanno meno lavoratori e saranno costruite anche in collaborazione con imprese straniere. Il governo federale ha cercato di tamponare l’ira sindacale per l’apertura di quella grande breccia nei diritti collettivi, precisando che le fabbriche sindacalizzate avrebbero a disposizione 3 miliardi di dollari per richiedere ulteriori sovvenzioni e prestiti.
Settori del movimento operaio sono contrari allo sciopero articolato UAW in corso e invocano uno sciopero generale nelle 3 grandi come formidabile momento di unità, mai praticato nella storia, di tutti i metalmeccanici delle Big 3. Si noti che UAW ha 825 milioni di dollari nel fondo che dovrà sostenere (ma solo con 500 dollari a settimana) le retribuzioni perse con lo sciopero; risorse che sarebbero durate solo 3 mesi, nel caso di sciopero di tutte le fabbriche. Per questo è stato scelto lo sciopero in piedi” (stand up strike), che cresce progressivamente ed è tarato in rapporto all’andamento della trattativa e alle disponibilità via via date nelle trattative separate da ognuna delle 3 aziende.
Gli scioperi sono iniziati il 15 settembre da 12.700 operai (GM di Wentzville, Missouri, camion e furgoni; Ford di Wayne, Michigan, pick-up e SUV e Stellantis di Toledo, Ohio, Jeep). Venerdì 23 settembre, UAW ha aggiunto, in 20 Stati della Federazione, i 5.600 lavoratori di tutti i 38 centri di distribuzione dei ricambi di Chrysler (Stellantis) e GM. Ma non di Ford, in relazione ai progressi compiuti con questa impresa nelle trattative in corso, che ha accettato di inquadrare i lavoratori temporanei dopo 90 giorni di lavoro a tempo pieno. Il 29 settembre si sono aggiunti altri 7.500 lavoratori Ford nel South Side di Chicago e GM a Lansing, Michigan. L’11 ottobre si è aggiunto un impianto Ford del Kentucky produttore di SUV. Con ciò si arriva a metà ottobre a 33.700 operai in sciopero sui 146.000 interessati alla vertenza. Ford evidentemente, in questa fase, ha fatto meno passi in avanti delle altre aziende.
Lo sciopero UAW ha dunque un grande impatto, non solo sulle condizioni di vita degli ormai non moltissimi operai coinvolti, ma per i risvolti sui lavoratori delle future fabbriche di auto elettriche, su quelli degli stabilimenti non sindacalizzati, sull’intero mondo del lavoro e sulle prossime presidenziali, soprattutto negli Stati a forte presenza di lavoratori e in bilico nelle ultime tornate elettorali.
Fonti:
Dissent, Mother Jones, Jacobin, People’s World, People’s Dispatch, Domocracy Now, Labor Notes, The Conversation, World Socialist Web Site
Ezio Boero, Storia sociale e del lavoro degli Stati Uniti, StreetLib, 2023
ottobre 2023