La sanità privata priva la sanità di tuttə

“Costituirsi parte sociale” nel processo di mobilitazione e di lotta. Ecco perché saremo in piazza il 24 giugno [Enio Minervini]

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Gli sprechi più rilevanti di denaro pubblico della spesa sanitaria degli ultimi decenni sono i soldi che sono andati alla sanità privata sotto varie forme, a cominciare con la sanità privata convenzionata con soldi pubblici.

Questa è la prima aberrazione che occorre combattere. Non un soldo di denaro pubblico deve essere privato. Dove privato, non casualmente, è contemporaneamente aggettivo, sostantivo e participio passato del verbo privare, equivalente a togliere, sottrarre, forse anche rubare.

La sanità è da decenni davanti ad un bivio, anche se inevitabilmente tutto il tempo passato ha percorso una strada e abbandonato ogni strada alternativa. Ma così come le conquiste sociali non hanno mai un carattere definitivo, anche le sconfitte possono sempre essere capovolte quando la coscienza acquisisce la necessità di riconquistare dignità collettiva.

La storia del servizio sanitario nazionale italiano è una storia di conquiste alla fine del ciclo di lotte di fine anni ‘60 e ‘70 e di sconfitte lungo gli anni ‘90 fino ad oggi.

Può essere utile riproporre una lettura di questa storia per arrivare alle valutazioni per l’oggi.

BREVE STORIA DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

La conquista del diritto alla salute e alle cure gratuite e le sconfitte

Legge 833/1978 – LA STORIA SIAMO NOI.

L’istituzione di un unico Servizio Sanitario Nazionale, organizzato per Unità sanitarie locali ed Enti Ospedalieri fu figlio delle lotte della fine degli anni ’60 e di tutti gli anni ’70. Non fu una concessione del “sovrano” e del Governo. Fu figlio della partecipazione dei lavoratori al tentativo di cambiare l’Italia, fratello dello Statuto dei lavoratori, delle norme protettive contro i licenziamenti, dell’abolizione delle “gabbie salariali”, della conquista del diritto ad una pensione dignitosa.

Nel corso di un decennio (dalla fine degli anni ’60 al ’78) la sanità italiana cambiò totalmente.

Il sistema mutualistico di natura privata, fonte di inefficienze e di diseguaglianze, venne smantellato, tutta la sanità fu resa pubblica, gratuita ed universale. Gli enti locali e in particolari i Comuni, dove si esercitava il controllo democratico a livello territoriale, divennero i soggetti centrali della gestione delle USL.

Tutti i cittadini poterono accedere gratuitamente al sistema sanitario pagato dalla fiscalità generale.

La sanità si ramificò, si estese, organizzò se stessa ponendosi il problema importante del collegamento con le attività sociali che avevano anche indirettamente un nesso con la salute.

L’Italia iniziò l’attuazione concreta della sua Costituzione anche in ambito sanitario.

Nel giro di pochi anni il sistema sanitario nazionale italiano divenne, secondo studi dell’organizzazione mondiale della sanità, il secondo migliore del mondo, per efficienza, efficacia, estensione ed universalità.

Decreto legislativo 502/1992 – L’AZIENDA SANITA’.

Nel corso degli anni ’80 la Storia italiana iniziò a cambiare, le lotte dei lavoratori si fecero sempre meno frequenti ed incisive, le conquiste del decennio precedente erose giorno per giorno, arrivarono, già all’inizio di quel decennio, pesanti sconfitte.

Dove al centro era il lavoro, i diritto dei lavoratori, la vita dei cittadini, saranno le aziende ad assumere nuova centralità. Questo processo coinvolse anche la sanità.

Ad iniziare dagli anni ’80 e poi soprattutto con il d. lgs. 502/1992 i Comuni – e quindi le comunità locali – vennero progressivamente espropriati delle funzioni di gestione e controllo sulle USL, l’introduzione dei ticket rese le cure sempre più onerose per chi si ammalava, la gestione della sanità affidata a Direttori manager… Le USL diventano Ausl (Aziende unità sanitarie locali), AO (Aziende Ospedaliere), AOU (Aziende Ospedaliero Universitarie) in concorrenza tra loro e con il privato convenzionato.

La sanità divenne un business per diversi soggetti, la cura dei pazienti perse la sua centralità, la prevenzione un’attività “inutile” che limitava il giro di affari.

In questa fase si aprono le porte dell’equiparazione dei centri di sanità privata alle strutture pubbliche. Attraverso il sistema dei DRG (diagnosis-related group) si determina un “prezzo delle prestazioni sanitarie remunerate con le risorse pubbliche in un sistema di concorrenza tra strutture pubbliche e strutture private. La sanità diventa un mercato, attraverso il meccanismo dell’accreditamento e con soldi pubblici si finanziano prestazioni private in concorrenza.

Decreto legislativo 229/1999 – LA SANITA’ REGIONALE.

Il Processo di allontanamento della sanità dai cittadini si accentuò nel ’99 e negli anni successivi.

Anche per effetto della riforma del titolo V della Costituzione del 2001, la sanità italiana si articolò sempre più su 20 diversi sistemi regionali. In questo periodo si sviluppano sempre di più forme di sanità integrativa privata per compensare le mancanze del sistema pubblico. A differenza del sistema introdotto nel ’78, la sanità italiana perse progressivamente il suo carattere universale. Tempi di attesa sempre più lunghi, partecipazione alla spesa attraverso i ticket, negazione di alcune prestazioni, livelli di assistenza differenziati tra le varie Regioni del Paese, sviluppo della libera professione a pagamento dentro gli ospedali pubblici crearono tante sanità diverse.

Successivamente un nuovo impulso al ruolo del privato, anche nell’edilizia ospedaliera, è stato determinato dal cd. Decreto Balduzzi (D.L. 158/2012), oltre che un’ulteriore spinta alla riduzione dei posti letto.

Trenta anni di leggi di bilancio – LA STORIA SONO LORO.

Al di là delle 3 grandi riforme del sistema sanitario nazionale, sono le leggi finanziarie ad affossare progressivamente il sistema sanitario nazionale. Non ci sono soldi per la sanità. Tagli, tagli, tagli, da tutti i Governi, da tutte le amministrazioni regionali.

Taglia Craxi, taglia Andreotti, taglia Amato, taglia Ciampi, taglia Berlusconi, taglia Dini, taglia Prodi, taglia D’Alema, taglia Amato (per la seconda volta), taglia Berlusconi (per la seconda volta), taglia Prodi (per la seconda volta), taglia Berlusconi (per la terza volta), taglia Monti, taglia Letta, taglia Renzi, taglia Gentiloni, taglia Conte prima, taglia Conte poi, taglia Draghi, taglia Meloni… Tagliano tutti.

Abbiamo assistito sbigottiti alle promesse non mantenute che tutto sarebbe cambiato, che la lezione era stata recepita.

Hanno giurato davanti alle tombe dei morti per la pandemia che nulla sarebbe stato come prima.

La realtà però racconta di spergiuri. Depurata dalla spesa per fronteggiare l’emergenza Covid, la spesa sanitaria del Governo Conte 2 non è cresciuta di un euro, al di là della retorica autocelebrativa del PD e dell’ex Ministro Speranza. Il Governo Draghi, supportato da Lega, Forza Italia, Italia Viva, PD e Articolo 1 ha programmato nuovi tagli alla spesa corrente e al finanziamento del servizio sanitario nazionale che torna ad largamente sotto la spesa di prima della pandemia.

Il governo Meloni conferma tutte le scelte, le inasprisce e prova a gettar fumo negli occhi continuando a buttare una marea di danaro per la sanità privata finanziata con soldi pubblici.

Il quadro odierno è, quindi, quello appena descritto.

Le risorse del PNRR se possono essere utili per l’ammodernamento della dotazione immobiliare e tecnologica del sistema sanitario, non affrontano in alcun modo i nodi centrali del problema. La rincorsa tecnologica in sanità è stata essa stessa un fattore di consumo di risorse senza che siano mai stati certi i risultati in termini di salute pubblica.

Ma quello che più conta è che le risorse del PNRR, ammesso che gli uffici pubblici (essi stessi impoveriti gravemente  negli ultimi 15 anni) siano in grado di fronteggiare il carico burocratico, non determinano un miglioramento della dotazione più urgente del sistema sanitario, che oggi è quella relativa al personale.

Pochi dati spiegano meglio di mille parole: A fine maggio 2023, di tutti i medici assunti a tempo determinato durante l’emergenza pandemica, solo il 5% è stato stabilizzato, nonostante le procedure di stabilizzazioni potenzialmente aperte da quasi un anno. Per gli infermieri il dato è del 10%, comunque bassissimo. Secondo Agenas, nei pronti soccorsi mancano almeno 2.500 specialisti.

In tutti i reparti manca personale. Eppure nei tavoli sindacali presso le aziende sanitarie viene posto il tema delle richieste delle diverse regioni di riduzione del personale!

La situazione della sanità territoriale e delle cure intermedie è, se possibile, ancora più grave. Anche su questo la strategia del PNRR è fondata sullo spalancare le porte al privato, più di quanto accada già oggi.

In questo contesto il privato avanza, un’avanzata che priva risorse al sistema pubblico.

Fa bene la Cgil a scendere in piazza e protestare con una manifestazione nazionale il prossimo 24 giugno.

Ma davvero occorrerebbe di più.

Ed occorrerebbe in primo luogo “costituirsi parte sociale” nel processo di mobilitazione in difesa della sanità pubblica.

Costituirsi parte sociale contro l’avanzare del privato, comprese le scandalose clausole di sanità integrativa privata, inserite e perfino rivendicate nei CCNL firmate dalle varie categorie ad iniziare dalla Fiom.

Facciamo chiarezza affinché nessuno possa far finta di non capire:

La sanità integrativa è un furto per lavoratori e lavoratrici. Un furto che paghiamo tre volte:

  1. lo paghiamo la prima volta perché l’inserimento della sanità privata integrativa nei CCNL è funzionale alla moderazione salariale dei contratti. Serve a tenere bassi, tra i più bassi d’Europa gli stipendi e i salati.
  2. Lo paghiamo la seconda volta perché la sanità integrativa è vantaggiosa in termini fiscali per il padrone (come lo vuoi chiamare chi ti priva di reddito e diritti sociali?), ma le tasse che gli vengono scontate sono mancate risorse per lo Stato, che non ridurrà la spesa militare o gli eterni sussidi alle industrie, ma ridurrà la spesa sociale, a partire proprio dalla sanità, privandola ai cittadini.
  3. Lo paghiamo, letteralmente, la terza volta, perché come ormai succede costantemente (si veda meta-salute, lo scandaloso fondo di sanità integrativa dei metalmeccanici) siccome non sta in piedi economicamente (non può stupire l’inefficienza del privato) richiede a chi lo utilizza di pagare di tasca propria, per la terza volta, appunto.

Ed allora “costituirsi parte sociale” vuol dire abbandonare tutto questo e intraprendere una lotta coerente e strutturale. Altrimenti si contribuisce alla fuffa del dibattito politico, ai tagli mascherati da decenni in investimenti, alla politica delle marchette alle “Misericordie” e alle “Unipol” di ogni colore politico e padronale.

Dobbiamo essere consapevoli che la ristrutturazione mortificante del servizio sanitario nazionale contribuisce al processo di espropriazione della centralità della vita dei cittadini nella politica.

Il processo di aziendalizzazione si completa, la tutela della salute conta sempre meno, conta il businnes, i rapporti di potere, il giro di affari e di denaro.

Il movimento dei lavoratori e di cittadini che con le loro lotte avevano contribuito a conquistare un sistema sanitario pubblico, gratuito, universale e democratico è messo fuori dalla storia.

È ancora valido l’appello di Sinistra Anticapitalista scritto in piena pandemia all’indomani del lockdown.

È necessaria una nuova riconquista.

Il diritto alla salute e alla sanità non va solo difeso ma riconquistato, ad iniziare dall’abrogazione delle controriforme che hanno snaturato progressivamente la riforma 833/78.

Va riconquistato un diritto per tutte e tutti, uomini, donne, anziani, bambini, autosufficienti e non autosufficienti, migranti.

Uno spazio di riorganizzazione della cura e della difesa dei bisogni umani.

Va riconquistato il diritto alla prevenzione, alla cura, alla riabilitazione. Il concetto globale di salute, definito come stato di benessere fisico, mentale e sociale, deve costituire il centro delle nostre lotte.

La difesa dell’ambiente, di un rapporto non distruttivo tra uomo e natura, non sono sconnessi da questa lotta, anzi ne sono un presupposto irrinunciabile.

Una politica da riconquistare. Una storia da riscrivere, nelle lotte, nell’organizzazione tra lavoratori e lavoratrici della sanità, cittadine e cittadini, movimenti politici anticapitalisti, collettivi e gruppi organizzati che abbiano a cuore il futuro della sanità pubblica.

Per queste ragioni saremo in piazza a Roma il 24 giugno, ma lo saremo con i nostri contenuti e con le nostre posizioni che anche qui abbiamo descritto.

Chiediamo a tutti i soggetti presenti di dare continuità alla mobilitazione, di essere coerenti a tutti i livelli nell’azione a difesa della sanità e, più in generale, della salute pubblica.