Tute blu da Mirafiori a Parigi, sul sentiero della dignità

Intervista a Pasquale Loiacono, delegato Stellantis:  «Una compressione dei costi viene applicata dal padronato in maniera scientifica in tutti i paesi» [Hélène Marra]

Il 2 giugno, una delegazione di circa 100 operai italiani dell’azienda Stellantis di Mirafiori (Torino) e di altri stabilimenti italiani del gruppo, si è riunita presso lo stabilimento di Poissy a Parigi per chiedere una trattativa sulle condizioni di lavoro, la transizione e il piano di assunzioni per i giovani. I lavoratori della Fiom-Cgil e dei sindacati francesi, CGT e SUD, anch’essi presenti alla manifestazione, sono stati ricevuti da una delegazione dell’azienda che non è riuscita a far avanzare le trattative. Questa azione è stata la prima tappa dei “Sentieri della dignità”, una campagna militante per il lavoro, il reddito e i diritti.

Presente sul presidio a Parigi-Poissy, Pasquale Loiacono, rappresentante sindacale storico della carrozzeria di Mirafiori e membro del Comitato centrale della Fiom-Cgil (il sindacato dei metalmeccanici), ha risposto alle nostre domande. 

H.M: Ci può parlare della situazione dei lavoratori del settore dell’automobile in Italia?

P. Loiacono: A Mirafiori, da maggio, stiamo organizzando uno sciopero per denunciare le condizioni di lavoro sempre più massacranti. Nel reparto carrozzeria, su un totale di 3.200 dipendenti, 2.200 lavorano solo due giorni a settimana, e 1.000 lavorano alla produzione della 500 elettrica a ritmi insostenibili perché hanno tagliato la forza lavoro pur aumentando la produzione. Questo non accade solo a Mirafiori ma un po’ ovunque. Nello stabilimento di Pomigliano (vicino a Napoli), gli operai stanno vivendo esattamente la stessa situazione, con la cassa integrazione che è ormai diventata la regola. La politica di Stellantis è stata quella di tagliare radicalmente i costi. I tagli possono essere realizzati aumentando l’attività della forza lavoro, ma anche con le pulizie, le mense ecc. Gli interventi dei compagni francesi di Poissy sul presidio hanno dimostrato che si tratta di una politica internazionale applicata in modo scientifico, soprattutto negli impianti di assemblaggio e nella produzione dei motori. Con il passaggio dal motore endotermico a quello elettrico, oltre a subire una riduzione del 40% della forza lavoro, sparirà anche tutta la produzione di motori e ricambi, sia in Italia che in Francia.

Quando abbiamo iniziato la produzione della 500 elettrica, per produrre una 500, avevamo bisogno di 1,7 operai sulle linee di montaggio; oggi, dopo un anno e mezzo, abbiamo un solo operaio, quindi la produttività è aumentata e, a parità di addetti, produciamo più auto.

H.M: Hanno quindi raddoppiato i profitti?

P. Loiacono: Sì, ogni operaio produce quasi il doppio. Come ha detto giustamente il compagno di SUD nel suo intervento, non abbiamo prodotto profitto ma oro.

H.M: Cosa chiedete oggi a Stellantis?

P. Loiacono: Chiediamo l’apertura di una trattativa sulle condizioni di lavoro. In Italia, abbiamo un contratto chiamato Ccsl, che è specifico per gli stabilimenti di Stellantis, a differenza di tutto il settore metalmeccanico che ha un contratto nazionale. Stellantis non ha bisogno di contrattualizzare l’organizzazione del lavoro. Questa non si limita al numero di auto prodotte ma determina come e quando vengono prodotte. Attualmente, possono decidere tutto senza passare dai sindacati. Chiediamo quindi che questo venga ridiscusso e che vengano effettuati degli investimenti per non lasciare i lavoratori per strada.

H.M: Avete vissuto una politica di licenziamenti di massa?

P. Loiacono: Sì, in Italia, con gli incentivi all’esodo, hanno già eliminato 7000 lavoratori con gravi ripercussioni sull’indotto perché, per ogni operaio che produce un’auto Fiat, ce ne sono tre esterni che si occupano dell’indotto, è una vera strage.

H.M: Con il presidio a Parigi, state cercando di internazionalizzare la lotta?

P. Loiacono: Prima di tutto, vogliamo aprire una discussione tra sindacati con culture diverse, per mettere sul tavolo le stesse problematiche. Ci sono ovviamente alcune differenze nelle politiche del lavoro dovute al contesto giuridico dei diversi Paesi, noi abbiamo una copertura minore rispetto alla Francia. Anche su questo punto è importante aprire un dialogo con le delegazioni sindacali. Ci siamo resi conto che da soli non andremo da nessuna parte. I processi verticali stanno aumentando molto rapidamente rispetto al passato; stiamo gradualmente raggiungendo la saturazione totale dei dipendenti e degli impianti.

H.M: In Francia, stiamo vivendo un periodo di lotta con il movimento contro la riforma delle pensioni che è stato molto forte. Qual è la strategia della Cgil per far fronte agli attacchi del governo Meloni?

P. Loiacono: Faccio parte dell’opposizione all’interno del sindacato e credo che la Cgil stia commettendo un errore strategico nel cercare l’unità sindacale con sindacati che hanno altri obiettivi e altre idee; un sindacato corporativo che entra nell’azionariato non ha nulla a che fare con la cultura della Cgil e della classe operaia. Questo modo di agire ritarda la lotta che è inevitabile perché abbiamo un’inflazione dell’8% che, per un salario operaio, è insostenibile.

L’unica cosa positiva è la mozione approvata con il sindacato europeo per una mobilitazione europea che si terrà in autunno. Come Fiom, ci stiamo muovendo sui temi legati alle pensioni, alla precarietà del lavoro e alla riforma fiscale, anche attraverso scioperi settoriali. Stiamo cercando di spingere e stimolare le altre categorie. Vogliamo metterci in moto facendo, come si dice, “il minimo sindacale”.

H.M: In Francia ci sono dibattiti simili…

P. Loiacono: Nonostante i forti movimenti di sciopero, a Pomigliano lo sciopero è stato seguito dall’80% dei dipendenti, Stellantis non ha minimamente ascoltato i rappresentanti dei lavoratori; è quello che sta succedendo con il governo Meloni in Italia ma anche in Francia con Macron. Abbiamo bisogno di qualcosa di più. Non possiamo aspettare per sempre dei tavoli per un dialogo che non esiste.

H.M: Chi è il vostro interlocutore a Parigi?

P. Loiacono: Abbiamo trovato sia la CGT che SUD. La CGT ci ha dato la parola, mentre i compagni di SUD hanno dovuto esprimersi con i loro mezzi. Fortunatamente abbiamo tenuto il presidio unito, non è stato diviso in due, e tutti gli interventi si sono svolti nello stesso luogo. Molti compagni non conoscevano la dinamica, ma io sì, perché avevo firmato un appello a sostegno del compagno espulso dalla CGT. Abbiamo fatto tutto il possibile per garantire che le cose si svolgessero per il meglio. È nel nostro interesse mantenere questa dinamica di unità, soprattutto perché i problemi espressi da tutti i compagni sono gli stessi a causa della stessa politica. In un certo senso, l’unità ci viene imposta dall’azienda.