Le piste di Livio per leggere il presente

Abbiamo letto il volume di Mauro Buccheri, “Livio Maitan e il trotskismo italiano” (RedStar Press) [Diego Giachetti]

Il lavoro di Mauro Buccheri (Livio Maitan e il trotskismo italiano, Red Star Press, Roma 2023), primo riuscito tentativo di ricostruzione sistematica della vita politica e non solo del marxista rivoluzionario Livio Maitan (la foto in evidenza: Rome, 1950: Leone Iraci, Alfonso Cascone, Livio Maitan; da L’Europeo), consente di afferrare biografia e storia e il loro intimo rapporto nell’ambito di un percorso che va dalla Resistenza fino ai primi anni del nuovo secolo. Un percorso che è stato oggetto di analisi e di considerazioni nel recente convegno che si è tenuto il 1° aprile a Roma presso la Biblioteca Nazionale Centrale, per ricordare i cent’anni dalla nascita (Venezia 1° aprile 1923- Roma 16 settembre 2004), non a caso aperto dalla relazione dell’autore del libro.

Proveniente dalla militanza politica nelle file socialiste e dell’omonima federazione giovanile, Maitan, dal 1948 in poi, è stato uno dei principali dirigenti della Quarta Internazionale, l’organizzazione fondata nel 1938 per impulso di Leon Trotsky. Con la Quarta Internazionale è stato tra gli artefici della costruzione della sezione italiana, i Gruppi comunisti rivoluzionari, un’organizzazione che, dopo avere assunto nel 1979 la denominazione di Lega comunista rivoluzionaria, confluì nel 1989 in Democrazia proletaria per poi aderire con quest’ultima nel nascente Partito della rifondazione comunista, formazione all’interno della quale Maitan militò partecipando a un’area di minoranza interna.

Con un lavoro certosino, l’autore esplora i percorsi politici e analitici di Maitan, avvalendosi di molteplici fonti. In primo luogo, una ricognizione dei suoi scritti, fatica non da poco, perché numerosi, e alcuni non facilmente reperibili. Poi un’attività di ricerca presso l’Archivio generale dell’Università di Padova – da cui ha tratto varie informazioni e inediti documenti sulla sua carriera scolastica e universitaria – e presso l’Archivio Livio Maitan di Roma, che conserva tutte le sue carte, esempio forse unico in Italia di documentazione completa sulla sezione italiana e della Quarta Internazionale. Infine, è riuscito a “scovarlo” nella sfera privata, quella che nei suoi scritti, il dirigente trotskista faceva trapelare con parsimonia, celandola dietro la vita del rivoluzionario di professione, di una persona che ha dedicato la sua intera esistenza alla politica. C’è riuscito grazie alle testimonianze di quanti lo hanno conosciuto direttamente e in profondità, a partire da quelle imprescindibili fornitegli da Anna Maria Satta, che con Livio condivise lunghi anni di militanza politica e di cui fu moglie, e da Marco Maitan, uno dei loro due figli, che ha scritto una preziosissima introduzione.

Dalla ricognizione delle fonti, l’autore ha dedotto che il patrimonio relativo alla tradizione culturale trotskista, perlomeno in Italia, non gode di buona salute, rendendo urgente un’inversione di rotta che dovrebbe essere intrapresa a cominciare dagli stessi trotskisti, i quali nel corso del tempo hanno dedicato scarsa attenzione alla conservazione e divulgazione del proprio patrimonio documentale e, di conseguenza, alla propria storia. In questo contesto Maitan costituisce un’eccezione significativa in quanto nella parte finale della sua vita si è impegnato a ricostruire la storia della Quarta Internazionale (Per una storia della IV Internazionale) e della sezione italiana da un punto di vista autobiografico (La strada percorsa). E non solo, nel corso della sua vita ha raccolto e conservato i documenti prodotti e accumulati nel corso dei decenni in un archivio che è oggi accessibile presso la Biblioteca Livio Maitan di Roma (https://liviomaitan.wordpress.com/la-biblioteca-livio-maitan/).

Il contributo di Maitan

Il libro si articola in tre lunghi capitoli: la militanza politica nelle file socialiste, quella nella Quarta Internazionale e nei Gruppi comunisti rivoluzionari e, da questi, a Rifondazione comunista. All’interno di questi percorsi politici, un’adeguata e opportuna attenzione è dedicata alla maturazione del suo pensiero e al contributo teorico-politico che egli ha dato al movimento operaio. Il lavoro di Buccheri introduce e apre piste di ricerca su imprescindibili questioni novecentesche: 1) la natura sociale dell’Unione Sovietica e dei paesi dell’Europa orientale dopo la Seconda guerra mondiale e della Repubblica popolare cinese, con esemplari approfondimenti del concetto di burocrazia, ripreso da Trotsky e rivitalizzato con analisi puntuali del funzionamento di quei regimi e delle ragioni della loro crisi. In merito cito un solo esempio fra i tanti: la puntuale analisi, fuori dal coro dell’allora nuova sinistra italiana infatuata di maoismo, della rivoluzione culturale cinese. 2) Il contesto della Guerra fredda e i suoi possibili sviluppi; il significato della destalinizzazione intrapresa da Krusciov al XX Congresso del Partito comunista dell’Unione Sovietica del 1956. 3) La definizione di una tattica, detta entrismo, verso i partiti e i sindacati del movimento operaio, col fine strategico di costruire un’organizzazione rivoluzionaria. 4) Le lotte studentesche e operaie della fine degli anni Sessanta, la crescita dell’estrema sinistra considerata anche criticamente nelle sue deformazioni teorico-metodologiche. 5) Ragioni e cause della sconfitta del movimento operaio in Europa a partire dagli anni Ottanta, unito al parallelo processo di crisi-ristrutturazione intrapreso dal capitalismo dopo la crisi del 1974-75.

Questi ed altri argomenti sono ripresi dall’autore per mettere in evidenza l’acume e la correttezza dell’analisi politica, senza reticenze però verso quelli che possono essere visti come errori, soprattutto nella formulazione di tendenze di sviluppo nel breve periodo. In fondo Buccheri non fa che riprendere una metodologia adottata dallo stesso Maitan nella sua autobiografia politica e nella sua ricostruzione della storia della Quarta Internazionale. Essa consiste nel trarre un bilancio critico rispetto alle analisi politiche formulate e riconoscere dove esse sono state smentite dal corso degli eventi. Un’autocritica metodologicamente utile e corretta, fatta al fine di arricchire, correggendolo, il quadro paradigmatico che guida l’analisi. In questo senso il suo trotskismo e più in generale il suo marxismo si sono tradotti nella pubblicazione di libri di notevole interesse e attualità, frutto anche della sua abilità narrativa, sorretta dall’attitudine all’elaborazione teorica, che non si limita alla ripetizione dei “dogmi” del marxismo ma si esercita invece nel tentativo di aggiornarlo sulle sue basi.  

Maitan ha saputo resistere (e non è da tutti) alla vulgata liberal-democratica, quella vincente, dopo il crollo dei Paesi dell’Est, così come prima aveva resistito alle sirene del potente “comunismo” ufficiale. Certo, scrive l’autore nell’introduzione, l’originalità di un’interpretazione non è di per sé una garanzia: tuttavia, “ciò che rende interessante l’elaborazione di Maitan è l’applicazione di un metodo di indagine rigoroso, cioè di quel materialismo dialettico che egli rimarcava essere alla base delle sue analisi teoriche, storiche e politiche”.