Ballottaggi: le destre continuano ad avanzare
Avevamo scritto dopo il primo turno delle elezioni amministrative parziali che ad esprimere la vittoria o la sconfitta complessiva delle forze politiche sarebbero stati i ballottaggi del 28/29 maggio. Il loro esito non lascia dubbi, la vittoria delle destre è schiacciante; non solo riconfermano i tre capoluoghi toscani che il PD sperava di riconquistare, Massa, Pisa e Siena, ma conquistano per la prima volta Ancona e vincono anche a Brindisi contro il candidato proposto dal M5S e sostenuto dal PD.
Il centro sinistra si impone di stretta misura solo a Vicenza, città prima governata dalla Lega, ma è l’unico risultato positivo per il PD e i suoi alleati. Se cinque ani fa nelle città capoluogo era finita 8 a 5 per le destre, in questa tornata la vittoria di Meloni e soci è ancora più netta 10 a 3.
E il primo turno nelle elezioni comunali della Sicilia indicano un trend analogo, a partire da Catania dove le destre vincono già al primo turno con un margine impressionante.
La ripresa del PD resta dunque in salita sapendo quanto sia importante per questo partito il governo delle città e la gestione della “svolta” della Schlein quanto mai difficile.
Per altro 15 giorni di campagna per i ballottaggi hanno confermato le divisioni sul fronte del centro sinistra tra PD e M5S, impossibilitati a svolgere una efficace e credibile iniziativa elettorale comune; fatto che non ha certo stimolato il loro elettorato a una forte mobilitazione.
E qui va fatta però un’altra considerazione essenziale: la partecipazione al voto è ulteriormente scesa dal 58% del primo turno al 49% del secondo, indicando il distacco che esiste tra un elettorato sempre più disilluso e disinteressato e i partiti che partecipano alla contesa politica.
Significa che questi sindaci e sindache e le loro amministrazioni sono state elette con poco più del 25%; sono quindi minoritarie e prive di una vera autorevolezza, quella che solo un ampio voto popolare potrebbe sancire. Ma si sa che da tempo questo “dettaglio” non importa alle forze politiche maggiori che hanno voluto questi sistemi elettorali e tanto meno alle forze borghesi a cui interessano solo delle istituzioni (comprese quelle comunali) funzionali alla gestione dei loro interessi, a scapito di una democrazia che diventa sempre più appassita.
Resta purtroppo anche il fatto che per ora le forze della destra e delle estreme destre procedono nel loro percorso di occupazione delle istituzioni ai vari livelli incontrando assai pochi intoppi e difficoltà che pure le loro politiche antipopolari e le loro contraddizioni potrebbero attivare.
Il nodo di fondo resta quindi più che mai la ripresa di una forte iniziativa sociale e di una mobilitazione e lotta intorno agli obbiettivi di difesa delle condizioni di vita e di lavoro dei diversi comparti delle classi lavoratrici e popolari. Senza questo indispensabile percorso sociale che tagli l’erba sotto i piedi delle forze delle destre, non c’è speranza di invertire le dinamiche sociali e politiche complessive e quindi anche di incrinare la loro credibilità, più o meno grande, nei confronti elettorali. Anzi questa potrà crescere ancora se non si ricostruisce mobilitazione e ricomposizione di lotta e di classe.
Leggi la risoluzione politica del CPN di Sinistra Anticapitalista